STRA-PERFORMARE OLTRE IL +100%

5 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Hanno guadagnato il 100% negli ultimi sette anni, recuperando con grande sprint dopo lo scoppio della bolla che ha depresso i listini fino al marzo 2003. I fondi che hanno saputo volare sopra il burrone dove sono caduti molti competitor, e anche i principali listini (l’indice delle Borse mondiali è ancora in rosso del 18% e quello di Piazza Affari del 15%), sono trenta. Ma due soli battono bandiera italiana.

Gli altri sono comparti di sicav estere che si potevano comprare sul mercato italiano all’epoca. I nomi dei risultati più arditi? Willerequity Latin America (+215,92%), PF Lux Eastern Europe (+231,78%), Raiffeisen Azionario Europa dell’Est (+234,8%), Morgan Stanley European Property (+252,38%) e, soprattutto, due prodotti di BlackRock specializzati sulle materie prime e l’oro, Merrill Lynch World Gold (+264,56%) e Merrill Lynch World Mining (+322,81%), oltre a Henderson Pan European property (+276,43%) focalizzato sul settore immobiliare europeo. E anche gli unici due italiani (Azimut e Ducato, rispettivamente +137,87% e +134,59%) sono specializzati sull’investimento nel mattone.

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«Il settore immobiliare nel suo insieme resta uno di più dinamici a livello internazionale, non va confuso con i possibili problemi dei mutui negli Stati Uniti», afferma Giorgio Giovannini, country manager di Henderson Global Investors per l’Italia. «Non dimentichiamoci che negli stessi Stati Uniti, non si può parlare di un unico mercato real estate: a fronte di aree dove i prezzi sono tirati ce ne sono altre dove le quotazioni sono diminuite». Come dire che guardando in giro per il mondo le opportunità di investimento nel settore non mancano. E se per l’Europa sono i centri commerciali, gli outlet e i centri congressi ad attrarre ancora, nel continente asiatico le occasioni sono molto più vaste.

Nel settore delle materie prime, invece, BlackRock Merrill Lynch IM conferma la sua visione positiva per l’anno in corso. Gli esperti della casa americana si aspettano che il trend settoriale rimanga forte, ma sono convinti che la differenza la farà la selezione dei titoli. Relativamente ai metalli preziosi le previsioni sul platino sono molto positive.

«Le altre materie prime ad eccezione del rame – afferma Evy Hambro gestore del comparto Merrill Lynch World Mining – stanno trattando a prezzi superiori a quelli toccati nel 2006 ed è comprensibile che le opportunità si possano rintracciare individuando le società con ancora buoni tassi di crescita. Un esempio di titolo trattato a prezzi convenienti è Rio Tinto che in base agli utili attesi 2007, e all’ingente buy back varato, vanta un p/e uguale a 7».

Un settore, quello delle materie prime, che resta tra i più volatili del mercato e tra i più esposti a brusche correzioni. Come quella che ha colpito le Borse a fine febbraio. Anche se ogni correzione, tuttavia, è sempre diversa dalle altre. Quest’ultima, per esempio, è ormai stata quasi riassorbita dai mercati.

«Riteniamo che lo scenario ragionevolmente più positivo che ci si possa augurare per i prossimi 4-6 mesi sia quello di un andamento laterale, senza quindi né forti rialzi ma nemmeno accentuati ribassi, che permetta agli investitori di posizionarsi sui mercati, prendendo maggiore confidenza con le Borse», puntualizza Giovannini che relativamente ad un portafoglio bilanciato suggerisce un 40-50% di azioni, un 20% di bond e un 40-30% di titoli euro con scadenza massima 12 mesi: questi ultimi, per assicurarsi una redditività interessante (superiore al 3,5% lordo) e, al contempo, la possibilità di investire in ogni robusta correzione del mercato azionario.

Ma dove? «Fermo restando che il faro resterà Wall Street, nel senso che sarà il listino americano a dettare i modi e i tempi del trend di Borsa prossimo, noi consigliamo in ottica di 12-18 mesi l’Europa perché ha ancora un rapporto prezzo/utili accettabile, una discreta crescita attesa dei profitti, seppure in frenata rispetto agli anni scorsi, settori che continuano a ristrutturarsi, grande fermento in fatto di fusioni e acquisizioni e non presenta grossi rischi di cambio», conclude Giovannini.
Se, invece, l’ottica dell’investitore è di lungo termine, sui cinque anni per intenderci, allora sarebbe l’Asia, Giappone incluso, l’area preferita.

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