Strategia “mortale” sui migranti: missione Sophia, fallimento annunciato

4 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

Dalla sua creazione nel 2015, l’operazione militare europea nel Mediterraneo – denominata “Missione Sophia” – ha salvato circa 49.000 persone dal mare. Ma questo non è mai stato l’obiettivo principale, che invece era era quello di distruggere le reti di contrabbando di persone al largo delle coste libiche.

Obiettivo difficile da raggiungere, come si legge in un articolo pubblicato su Politico, che spiega come da una serie di documenti trapelati dal Servizio europeo per l’azione esterna, sia emerso che:

“i dirigenti dell’operazione ammettono che il successo di Sophia è stato limitato dal suo stesso mandato, in quanto poteva operare solo in acque internazionali, non in acque libiche o a terra, dove operano reti di contrabbando”. La missione è stata inoltre “sottofinanziata e a corto di personale”.

Migranti, Ue consapevole dei rischi mortali

Report confidenziali mostrano anche che l’Unione Europea è consapevole del fatto che alcune delle sue politiche hanno reso l’attraversamento del mare più pericoloso per i migranti, e tuttavia ha scelto di continuare a perseguire tali strategie.

Secondo quanto scrive Politico,

“per i critici dell’operazione, la volontà dell’UE di chiudere un occhio su queste carenze – così come le gravi violazioni dei diritti umani da parte della guardia costiera libica e nei centri di detenzione dei migranti del paese – sono sintomatici di ciò che viene chiamano l’approccio incoerente del blocco alla gestione della migrazione e il suo desiderio di esternalizzare il problema ai paesi non UE“.