Siria, Kerry allude a intervento militare anti Assad

6 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Francia e Stati Uniti stanno lavorando a una soluzione diplomatica per cacciare il presidente Bashar al-Assad dal trono siriano dove la sua famiglia siede ormai da 45 anni e per mettere fine a una guerra che ha fatto 220 mila morti.

Tuttavia non sarà un compito facile e la guerra potrebbe essere l’unica soluzione. Il governo statunitense si è convinto che “le pressioni militari potrebbero essere l’unico mezzo per cacciare il presidente siriano”, come ha dichiarato il segretario di Stato John Kerry.

Stati Uniti e analisti ritengono che difficilmente Assad combatterà veramente l’ISIS, la cui presenza come forza di opposizione fa comodo per certi versi al suo regime.

Parlando di Assad, Kerry, impegnato in una visita in Arabia Saudita, ha detto che “ha perso ogni parvenza di legittimità, ma la nostra priorità rimane sconfiggere Daesh e altre reti del terrore”.

Daesh è l’acronomico arabo per definire il gruppo dello Stato Islamico che sta conquistando diverse parti della Siria e dell’Iraq, nel tentativo di creare nella regione un califfato unificato che risponda alle leggi dell’Islam più radicale.

Oltre alla conclamata “lotta al terrore” quello che interessa maggiormente sono le risorse energetihe. Sotto i piedi di Assad pasa la via che dal Medioriente va in Turchia e poi in Europa. Un passaggio critico in particolare per la nazione che ha più gas naturale nel mondo ma nessun mercato di frontiera a cui venderlo: il Qatar.

Prima di trarre facili conclusioni è bene ricapitolare i punti salienti delle puntate precedenti. Anche se i massacri di civili del regime Assad hanno fatto di gran lunga più vittime di quelli perpetrati finora dallo Stato Islamico, quest’ultimo – che usa i nuovi media per promuovere le proprie efferate azioni, come decapitazioni e lapidazioni di prigionieri e ‘nemici’ – viene percepito come una maggiore minaccia dalle potenze occidentali, perché sono capaci di agire nel loro suolo, come hanno dimostrato gli ultimi attentati in Francia e Danimarca.

Inoltre, coem ha spiegato lo stesso Assad in un’intervista rilasciata di recente ai media francesi, se i turchi non avessero fornito un aiuto logistico, se il Qatar non avesse versato denaro ai terroristi per combattere le forze nazionali di Assad e se l’Occidente non avesse sostenuto politicamente i ribelli, anche quelli più estremisti, le cose sarebbero molto diverse ora.

I responsabili della crisi sono gli stessi che ora chiedono ad Assad di farsi da parte. Tanti dei problemi della Siria, come corruzione e caos politico, vengono dal regime di Assad. Con lui al potere difficilmente il popolo siriano ha davanti a se un futuro prospero.

Diversi politologi occidentali intervenuti sui media consigliano di negoziare con i politici integri del paese. Ma, viene spontaneamente da chiedersi, se fosse una strada facile da percorrere, le diplomazie e servizi segreti di Usa e Francia non l’avrebbero forse già seguita?

Bashar è al potere dal 2000, dopo aver succeduto il padre Hafez al-Assad, che è stato il presidente per 30 anni, prima di morire.

Gli scontri sul terreno hanno preso una nuova piega ieri, quando il capo del Fronte al Nusra ha perso la vita. Il gruppo jihadista siriano vicino all’ISIS ha confermato sui social network che il suo leader militare Abu Homan al Shami è stato ucciso nei bombardamenti nella provincia di Idlib.

Il gruppo ha detto che altri tre capi militari sono stati uccisi: Abu Musab Falastini, Abu Omar Kurdi, e Abu Baraa Ansari. Il Fronte al nusra, affiliato ad Al Qaeda, è uno dei gruppi di ribelli più importanti nel conflitto contro il regime di Bashar al Assad.