S&P: l’impatto del coronavirus sulle banche italiane

13 Marzo 2020, di Alessandra Caparello

Le banche italiane sono tra quelle che potrebbero soffrire maggiormente degli effetti diretti e indiretti della pandemia di coronavirus. Così S&P in un report dedicato all’impatto del coronavirus sulle banche italiane.

Mentre la maggior parte degli istituti tricolori ha iniziato il 2020 con i bilanci più solidi dell’ultimo decennio, la loro resilienza sarà messa alla prova dalle conseguenze economiche e finanziarie dell’epidemia di coronavirus. Diversi aspetti potrebbero essere influenzati, tra cui le operazioni delle banche, le prospettive di business, la qualità del credito, la liquidità e la redditività dicono gli analisti. Tutte le banche stanno preparando diversi piani per fronteggiare l’emergenza, ma la gravità degli effetti dipende da quanto rapidamente la situazione si stabilizzerà e la normalità verrà ripristinata, e dall’efficacia delle misure introdotte dalle autorità per attenuare i danni all’economia e al settore privato.

Come reagiranno le banche dinanzi all’epidemia

Il previsto rallentamento dell’economia e i suoi probabili effetti sulle imprese e sul merito di credito dei privati, continua S&P, influenzeranno direttamente i profili economici e finanziari delle banche e potrebbero creare un panorama diversificato tra le banche. Alcune potrebbero essere più colpite di altre, a seconda della loro esposizione ai settori e alle aree geografiche più vulnerabili.

Più specificamente, le restrizioni di quarantena danneggeranno i consumi, la produzione industriale e le esportazioni dei settori dei beni e dei servizi, in particolare del turismo. Per rispondere a questo shock, tra le altre azioni, il governo e le banche italiane stanno introducendo una moratoria sui prestiti per fornire temporaneamente un sollievo alle microimprese e alle PMI.
Queste misure si aggiungono agli incentivi della BCE per le banche europee a concedere prestiti alle PMI nell’ambito della revisione delle condizioni previste dal programma TLTRO III. Tutte queste misure andrebbero a vantaggio anche delle banche italiane, a nostro avviso sottolinea S&P, e potrebbero aumentare la probabilità che il rallentamento dell’economia in Italia rimanga solo temporaneo.

Quanto più lunga e profonda è la contrazione economica, tanto più ciò potrebbe compromettere la qualità degli asset delle banche, aumentare le perdite di credito e ridurre l’attività e la generazione di ricavi.
Nel nostro scenario di base, dice S&P, ipotizziamo che l’epidemia di coronavirus sarà un evento temporaneo che probabilmente raggiungerà il suo apice nel secondo trimestre e si ritirerà gradualmente nel 2021. L’Italia vedrà una contrazione dello 0,3% del PIL nel 2020 prima di rimbalzare all’1% nel 2021, secondo le nostre ultime previsioni.

In questo scenario, ci aspettiamo ripercussioni negative sulla redditività e sulla qualità degli attivi delle banche nel 2020, a fronte di una minore attività economica, di una minore crescita delle imprese e di una minore attività di gestione patrimoniale. (…) Le banche più grandi e diversificate che hanno fatto maggiori progressi nel rafforzamento dei loro bilanci sono in grado di resistere meglio all’impatto.
Le banche di piccole e medie dimensioni, in particolare quelle esposte alle aree più colpite dell’Italia, con una redditività ridotta o che portano ancora significativi patrimoni problematici derivanti dal precedente rallentamento, sono più vulnerabili.