Spagna: declassati 16 istituti, piano bad bank per salvare il sistema

di Redazione Wall Street Italia
30 Aprile 2012 09:59

New York – Nuova revisione al ribasso dei rating delle banche, economia in recessione e rendimenti decennali al 6%, mentre decine di migliaia di persone scendono in piazza per protestare contro i tagli. Questa la fotografia di un paese in piena crisi: la Spagna.

Tra gli istituti di credito colpiti dal downgrade di Standard & Poor’s figurano Santander e BBVA. Nel frattempo il governo ha avviato colloqui per segregare il problema dei prestiti immobiliari, con l’obiettivo di togliere un macigno che pesa sulle spalle degli istituti di credito in difficolta’.

Per salvare il sistema finanziario che sta andando in frantumi e’ pronta inoltre una proposta da “ultima spiaggia”, che riguarda la creazione di una bad bank per le banche spahgnole, su cui pesa la scure di S&P.

Lo schema “bad bank” e’ l’ultimo tentativo del governo di centro destra guidato da Mariano Rajoy per evitare un programma di salvataggio internazionale come quelli ricevuti da Portogallo, Grecia e Irlanda.

Il partito Popolare del premier ha attuato misure di austerita’ rigide, riformato il mercato del lavoro e ordinato alle banche di mettere da parte 54 miliardi di euro extra in accantonamenti e cuscinetti di capitale quest’anno.

Il Prodotto interno lordo della Spagna ha fatto registrare un calo dello 0,3% nel primo trimestre del 2012 cosi’ come avvenuto nell’ultimo trimestre del 2011, quando aveva perso analogamente lo 0,3%: un dato che conferma il ritorno ufficiale del paese in recessione, secondo le cifre provvisorie pubblicate oggi. Questa tendenza era attesa dallo stesso governo di Madrid e dagli esperti, mentre la banca di Spagna aveva previsto un più pessimistico -0,4% del Pil.

Intanto e’ emerso un retroscena suggestivo sulle operazioni di liquidita’ ‘segreta’ disperate in atto da parte di un paese ‘misterioso’.

Per correre in soccorso delle banche dei paesi della periferia dell’Eurozona e’ stato studiato l’Emergency Liquidity Assistance dell’Eurozona (ELA), la nuova botte per il vino vecchio dei prestiti di ultima istanza. Tale programma e’ noto per aver tenuto in vita le banche in grave crisi di liquidita’ di Irlanda, prima, e Grecia, poi.

In pratica per ogni 10 euro dei 1.200 miliardi di liquidita’ fornita alle banche dalla Bce, un euro viene dalle singole banche centrali nazionali. Ora e’ come se 10 centesimi di quell’euro siano avvolti nel mistero.

Si tratta di un prestito pronti contro termine classico contro il collaterale, garantito dalle banche centrali nazionali e che la Bce non potrebbe mai accettare. Ben 18 miliardi di euro dei fondi finiti in questa botte (ELA) sono stati registrati in una categoria di titoli di stato “altri”: significa che un’altra banca centrale fuori da quelle che normalmente partecipano a questa operazione ha offerto liquidita’ al proprio sistema finanziario, acquistando i bond societari delle sue banche.

Non si sa ancora chi e’ stato: l’opacita’ deliberata dell’operazione significa che bisognera’ aspettare il prossimo mese per sapere chi c’e’ dietro. Solo venendo a conoscenza del bilancio mensile della Bance centrale europea.

Ci sono due numeri critici da tenere sotto osservazione: uno e’ il 5%, ovvero l’incremento dei tagli che il collaterale Bce richiedera’ una volta che tutte le agenzie di rating avranno declassato il giudizio del debito spagnolo a quota BBB+ o piu’ sotto.

Il secondo e’ il 10%: si tratta del livello degli asset bancari che sono finanziati dalla Banca Centrale. Come sottolinea UBS, e’ il punto di non ritorno oltre il quale le banche vengono trattate in maniera differente e hanno sempre dovuto ricorrere, in passato, ad aumenti di capitale per poter ritornare a reperire fondi sul mercato dal settore privato.

La soluzione per evitare che il rischio sistemico salga ancora sarebbe quella di ‘staccare’ le banche dal debito sovrano, al quale al momento sono strettamente e pericolosamente legate.