Sofferenze, ecco le banche italiane più deboli

28 Marzo 2017, di Alberto Battaglia

Una ricerca compilata da Mediobanca e pubblicata da Libero mette in serie le banche italiane per le quali il peso degli Npl nei rispettivi bilanci è più elevato: per farlo gli analisti hanno chiamato in causa un indicatore nato negli anni Ottanta, il Texas Ratio.

Questo rapporto mette in relazione il crediti deteriorati netti (depurati, dunque, da eventuali rettifiche di valore) con il patrimonio tangibile della banca (il capitale netto diminuito delle immobilizzazioni immateriali). Il valore risultante dovrebbe essere inferiore all’unità visto che, nel caso di una banca sana, il patrimonio disponibile per far fronte a eventuali perdite dovrebbe essere superiore alla mole dei crediti a rischio.

Ebbene, sulla base dei bilanci del 2015 Mediobanca ha scoperto che 114 erano gli istituti italiani a superare la soglia del 100% (oltre la quale i crediti deteriorati netti superano il patrimonio tangibile). Al primo posto degli istituti in maggiore pericolo c’è la Bcc di Teramo, seguita dalla Cassa di risparmio di Cesena, ma il primo dei nomi più noti è quello di Unipol Banca (Texas Ratio di 380,3%), mentre il Monte Paschi di Siena è settimo con il 262,6%.

Sono dati del 2015, lo ricordiamo. In classifica troviamo Veneto Banca al 13esimo posto (238,5%) e Banco Popolare al 18esimo (217,9%) appena prima di Pop Vicenza (210,9%). In generale, la parte alta della classifica è occupata da numerose Bcc e Casse rurali.

Come sottolinea Libero Quotidiano, “la banca con un Texas ratio alto è spacciata perché il peso delle sofferenze e i costi operativi affondano il conto economico” e pertanto agire in fretta per trovare una soluzione è essenziale.