Soros: Bce come la Fed. Oppure saltiamo tutti

22 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – L’unico istituto che può frenare l’intensificazione della crisi europea è la Banca centrale europea.

Per Soros, il mercato dei bond dell’Eurozona sta attraversando un periodo simile a quello che il sistema finanziario ha sofferto nel 2008; e, se non si agisce subito, le pressioni recessive si intensificheranno al punto da peggiorare ulteriormente la performance dei titoli di stato europei. “Si tratta di un perfetto circolo vizioso”, ha detto il presidente di Soros Fund Management, in un articolo scritto insieme a Peter Bofinger, della Wurzurg University, pubblicato sul Financial Times.

Visto che la Germania, sotto l’egida della cancelliera Angela Merkel, non vuole accettare l’opzione degli eurobond, e considerata la scarsa credibilità del Fondo Salva stati – lo European Financial Stability Fund – ha presso gli investitori, Soros ritiene che la Bce sia l’unico istituto che può risolvere la crisi.

Insomma, la Bce deve essere pronta ad acquistare un ammontare illimitato di bond almeno fino a quando i mercati non capiranno che la banca centrale difenderà i loro livelli chiave. “I mercati finanziari stanno mettendo alla prova la Bce per scoprire cosa le è permesso di fare”, ha scritto il miliardario, aggiungendo che è imperativo che la Bce non fallisca nel suo prossimo test.

Ma come dovrebbe agire l’istituto di Francoforte? (che poi ha le mani legate dagli stessi tedeschi?): secondo Soros, “il modo migliore di agire nel breve termine è imporre un tetto massimo sui rendimenti dei titoli di stato che vengono emessi da quei governi che adottano politiche fiscali responsabili e non sono soggetti a programmi di aggiustamento”.

Fissando il tetto massimo al 5% e diminuendo gli interessi, la Banca centrale europea potrebbe preparasi all’acquisto di bond in modo illimitato. “Normalmente, le banche centrali fissano solo tassi di interesse nel breve termine. Ma questi non sono tempi normali (…) i bond italiani e spagnoli sono considerati troppo rischiosi da acquistare, visto che i rendimenti che si attestano al 7% li rendeno agli occhi degli investitori tossici. Inoltre, i rendimenti potrebbero facilmente balzare al 10%. Questi stessi bond diventerebbero però appetibili nel lungo termine nel contesto deflazionario attuale, diciamo al 4%, nel caso in cui il rischio eccessivo venisse rimosso, imponendo un limite del 5% sui tassi di interesse”.

La risposta, a questo punto, al neo presidente della Bce Mario Draghi. Germania permettendo…