Quando lo stipendio raggiunge il top le sfide non sono finite

28 Giugno 2019, di Alberto Battaglia

La possibilità di subire interruzioni nel lavoro in età matura viene spesso sottovalutata, ma è una circostanza che si concretizza più spesso di quanto non si pensi. Anche per questo, aver messo da parte risparmi sufficienti nei primi anni dell’attività lavorativa si rivela una strategia vincente per far fronte alla chiusura dell’azienda o a un licenziamento inaspettati.

Secondo uno studio condotto dallo Urban Institute e da ProPublica, il 56% degli americani di età compresa fra i 50 e il 65 anni con lavoro dipendente a tempo pieno hanno subito almeno un’interruzione lavorativa involontaria “dalle serie conseguenze finanziarie”. Questo dato, nel dettaglio, suddivide le separazioni dal lavoro fra licenziamenti e chiusura del business (sperimentati dal 28% del campione), insoddisfazione sul lavoro (13%), pensionamento inaspettato (13%).
Queste statistiche, ricavate da un’indagine di lungo periodo condotta su circa 2mila americani dall’università del Michigan, non cambiano molto se si prendono in considerazione solo i soggetti in possesso di un titolo universitario.

Il picco del salario – e le sue insidi

Eppure, il picco nella carriera, in termini di retribuzione, non è poi così distante dai cinquant’anni: mediamente si colloca a 45 anni, mentre per i soggetti più istruiti, è spostato un po’ più in avanti.
Il rischio è che raggiunto questo traguardo lo stile di vita inizi a diventare più costoso, esponendo il risparmiatore a brucianti rinunce nel caso venisse a mancare il lavoro negli anni successivi.
“Quando hai 40 anni e le cose stanno andando bene, pensi, ‘Ok, posso intravedere quando le cose miglioreranno e, allora, potrò risparmiare per la pensione'”, ha commentato a Cnn Money Gary Burtless, economista della Brookings Institution, “solo che quel momento non arriva”.

Una strategia consigliabile è di destinare metà gli aumenti salariali compresi nel periodo lavorativo fra i 20 e i 40 anni verso i fondi pensione.
Dal momento questa rinuncia avrà anche l’effetto di ridurre “l’inflazione del lifestyle”, ovvero la tendenza a spendere più man mano che la carriera progredisce.