Stati Uniti scettici sulla questione dello yuan

9 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Gli Stati Uniti restano scettici riguardo la possibilità di una transizione della Cina verso un mercato dei cambi più flessibile, quantomeno riguardo i tempi di questa piccola “rivoluzione”. E’ questo l’atteggiamento che emerge dal rapporto inviato ieri dal Dipartimenbto del Tesoro americano al Congresso, in cui si affronta il problema degli sviluppi delle politiche economiche internazionali. La relazione conclude che il renminbi rimane sottovalutato. Lo scorso 19 giugno, subito prima del vertice del G20, la Cina ha annunciato l’importante passo di mettere fine al suo rapporto fisso con il dollaro, permettendo che il suo tasso di cambio si apprezzasse in risposta agli stimoli del mercato. Ma questa transizione verso un mercato dei cambi più flessibile sarà lentissima. Un piccolo inganno con gli occhi a mandorla per evitare pressioni al vertice di Toronto? Questa sembrerebbe essere l’opinione mal celata del Segretario del Tesoro, Tim Geithner, che precisa: “E’ interessante capire in che misura e quanto velocemente il renminbi si apprezza. Controlleremo attentamente e regolarmente l’apprezzamento del renminbi e lavoreremo per ampliare le possibilità di esportare in Cina, per offrire un sostegno all’occupazione in USA”. Intanto, il Congresso USA mantiene un atteggiamento molto critico al riguardo e non sono in pochi a chiedere che gli Stati Uniti assumano un atteggiamento più deciso. Geithner sembrerebbe invece più propenso ad una condotta passiva. Il motto? “Wait and see…”. Intanto, il renminbi si è deprezzato marginalmente negli ultimi venti giorni. L’ufficio cambi cinese fissa oggi un valore del cambio yuan/dollaro a 6,7753, con una differenza di circa lo 0,8% rispetto ai 6,83 del cambio fisso tenuto sino a metà giugno. In effetti, la Cina aveva promesso di fare maggiori sforzi per rendere la sua valuta più flessibile, ma si parlava di una variazione piuttosto modesta del 2-3% l’anno.