Spagna verso nuove elezioni, tra rifiuto austerity e corruzione

5 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

Per quanto l’economia della Spagna venga ripetutamente evocata come un modello di successo, con il passaggio dalla durissima crisi alla stagione austera delle riforme strutturali e, infine, alla crescita del Pil (lievitato del 3,2% nel 2015), la politica non è mai stata tanto frammentata dai tempi della caduta della dittatura franchista. Sono in particolare le due forze emergenti di Podemos e Ciudadanos ad aver scompaginato un equilibrio che da decenni si fondava su una dialettica fra Popolari e Socialisti.

Il prossimo 26 giugno il Paese tornerà alle urne: dopo 135 giorni di consultazioni senza sbocco è risultato impossibile comporre, dai quattro principali partiti emersi dalle elezioni di dicembre, una coalizione dotata di prospettive condivise. Il partito Popolare (Ppoe) del premier uscente Mariano Rajoy, per quanto anche negli ultimi sondaggi risulti la principale forza politica in Spagna, non è riuscito a convincere la maggioranza degli elettori che le riforme hanno recato i benefici sperati. Inoltre, aleggia sul suo partito lo spettro della corruzione, che è invece il principale cavallo di battaglia del partito liberista emergente, quello di Ciudadanos, che dovrebbe virtualmente sostituirsi ai Popolari.

Se da un lato Podemos incarna la protesta contro l’austerity e contro l’Europa dei poteri forti, Ciudadanos dall’altro si presenta come una forza moralizzatrice, ma decisamente europeista. Date queste premesse sarebbe stato lecito aspettarsi il compromesso fra i due partiti più vecchi, e, allo stesso tempo, ancora più votati: i Popolari e i Socialisti. Quest’ultima, infatti, sarebbe stata l’opzione preferita da Rajoy, che però si è dovuta scontrare con la freddezza dei Socialisti: “Ciò che è accaduto negli scorsi quattro mesi non si deve ripetere”, ha dichiarato il premier uscente, “I veti sono dannosi per la democrazia”, ha poi precisato recapitando il suo messaggio ai rivali storici del Psoe.

Pedro Sanchez, il leader socialista, si è a sua volta lamentato dell’invito declinato da Podemos per la formazione di un’alleanza progressista. Quello che il movimento anti-austerity sta cercando, al contrario, è la costruzione di una forza più radicale, che faccia la corte ai partiti della sinistra più intransigente.
Che il film degli ultimi mesi sia destinato a ripetersi anche dopo le elezioni di giugno è assai probabile: secondo le intenzioni di voto tracciate da Metroscopia gli spagnoli non hanno cambiato di molto le proprie convinzioni rispetto a dicembre. Il partito di Rajoy è virtualmente primo col 29%, seguito dai Socialisti sostenuti dal 20,3%; le forze emergenti di Podemos e Ciudadanos, infine, dovrebbero catalizzare tra il 16 e il 18% ciascuna.