SONDAGGIO WSJ: ECONOMISTI DIVISI SU GREENSPAN

3 Luglio 2000, di Redazione Wall Street Italia

I principali economisti non hanno dubbi sul fatto che Alan Greenspan, il presidente della Federal Reserve, possa frenare con efficacia la corsa della locomotiva Usa, facendola marciare a un passo sostenibile. I pareri pero’ sono profondamente divisi quando si parla di lotta all’inflazione.

I 55 economisti interpellati dal quotidiano finanziario prevedono una crescita annua del prodotto interno lordo del 3,6% nel secondo trimestre, del 3,4% nel terzo e del 3,2% nel quarto.

Questo indica che gli analisti sono certi che l’economia ha iniziato a rallentare e che continuera’ a rallentare durante l’anno. Il PIL e’ cresciuto ad un tasso annuo del 7,3% nell’ultimo trimestre dell’anno scorso e del 5,5% nel primo trimestre di quest’anno.

Gli econonomisti hanno opinioni divergenti per quanto riguarda inflazione e tassi d’interesse.

Alcuni prevedono una caduta dei tassi a breve e a lunga scadenza al 5%, altri un aumento al 7%; alcuni preannunciano inflazione al 2,1% altri al 4,1%.

Per semplificare, si possono individuare due gruppi: ottimisti e pessimisti.

I primi credono che la Fed – che nell’ultimo anno ha continuato ad aumentare i tassi per portare l’economia ad un tasso di crescita del 3,5-4% – sara’ in grado di rallentare la crescita quel tanto che basta per evitare la pressione inflazionistica, mantenendo stabile la disoccupazione.

I pessimisti temono che l’azione della Fed non sia stata abbastanza aggressiva per contenere la pressione inflazionistica e incominciano a vedere segni d’inflazione nel mercato del lavoro, nell’aumento dei prezzi delle materie prime e nel deficit delle partite correnti.

Alcuni arrivano a prevedere che alla fine dell’anno, se la Fed aumentera’ ancora il costo del denaro , la crescita economica verra’ arrestata e si aprira’ una fase di recessione dell’economia americana.

Del resto ci sono pochi dubbi sulla crescita inflazionaria. Per i 12 mesi terminati a maggio, l’inflazione – misurata come variazione nell’indice dei prezzi al consumo – e’ aumentata del 3,1%, contro le previsioni del 2,5% degli economisti.

Diane Swonk, capo economista di Bank One prevede un passaggio di potere dal datore di lavoro ai dipendenti che permettera’ al lavoratore medio di beneficiare della crescita economica allo stesso modo in cui in passato ne hanno beneficiato gli operatori di Wall Street e di Silicon Valley.
Questo meccanismo sara’ molto piu’ difficile da fermare per la Fed, quindi Swonk, che e’ anche il direttore della National Associaton for Business Economics, e’ certa che la crescita economica rallentera’ nel secondo e nel terzo trimestre, ma si riprendera’ nel quarto trimestre di quest’anno e nel primo periodo dell’anno prossimo.

Altri economisti si domandano quali saranno le ripercussioni sugli utili aziendali – che hanno aiutato a sostenere il mercato azionario negli utlimi anni – al rallentamento dell’economia, in quanto una diminuzione della crescita potrebbe mantenere l’inflazione sotto controllo, ma potrebbe anche indebolire i profitti.

Per la maggior parte degli esperti, pero’, il maggior rischio per l’economia e’ il deficit delle partite correnti che nel primo trimestre di quest’anno e’ cresciuto alla quota record di $102,3 miliardi ed ora rappresenta il 4,3% del prodotto interno lordo.

Il deficit e’ cresciuto essenzialmente per due ragioni: i consumatori americani acquistano molti piu’ beni d’importazione che i consumatori stranieri quelli americani; e gli americani pagano piu’ interessi agli investitori stranieri che non ne ricevano dall’estero.

Gli economisti sono pero’ pessimisti di natura e il sondaggio del Wall Street Journal ha costantemente sottovalutato la crescita economica dal 1992, quindi le ultime previsioni non stupiscono.

Sui 55 economisti intervistati, 45 credono che ci sia il 30% di rischio di una recessione nei prossimi 12 mesi, causata dalla stretta monetaria; 29 ritengono che ci sia un rischio compreso tra il 10% e il 30% che i prezzi azionari rimangano ai livelli attuali nel prossimo anno e la maggioranza (36) ha scelto l’Asia, ad esclusione del Giappone, come regione con la maggiore crescita economica nei prossimi 12 mesi. Il Giappone e’ stato votato da 42 economisti come l’economia a piu’ bassa crescita.