Soros: da Merkel l’errore che portò all’ascesa di Hitler

3 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Se un singolo stato-nazione può riuscire a sopravvivere a un decennio perduto, questo non è vero per l’Unione europea, associazione incompleta di singoli stati. E’ quanto fa notare l’investitore miliardario George Soros, in un articolo pubblicato sul sito Project Syndicate.

Di fatto, a suo avviso, l’Ue potrebbe essere facilmente distrutta da un decennio perduto; e un tale scenario è sempre più probabile, visto che il blocco si avvia “verso quel tipo di stagnazione duratura da cui il Giappone sta disperatamente fuggendo”. Certo, il premier giapponese Shinzo Abe ha lanciato un esperimento alquanto rischioso, varando una politica monetaria espansiva senza precedenti. La crescita più veloce potrebbe far salire i tassi di interesse, rendendo i costi di finanziamento del debito insostenibili, in un contesto in cui il paese lotta contro un debito pubblico crescente. Ma Abe è pronto a correre il rischio, piuttosto che condannare il Giappone a una morte lenta.

Non è così per l’Europa, che sconta un peccato originale nella creazione dell’euro.

“L’aver dato vita a una banca centrale comune senza un ministero delle Finanze comune, significa che i debiti sovrani sono denominati in una valuta che nessun paese membro controlla e, di conseguenza, sono soggetti al rischio di default“. Ora, il crash dei mercati nel 2008 ha lasciato “stati membri fortemente indebitati” e premi sul rischio che “hanno reso la divisione dell’Eurozona tra creditori e debitori permanente”.

Non è difficile, per Soros, attribuire la colpa al cancelliere tedesco Angela Merkel, che sta a suo avviso “ripetendo il tragico errore che la Francia commise dopo la Prima Guerra Mondiale, quando il primo ministro francese Aristide Briand insistette sui risarcimenti (di guerra), provocando così in Germania l’ascesa di Hiltler; dal canto suo, le politiche di Merkel stanno “provocando l’ascesa dei movimenti estremisti nel resto dell’Europa”.

Il punto è che la situazione è destinata a rimanere la stessa, visto che “la Germania farà solo il minimo indispensabile per preservare la moneta comune”. E per Soros l’errore più grave dei tedeschi è quello di aver rifiutato la strada degli eurobond.

Detto questo, il principale fattore di incertezza a cui il mondo deve far fronte oggi non è più l’euro, ma la Cina, dal momento che “il modello di crescita che ha garantito il boom degli ultimi anni ha perso vigore”.

Certo, “la leadership cinese ha fatto bene a dare la precedenza alla crescita economica rispetto alle riforme strutturali, visto che queste ultime, combinate con l’austerity fiscale, portano le economie in un circolo deflazionistico”.

Ma “c’è una contraddizione non risolta nelle politiche correnti della Cina: riavviare gli altiforni (dell’acciaio) scatena la crescita esponenziale del debito, che non potrà essere più essere sostenibile oltre un periodo di due anni”.

La dipendenza dell’economia cinese dal credito è stata confermata da un recente rapporto pubblicato dal revisore dei conti del paese, il National Audit Office, che ha mostrato come il debito dei governi locali sia balzato +67% dalla fine del 2010, fino a un equivalente di $2.950 trilioni entro la fine del giugno del 2013. Un dato considerato allarmante.

“Ci sono alcune inquietanti somiglianze (in Cina) con le condizioni finanziarie che hanno caratterizzato gli Stati Uniti negli anni precedenti il crash del 2008 – fa notare Soros – Ma c’è anche una differenza significativa. Negli Stati Uniti, i mercati finanziari tendono a dominare la politica; in Cina, lo stato possiede le banche e la maggior parte dell’economia, e il Partito comunista controlla le aziende statali”.

Detto questo, le contraddizioni delle politiche economiche fin qui adottate dovranno essere risolte, per impedire che non solo la Cina, ma il mondo intero, paghi gli errori della politica.