Stellantis: strategia di una fusione che conviene più a Torino che a Parigi

5 Gennaio 2021, di Alberto Battaglia

Mentre gli azionisti di Peugeot e Fiat Chrysler approvano con un plebiscito la nuova fusione nel segno di Stellantis, dalla Francia si levano voci critiche sull’assetto di questo matrimonio, che sarebbe nettamente più favorevole agli azionisti del gruppo italo-americano.

Era questa l’opinione espressa già lo scorso 9 dicembre (e trasmessa a ridosso del voto degli azionisti dai media francesi) dalla Sicav transalpina Phitrust, pioniera negli investimenti sostenibili.
La fusione 50-50 sarebbe “ingiustificata” per i francesi in quanto, a livello industriale Fca avrebbe molto più bisogno di Psa, piuttosto che il contrario
. Infatti la strategia di integrazione dei prodotti prevede l’utilizzo delle piattaforme Psa per i modelli piccoli e medi dei marchi Fiat e Alfa Romeo che, come ha ricordato Le Monde, soffrono di una cronica penuria di investimenti in innovazione.

Anche in termini finanziari, secondo Phitrust, il gruppo francese si sarebbe dimostrato più resistente di fronte alla recente crisi-Covid “grazie a un più basso breakeven point”. Ma non è tutto.

Stellantis, posti di lavoro blindati per le fabbriche in Italia

L’altro elemento di scetticismo introdotto da Phitrust è la consapevolezza che difficilmente saranno tagliati posti di lavoro “nelle fabbriche sottoutilizzate di Fiat in Italia”.

La ragione sarebbe presto detta: Fca si è aggiudicata un prestito garantito dallo Stato Italiano da 6 miliardi di euro, un’operazione che renderebbe “politicamente quasi impossibile razionalizzare gli stabilimenti italiani”.
Di conseguenza, “gli stabilimenti francesi di PSA potrebbero quindi diventare la variabile di aggiustamento, provocando pesanti perdite di posti di lavoro”.

Inoltre, per Psa il vantaggio di poter contare sulle vendite di Chrysler in America, potrebbe rivelarsi meno consistente del previsto, in quanto “il piano ambientale del presidente degli Stati Uniti recentemente eletto”, Joe Biden, “favorirebbe i veicoli elettrici” e non i pesanti truck a combustione interna che costituiscono il grosso degli affari per marchi del gruppo Fca come Dodge e Ram.

La sinergia fra Psa e Fca, una questione di piattaforme

Come ricordato da Gianluigi Giannetti sul Fatto Quotidiano, il principale strumento alla base dei 5 miliardi di euro in sinergie risultanti dalla fusione Stellantis sarebbe la condivisione dei pianali modulari multienergia: “non solo telai, ma piattaforme meccaniche pensate fin dall’inizio per fare da base non ad intere famiglie di vetture a motorizzazione tradizionale, ma anche ibrida ricaricabile ed elettrica”.

Si tratta di pianali che provengono integralmente da Psa, il cui vantaggio post-fusione sarebbe quello poterli adottare su una ampliata gamma di marchi.
Fiat, secondo queste indiscrezioni, diventerebbe un marchio entry level sul modello Dacia-Renault (anche se questo marchio romeno produce solo in Paesi a basso costo e non certo in Francia). La gamma 500, parallelamente, si staccherebbe da Fiat per diventare un marchio a sé.
Nei piani della nascente società ci sarebbe l’utilizzo dell piattaforma EMP-2 (Peugeot 3008) anche per la suv Alfa Romeo Tonale, e per il “rinnovamento della gamma Jeep a partire dalla Compass”.