S&P: a rischio i rating sovrani se l’Ue sarà meno unita

15 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

FRANCOFORTE (WSI) – Quali sono i rischi sui rating sovrani se l’Unione europea sarà meno unita? Questo l’interrogativo che si pone l’agenzia Standard & Poor’s in un report pubblicato recentemente alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato le vicende europee nell’anno che sta per concludersi.

L’agenzia di rating rivela che l’anno 2015 potrebbe aver segnato una svolta nella lunga strada dell’Unione europea. Mentre l’ondata di profughi e l’urgente questione sull’immigrazione nel vecchio Continente ha spinto alcuni paesi come Francia e Germania a reintrodurre i controlli alle frontiere almeno in via temporanea, così come è stata sventata la prospettiva di un’uscita della Grecia dall’Eurozona, si è riaffacciata prepotentemente  l’ipotesi Brexit, ossia l’uscita del Regno Unito dopo che il governo guidato da David Cameron ha annunciato un referendum entro la fine del 2017.

Un passaggio drammatico che potrebbe avere un impatto diretto sulle prospettive di crescita economica nei prossimi anni e un indebolimento della stabilità. In caso di rallentamento, o addirittura “inversione di marcia” nel processo di integrazione comunitaria, anche alla luce della crescita dei movimenti populisti, sottolinea Standard & Poor’s, risulta a rischio il rating sovrano per i paesi dell’Unione europea.

Dalle osservazioni che emergono dal report pubblicato dall’agenzia risulta infatti che il processo di integrazione europea ha migliorato nel merito il credito sovrano nell’ultimo mezzo secolo, portando avanti la modernizzazione, la responsabilità istituzionale e il commercio transfrontaliero.

Nel 2015 ci sono stati però dei segnali che portano a considerare un possibile freno a questa integrazione o addirittura un’inversione di marcia. In caso di ascesa dei partiti populisti ed euroscettici “i rischi al ribasso sul credito potrebbero aumentare”,  ma – come si legge nel report – “al momento crediamo che queste forze siano moderate e non influenzeranno direttamente i rating sovrani nell‘Unione europea”.