Stress test: Mps cerca compratore o una fusione

27 Ottobre 2014, di Redazione Wall Street Italia

SIENA (WSI) – “Valutiamo tutte le opzioni” anche una fusione, ma “ad oggi non abbiamo in corso trattative con nessuno”. E’ quanto afferma l’Ad di Mps, Fabrizio Viola, in una intervista al Sole 24re dopo i risultati degli stress test.

Viola annuncia invece che Mps non ricorrera’ ad aiuti di Stato, “lo escluso categoricamente”. L’Ad di Mps poi sottolinea che l’esame condotto dalla Bce e’ stato penalizzante per Mps. “Il nostro piano concordato con la Ue richiede tempo per produrre i risultati desiderati”. Mps e’ in cura Ue da un anno mentre, ad esempio Commerzbank da sei. “Eppure a noi e loro sono state applicate le stesse regole”. (ASCA)

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ROMA (WSI) – «Non si cresce per 542 anni senza saper superare un periodo un po’ complicato», recitava lo slogan che nel maggio scorso, al via dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro, voleva sancire la ripartenza di Montepaschi. Peccato che ad ogni svolta l’istituto senese, la banca più antica del mondo, si trovi davanti un nuovo muro. Così inizia l’articolo della

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Stampa, dal titolo: “La maledizione di Mps, Ora cerca un compratore”.

«Non si cresce per 542 anni senza saper superare un periodo un po’ complicato»

«Non si cresce per 542 anni senza saper superare un periodo un po’ complicato», recitava lo slogan che nel maggio scorso, al via dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro, voleva sancire la ripartenza di Montepaschi. Peccato che ad ogni svolta l’istituto senese, la banca più antica del mondo, si trovi davanti un nuovo muro.

Ora, la prossima direzione che dovrà prendere Mps l’ha indicata chiaramente il vicedirettore di Bankitalia, Fabio Panetta, commentando i risultati dell’esame della Bce. «Un’eventuale operazione di concentrazione che coinvolgesse Mps», ha detto Panetta rispondendo alle domande dei giornalisti, troverebbe via Nazionale «estremamente felice, se fosse un’operazione in grado di rilanciare l’offerta di credito all’economia reale e rafforzare la solidità della banca». La domanda, dopo il disastroso quanto sorprendente esito degli stress test, è piuttosto chi potrà farsi carico di una banca che negli ultimi tre anni ha attraversato ben più di «un periodo un po’ complicato».

Riassumendo: proprio tre anni fa in questi giorni la banca stava affrontando una crisi di liquidità dalla quale è uscita solo ricorrendo ad prestito d’emergenza di Bankitalia. Poi è arrivato un brusco ribaltone ai vertici, uno scandalo planetario, un sostegno pubblico di 4 miliardi – l’unico aiuto statale in Europa, va detto, nel quale lo Stato ci ha guadagnato – un invito più volte reiterato da parte del Fondo monetario alla nazionalizzazione, un aumento di capitale da 5 miliardi e uno sconvolgimento nell’azionariato che ha visto lo storico azionista di controllo (la Fondazione Mps) ridursi fino al 2,5%. Basta? No, non basta. Da ieri c’è da fare i conti anche con i risultati dell’esame europeo che richiedono nuovo capitale per altri 2,1 miliardi di euro.

Certo, la stessa Bankitalia riconosce che lo stress test che condanna Mps è quanto meno cattivello: al di là dei parametri decisi per l’Italia, la loro applicazione a Mps è come far correre i 100 metri ad un convalescente, dice ancora Panetta. Certo, l’ad Fabrizio Viola dopo aver rassicurato i clienti («nessuna conseguenza per la gestione ordinaria»), e i mercati («faremo un piano solido e sostenibile» valutando «tutte le opzioni strategiche a disposizione») sottolinea quello che non è proprio un dettaglio.

«Il nostro piano di ristrutturazione – dice – è stato avviato solo nel novembre 2013», e di questo «non è stato tenuto conto». Piano, va aggiunto, concordato, approvato e seguito passo nella sua applicazione dalla Commissione europea. Ma il senno di poi non sarà di grande utilità per risolvere i problemi dell’istituto e il cda, riunitosi già sabato, ha dato mandato a Ubs e Citigroup di valutare «tutte le opzioni strategiche». Ivi compresa, appunto, una fusione. Con un partner italiano o, perché no, un concorrente estero. Magari uscito a testa alta dall’esame Bce e già presente nel nostro Paese, che possa aver interesse ad ampliare la propria rete.

La volontà dei manager sarebbe quella di scongiurare lo spezzatino, pur ipotizzato già nei giorni scorsi. Ma prima sarà necessario coprire il buco evidenziato dalla Bce. Per questo sembra inevitabile il ricorso ad un nuovo aumento di capitale, il terzo in tre anni, di ammontare ancora da stabilire. Per rispondere a Francoforte, Viola e il presidente Alessandro Profumo hanno 15 giorni di tempo. La Fondazione, intanto, ha ribadito la strategicità dell’investimento e la volontà di mantenere il legame «tra banca e territorio». Fino alla prossima svolta, o al prossimo muro.