Spagna, momenti difficili per il governo Sanchez

4 Dicembre 2018, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Vincenzo Caccioppoli

Il 2 Agosto scorso, un sondaggio del baricentro delle investigazioni sociologiche, il Cis, ha misurato le intenzioni di voto di un campione di spagnoli . I risultati hanno indicato i socialisti quasi al 30% con un guadagno di ben 9 punti , una percentuale che non si vedeva dal lontano 2009. Ma sempre secondo il prestigioso istituto di studi sociologici spagnoli, ben il 65% degli intervistati dice di avere poca o nessuna fiducia nel premier spagnolo Sanchez.

È con questa contraddizione che il debole governo spagnolo deve fare i conti, dopo pochi mesi dal suo insediamento. I sondaggi sono stati fatti ai primi di Luglio, quando la questione dei migranti ancora non era esplosa in tutta la sua gravità’, sfociata nei gravi scontri a Ceuta di questa estate. La politica morbida del premier, in aperto contrasto con i “sovranisti” europei alla Salvini, sta mostrando tutti i suoi limiti.

La Spagna, infatti, come denunciano oppositori politici e organizzazioni umanitarie, ha da sempre grandi limiti nella capacità ricettiva, sottolineata anche dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr): “La Spagna sta affrontando un altro anno molto impegnativo”. Gran parte delle strutture di accoglienza sono sature, poco o male organizzate e richiedono una rapida implementazione”.

E d’altro canto basta osservare i dati di Unhcr il mese scorso la Spagna ha registrato 7.142 migranti (6.800 arrivati via mare). Sono più del doppio rispetto a quelli giunti in Italia (3.136), e oltre il quadruplo degli sbarchi ellenici (2.077). Cifre che trovano riscontro anche nel medio periodo. Da gennaio a oggi in Spagna sono state accolte 17.781 persone, il 32% in più rispetto a quelle arrivate in Italia (13.438) e il 29% in più rispetto alla Grecia (13.726).

L’importanza del dato si coglie però guardando agli ultimi quattro anni: dopo un solo semestre, Madrid ha ampiamente superato il picco massimo del 2015, con 16.263 in 12 mesi. Sanchez che ha lanciato un grido di allarme a Bruxelles, conta sull’aiuto di circa 50 milioni di euro promessi dalla comunità europea per far fronte alla emergenza.

Ma nel paese il sentimento antimmigrati cresce a dismisura ed è sentito come la prima emergenza. “Magari ci fosse uno come Salvini anche da noi, questo governo è troppo morbido con gli immigrati. Non siamo strutturati per accogliere tutti questi migranti”, dice Pedro, lavoratore autonomo di 45 anni, che lamenta anche come la nuova politica fiscale del governo danneggerà sicuramente le imprese e l’economia.

La questione catalana poi sembra che dall’arrivo del nuovo presidente alla Moncloa abbia subito paradossalmente una accelerazione. Puigdemont dal suo “ esilio” belga aveva già fatto sentire la sua voce, ai primi di agosto affermando “Speriamo che il presidente Sanchez approfitti delle sue vacanze per proporre una soluzione per la Catalogna perché il suo periodo di grazia sta finendo“.

Queste affermazioni fanno forza anche su un recente sondaggio pubblicato dal giornale El Espanol, dove si evince che oltre il 52% dei catalani favorevoli all’indipendenza e un 53% che è sicuro di ottenerla. Il premier spagnolo ha sempre cercato la via del dialogo con gli indipendentisti, arrivando anche a dichiararsi favorevole ad un nuovo referendum per l’autogoverno, senza ovviamente dare adito ad aperture verso l’indipendenza.

Ma tutto questo fino ad ora non ha prodotto i risultati sperati. La portavoce del governo di Catalogna, Elsa Artadi, nei giorni scorsi, ha ribadito con decisione che se Sanchez non proporrà una soluzione soddisfacente per l autonomia catalana, il partito farà mancare il suo appoggio al governo centrale. Secondo alcuni organi di stampa belgi poi la formazione neo fiamminga del N-VA avrebbe già offerto un seggio sicuro a Puidgemont per il prossimo parlamento europeo, le cui elezioni si terranno a Maggio 2019.

In Settembre poi ha destato scalpore l’ iniziativa della università di Leida in concerto con il prestigioso istituto Cervantes, di volere inserire nei propri corsi di studio, a partire dal prossimo anno, il castigliano come lingua straniera, appellandosi all’articolo 172 dello statuto dell‘autonomia sulla piena competenza lasciata alla Catalogna in materia di insegnamento universitario.

Insomma il sentimento di indipendenza dal governo centrale da parte della Catalogna sembra addirittura aver ripreso nuovo vigore, facendo probabilmente anche leva sulla evidente debolezza del nuovo premier.

Inoltre lo scoppio di una nuova grana per uno sei suoi ministri di punta rischia di mettere l’esecutivo in difficoltà con la sua stessa maggioranza. Joseph Borrell, infatti, il 26 Ottobre scorso è stato multato di 30.000 euro dalla CNMV, la Consob spagnola, per aver venduto nel 2015 10000 azioni Abengoa, pur facendo parte del consiglio della stessa società. Pablo Casado, leader del Pp,è stato lapidario: “Borrell è delegittimato a rimanere nel governo e deve andare immediatamente al Congresso dei Deputati per dare spiegazioni”.

Ma è stato un tweet di Pablo Iglesias, leader di Podemos, alleato di Sanchez, che chiede anche lui le dimissioni del ministro, che ha creato una pericolosa tensione all’interno della maggioranza, i cui sviluppi rischiano di mettere in serio pericolo la stessa sopravvivenza dell’esecutivo. Sanchez, infatti, sembra non avere nessuna intenzione di rinunciare a quello che da molti viene considerato il suo padrino politico.

Non è un caso, infatti, che lo stesso premier aveva offerto giorni fa a Borrell una posizione sicura per le prossime elezioni europee, puntando su di lui per un incarico di prestigio nella prossima commissione europea. Questo di Borrell è già il quarto caso di un ministro che si trova in difficoltà e che mette il governo in grave imbarazzo.

Dopo le dimissioni lampo del ministro della cultura Huerta, rovinato da guai col Fisco, seguite dalla rinuncia della collega alla Sanità, Carmen Monton, coinvolta nello scandalo dei Master universitari truccati, infine è stata la volta del ministro della giustizia Delgado, finita nell’occhio del ciclone per un caso di intercettazioni con commenti al vetriolo in cui bollava come “maricon” ( gay) un suo collega di partito.

Non è un caso che lo stesso Sanchez ha parlato, per la prima volta, di elezioni anticipate: la finanziaria potrebbe infatti non ottenere la maggioranza, e senza i voti degli indipendentisti catalani, e con queste tensioni crescenti nel governo l’ipotesi di elezioni anticipate appare tutt’altro che campata in aria.

Ultimo ma non ultimo è arrivata la storica batosta subita dal Psoe in Andalusia, che governava da 36 anni. La candidata del Psoe la presidente uscente Susanna Diaz, infatti ha ottenuto un misero 28% contro ilo 35% delle passate elezioni, ma sopratutto la formazione di estrema destra Vox ha conquistato ben 12 consiglieri.

È praticamente certo che questa dura sconfitta elettorale avrà ricadute anche sul governo nazionale, malgrado Sanchez e i vertici del partiti si siano affrettati a minimizzare la batosta subita. Insomma questo ennesimo episodio sicuramente indebolirà ulteriormente il governo di Sanchez, che ha appoggiato fin dalle prime battute della campagne elettorale la candidata del suo partito in Andalusia, sicuro di una vittoria netta. La prospettiva di elezioni anticipate, insomma potrebbe avere una decisiva accelerazione, considerando come i rapporti all’interno della maggioranza sia già piuttosto tesi.