Stati Uniti: Immobili, prezzi in frenata

11 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

Secondo il presidente della Federal Reserve, Ben S. Bernanke, criteri “più restrittivi” per la concessione dei mutui ipotecari “freneranno” la domanda di abitazioni negli Usa più a lungo di quanto i responsabili della politica monetaria anticipassero. “Il rallentamento dell’edilizia residenziale sembra che probabilmente rimarrà una zavorra sulla crescita economica più a lungo di quanto precedentemente stimato”, ha detto Bernanke nei giorni scorsi, partecipando via satellite a una conferenza svoltasi a Cape Town, in Sud Africa. Lo rivela Bloomberg News.
Restringendo l’accesso al credito, le società di mutui ipotecari di secondo livello “imbriglieranno la domanda di abitazioni, sebbene la portata di questi effetti è difficile da quantificare”, ha aggiunto Bernanke. Il presidente della Fed ha mantenuto una stima di crescita “moderata” per l’economia Usa quest’anno. Esponenti della Fed hanno ripetutamente citato la crisi del settore immobiliare come una possibile minaccia all’accelerazione della crescita economica quest’anno. Ciononostante, la Fed continua a ritenere che l’inflazione rappresenti il rischio più grosso, cosa che ha indotto la Banca centrale statunitense a non abbassare il suo tasso di riferimento dopo l’ultima variazione, al rialzo, dell’anno scorso. “Abbiamo assistito a un graduale rallentamento dell’inflazione sottostante, sebbene il suo livello rimanga un po’ elevato”, ha spiegato Bernanke alla conferenza. “Sebbene l’inflazione sottostante probabilmente si modererà gradualmente nel corso del tempo, permane il rischio di un’accelerazione”.
Intanto il mercato delle option (opzioni, ndr) indica che la Federal Reserve va incontro a pressioni crescenti affinché aumenti il suo tasso di riferimento già a dicembre. Le option sui future legati ai Federal Fund e scambiate presso il Chicago Board of Trade indicano un 41 per cento di possibilità che la Banca centrale Usa aumenti il costo del denaro al 5,5 per cento dall’attuale 5,25 per cento, secondo dati compilati da Bloomberg News. Un mese fa, le stesse option davano a zero le probabilità di un aumento del tasso di riferimento per i prestiti ovenight fra le banche Usa quest’anno.
Sebbene l’economia statunitense sia cresciuta nel primo trimestre al ritmo più debole in oltre quattro anni, l’inflazione rimane superiore alla fascia di sicurezza della Fed, l’attività imprenditoriale è in ripresa, il tasso di disoccupazione è vicino ai minimi in sei anni e gli indici azionari sono ai massimi storici. Appena tre mesi fa, i trader in option scommettevano che la crisi del mercato immobiliare avrebbe indotto la Fed a ridurre il tasso di riferimento al 4,5 per cento entro gennaio.
“L’economia sta meglio di quanto la gente non ritenga”, ha sottolineato Jamie Jackson, responsabile trading per i titoli di stato Usa presso RiverSource Investments a Minneapolis, con 100 miliardi di dollari investiti. “La gente ha esagerato gli effetti della debolezza immobiliare. Se la Fed farà qualcosa entro fine anno, sarà una mossa al rialzo”, ha aggiunto. Le possibilità di un taglio del costo del denaro sono calate al 29 per cento dall’83 per cento dall’inizio di maggio, secondo i prezzi delle option.