Siria: Londra dice no all’intervento militare

29 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – Non passa al voto del parlamento la mozione del governo britannico a sostegno di un eventuale intervento in Siria. La differenza tra i no (in maggioranza) e i si e’ stata di soli 13 voti. “Mi e’ chiaro che il parlamento britannico e il popolo britannico non sono favorevoli ad un’azione. Agiro’ di conseguenza”, ha detto il premier David Cameron in reazione alla bocciatura subita dalla mozione del suo governo (285 no, 272 sì).

Poche ore prima, a New York e Chicago, il prezzo del petrolio e’ crollato.

Molti parlamentari conservatori si sono rifiutati di appoggiare la risoluzione pro-intervento in Siria (“uso della forza militare se necessario”) del primo ministro britannico e hanno votato con i laboristi. E’ la prima volta che il governo di Londra e’ stato bloccato, prima di eseguire un intervento militare gia’ predisposto. Cio’ deriva ovviamente dalla totale sfiducia in parlamento e tra i cittdani, nelle famose “prove” fornite intelligence sull’attacco chimico a Damasco e soprattutto dal diffuso desiderio di non ripetere gli stessi identici errori fatti 10 anni fa, con l’invasione militare Usa-UK dell’Irak per eliminare Saddam Hussein.

Bisognera’ vedere a questo punto se Barack Obama avra’ il coraggio di lanciare da solo, senza il supporto dell’alleato britannico, un attacco aereo contro le postazioni del regime di Assad. La verita’ e’ che la democrazia inglese, ancora una volta, e’ piu’ degna del nome che porta, di molte altri paesi occidentali.

Barack Obama ha dichiarato di non aver ancora preso una decisione sull’intervento militare in Siria, ma di ritenere che un attacco “mirato e limitato” possa essere sufficiente per inviare un messaggio al regime di non usare piu’ le armi chimiche. Intanto fonti dell’Amministrazione Obama hanno riferito che oggi la Casa Bianca informera’ alcuni rappresentanti del Congresso Usa sulle informazioni riservate di intelligence che indicano le responsabilita’ del regime nell’attacco chimico del 21 agosto a est di Damasco. “Se con un colpo di sterzo diciamo in modo chiaro e deciso ma anche molto limitato di ‘smetterla’, questo puo’ avere un impatto positivo sulla nostra sicurezza nazionale a lungo termine”, ha spiegato il presidente americano in un’intervista alla tv Pbs.

Alla domanda se l’attacco fosse gia’ stabilito, Obama ha frenato: “Non ho ancora preso una decisione”. Dalle ultime indiscrezioni trapelate dalla Casa Bianca, sembra comunque che gli Usa attenderanno che gli ispettori Onu che indagano sull’attacco chimico lascino la Siria ed e’ quindi probabile che un eventuale attacco slitti alla prossima settimana.

Gli esperti dell’Onu in Siria continueranno l’indagine fino a domani e sabato mattina lasceranno il Paese: lo ha annunciato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, da Vienna. Il gruppo di ispettori “continuera’ l’attivita’ di indagine fino a domani, venerdi’, e lasceranno la Siria sabato mattina e riferiranno a me”, ha spiegato Ban. Mercoledi’, il segretario generale del Palazzo di Vetro aveva riferito che gli ispettori hanno bisogno di quattro giorni per ultimare le indagini sul presunto utilizzo di armi chimiche nell’attacco del 21 agosto scorso.

Intanto la Russia ha avvertito che un intervento militare in Siria rappresenterebbe “una sfida aperta” alla Carta delle Nazioni Unite. “I piani annunciati da alcuni Paesi per sferrare un attacco alla Siria sono una sfida aperta alle norme basilari della Carta dell’Onu e ad altre norme del diritto internazionale”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo, Ghennady Gatilov, nel corso di un colloquio con il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki-moon all’Aja.

Intanto la Russia inviera’ due navi da guerra nel Mediterraneo orientale per rafforzare la sua presenza militare, a causa “della ben nota situazione” nella zona. Lo hanno riferito fonti di alto rango nell’esercito all’agenzia Interfax mentre si profila un intervento militare straniero in Siria. Una nave anti-sommergibile e un incrociatore verranno inviati nel Mediterraneo nei prossimi giorni perche’ “la situazione ci richiede di fare alcuni aggiustamenti” alla presenza navale, hanno spiegato le fonti. Il ministero della Difesa non ha al momento commentato ufficialmente la notizia.

Anche la Francia ha deciso di inviare la fregata anti-aerea ‘Chevalier Paul’ al largo delle coste siriane. Secondo quanto riferisce Le Point, l’unita’ navale avrebbe gia’ lasciato il porto di Tolone, o si appresterebbe a farlo, per raggiungere la flotta internazionale gia’ dispiegata nelle acque del Mediterraneo, che comprende quattro fregate lanciamissili americane e diversi sottomarini nucleari americani e britannici.

Il ministero della Difesa francese si e’ rifiutato di commentare, sottolineando che si tratta di “normali attivita’” delle forze aereo-navali. La Chevalier Paul e’ una delle fregate piu’ moderne in dotazione alle forze armate francesi. Nei giorni scorsi si era ipotizzato l’invio nel Mediterraneo della portaerei nucleare ‘Charles de Gaulle’, ma la nave ammiraglia della flotta e’ attesa a fine novembre nell’Oceano Indiano per una missione di diversi mesi e finora il programma non e’ stato modificato.

La Francia non vuole solo punire il regime di Bashar al-Assad per il presunto uso di armi chimiche ma anche trovare una soluzione alla crisi siriana. Lo ha ribadito il portavoce del governo francese, Najat Vallaud-Belkacem, sottolineando che un intervento militare contro la Siria e’ “complicato da costruire”. L’obiettivo da tenere a mente, ha aggiunto la Vallaud-Belkacem, ripresa dal quotidiano Le Figaro, “non e’ semplicemente quello di impedire al regime siriano di lanciare un altro attacco” con armi chimiche “ma anche di trovare una via d’uscita dalla crisi”.

Quanto alla risposta armata ad Assad minacciata dagli Stati Uniti, sostenuti in primis da Gran Bretagna e Francia, e’ “complicata da costruire”: “Bisogna ottenere l’adesione di diversi alleati, di diversi partner, che stiamo cercando di trovare nel Consiglio di sicurezza dell’Onu” ma la presenza di Cina e Russia pone “una serie di difficolta’”. (con dispacci ANSA e AGI).