Investimenti

Sostenibilità finanziaria: la visione di Sella Sgr tra regole e valore

Quando si investe necessariamente si pensa al futuro. Un futuro che deve essere migliore di oggi per garantire performance adeguate ai nostri investimenti e più sostenibile per offrire a tutti le stesse opportunità. Proprio per questi motivi nel mondo della gestione dei risparmi la sostenibilità non è una moda del momento, ma una filosofia operativa destinata a migliorare la vita di tutti.

Per capire come si stanno muovendo le principali società finanziarie abbiamo incontrato Mario Romano, amministratore delegato e direttore investimenti di Sella Sgr, una dei pionieri nel campo degli investimenti ESG che ha recentemente presentato il decimo report di impatto dello storico fondo comune ‘Investimenti Sostenibili’.

Romano, chi sono gli investitori più sensibili ai temi della sostenibilità?

Per quanto riguarda la clientela privata, si tratta in prevalenza di persone fisiche, con una forte attenzione ai temi ambientali e sociali, che cercano coerenza tra i propri valori e le scelte di investimento. Negli ultimi anni però, accanto alla componente retail, stiamo notando sempre maggior interesse anche da parte della clientela istituzionale, che ricerca strumenti con specifiche caratteristiche di sostenibilità. In quest’ottica, relativamente al nostro fondo Investimenti Sostenibili, negli ultimi anni ne abbiamo rivisto la struttura, aumentando la componente azionaria, capace di offrire dati ESG più granulari, ed eliminando in larga parte i fondi terzi, per una gestione più efficiente e aderente ai requisiti normativi, come l’esclusione di settori controversi. Questo posizionamento ci consente oggi di rivolgerci anche a investitori istituzionali, in cerca di soluzioni classificate come articolo 9 secondo la normativa Sfdr.

Nel vostro fondo ad impatto che strategia di investimento utilizzate?

L’approccio del fondo è da sempre rivolto sia a tematiche ambientali – energie rinnovabili, efficienza energetica, green bond – che costituiscono la parte più rilevante del portafoglio, che a tematiche sociali, come l’accesso al credito, l’istruzione, la salute, la parità di genere e la rigenerazione urbana. Nel tempo, grazie al progressivo aumento della qualità dei dati disponibili e alla maggiore sensibilità ai temi di nostro interesse da parte degli emittenti corporate, è stato possibile ampliare progressivamente le tipologie di strumenti finanziari presenti in portafoglio e la diversificazione settoriale. I nostri gestori selezionano gli strumenti conciliando valutazioni finanziarie con profilo ESG degli emittenti e il loro contributo agli obiettivi sostenibili prioritari del fondo, per coniugare rendimento, rischio e impatto. Il portafoglio include oltre ad obbligazioni green, social e sustainability, anche titoli azionari e corporate bond. Attraverso la selezione di questi titoli, il fondo supporta il finanziamento di numerosi progetti promossi da società a livello globale generando risultati quantitativamente misurabili dal punto di vista della sostenibilità e contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, di cui copriamo 10-12 obiettivi.

Il mondo della finanza come favorisce il raggiungimento degli obiettivi di Parigi 2030?

La finanza sta svolgendo un ruolo fondamentale per contribuire ad allineare il mondo delle società quotate agli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite attraverso un dialogo continuo su questi temi. Ritengo che le quotate abbiano fatto molto in questa direzione, ma per favorire una maggiore diffusione dei fondi sostenibili ci sono ancora margini sui quali intervenire, soprattutto per quanto riguarda il settore della gestione del risparmio.

Cosa si può fare di più?

Per essere davvero efficace servono due cose: regole chiare e una narrazione più matura e trasparente. In questi anni, ci siamo concentrati molto sugli aspetti normativi – e con l’Sfdr, la tassonomia europea e le linee guida ESG siamo certamente progrediti – ma serve ora stabilizzare il quadro regolamentare, che oggi continua a cambiare e a generare incertezza. Una volta raggiunta una maggiore chiarezza, sarà fondamentale riportare al centro i contenuti reali: dobbiamo ricominciare a parlare di rendimento e valore finanziario, anche quando parliamo di sostenibilità. La finanza sostenibile non è – e non deve essere – un’alternativa filantropica: è un modo per orientare capitali verso attività che producono valore nel lungo periodo, sia per gli investitori che per la collettività. Questo significa anche superare il pregiudizio secondo cui “un fondo sostenibile rende meno”: una visione semplicistica che non tiene conto della qualità delle strategie sottostanti.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di settembre 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.