Silicon Valley, modello economico non è più sostenibile

4 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Il modello economico della Silicon Valley non funziona piu’. O meglio non rispecchia piu’ i principi della sostenibilita’. Di questo se ne sono accorti, gli abitanti della zona che negli ultimi anni continuano a fare pressione e a manifestare affinche’ si cambi rotta. In poche parole.  Le grandi aziende di tecnologia sono accusate di distruggere attività economiche e di accumulare ricchezza senza distribuire vantaggi significativi alla società.

“Nei prossimi dieci anni servirà un significativo passo verso quella direzione, oppure ci troveremo in brutte acque”, ha spiegato Douglas Rushkoff, teorico dei mezzi di comunicazione e autore del libro Throwing rocks at the Google bus al giornale online Quartz.

Che tipo di brutte acque?

“Più o meno un mondo dove tutti lavorano dalle 16 alle 20 ore al giorno per uno stipendio molto basso, svolgendo lavori ripetitivi che, per un motivo o per un altro, i computer non sono in grado di fare”, è la risposta di Rushkoff. “E queste saranno le persone fortunate, perché almeno avranno un lavoro”.

Le startup di oggi – si legge nell’articolo – puntano a una crescita rapida e massiccia, in modo da poter essere comprate e garantire agli investitori un rendimento sul loro capitale. Questo sistema imprenditoriale si è imposto nell’ottocento con l’età industriale, ma secondo Rushkoff non può essere sostenuto ancora a lungo.

“È un modello che non funziona più quando si arriva al limite delle risorse del pianeta, del tempo e della soglia di attenzione delle persone. Negli ultimi 75 anni, la capacità delle grandi aziende di fare soldi con i loro soldi è scesa”  dice Rushkoff,  aggiungendo che il modello economico di molte importanti aziende di tecnologia è volutamente insostenibile.

Qualche esempio. Amazon e Uber distruggono il mercato in cui operano e poi usano il loro potere per spostarsi in un altro settore. Quindi anche se Amazon non trae grossi guadagni dai libri, l’industria editoriale è comunque stravolta e la cosa non la preoccupa, visto che ormai ottiene il grosso dei suoi profitti da altri prodotti.

Come uscire da questa situazione? Rushkoff propone una serie di misure per salvare l’economia digitale.

“Prima di tutto, ritiene che servano più piattaforme peer-to-peer come eBay, Etsy e Kickstarter. Aziende di questo tipo distribuiscono in modo efficace i mezzi di produzione e permettono alle persone di fare affari tra loro. Sostiene anche che i lavoratori del settore tecnologico devono ricevere salari adeguati al costo della vita e che dovrebbero possedere una quota, anche minima, delle aziende per cui lavorano. Le startup devono fare di più per condividere i frutti del loro successo. Si arriverebbe così a una prosperità sostenibile, grazie alla quale le aziende potrebbero aumentare il benessere dei dipendenti e delle zone in cui operano, permettendo maggiori investimenti e maggiore crescita” conclude l’articolo.

Fonte: Quartz