Si torna al Super euro? Crollo yen, -20% da inizio 2013

1 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – Non è troppo frequente assistere a movimenti degni di nota dell’euro durante la sessione asiatica, nella quale a farla da padrone, per quanto concerne il mercato valutario, solitamente sono le valute oceaniche e lo yen. Invece il cambio principe Eurodollaro, dopo aver tentato nel pomeriggio di ieri di mettere a segno nuovi massimi relativi, si è ben portato durante la notte europea sopra l’1,36 nell’ambito di un movimento che non trova particolari spiegazioni di natura macroeconomica ma che attesta ancora una volta i grandi flussi di liquidità che si riversano sulla moneta unica.

Una verosimile chiave di lettura interpretativa di natura comparativa ci permette infatti brevemente di porci nell’ottica di investitori di medio periodo che vogliano assumere posizionamenti strategici e che vogliano scegliere un paniere di valute con le quali finanziarsi per poterne acquistare altre.

Il dollaro americano, e dall’ultimo meeting della Fed ben si è evinto, continua a essere in assoluto la carta che è maggiormente in circolazione laddove il sistema è inondato dal mare di liquidità immesso nel sistema dai tre round di quantitative easing dell’Istituto Centrale Americano; le flebili attese che vi erano mercoledì sera circa un possibile annuncio da parte di Bernanke di un taglio prospettico agli acquisti per 85 miliardi di dollari al mese di Treasury e MBS, si sono poi rilevate disattese e questo è stato ovviamente tutt’altro che supportivo per il biglietto verde che così continua a deprezzarsi in maniera sostanziale soprattutto contro l’euro.

Sul fronte asiatico, la politica monetaria della Bank of Japan di concerto con il nuovo Governo sta provocando un drammatico indebolimento dello yen che dall’inizio del 2013 si è deprezzato del 20% contro l’euro e del 15% contro proprio il dollaro americano, nell’ambito di manovre estremamente aggressive di alleggerimento quantitativo volto al raggiungimento di un target di inflazione al 2%; ciò passa proprio per l’indebolimento della valuta domestica e la conseguente corsa delle aziende esportatrici, le quali stanno macinando profitti come ben evidenziato dal Nikkei che ha raggiunto nuovi massimi da quasi tre anni.

Sempre in Oriente, diversi sono i segnali che provengono circa una contrazione dell’economia cinese; non ultimo il PMI Manifatturiero pubblicato questa notte che si è attestato al 50,4 contro attese di 50.9. Ciò ha da delle chiare ripercussioni non tanto sullo yuan, che non è lasciato libero di fluttuare e che viene artificialmente svalutato per una determinata percentuale con scadenze precise, ma sul dollaro australiano rappresentativo di un’economia strettamente legata a quella del gigante asiatico.

Questa notte sono state infatti importanti le vendite di aussie riportatosi ai minimi sotto 1,04. Di fronte a questo quadro complessivo ci ritroviamo perciò di fronte, nel nostro processo di “stock picking” dei cambi valutari, ad un quadro che privilegia proprio gli acquisti di euro, divisa rappresentativa sì di una debolissima area economica ma che vive l’atipicità di non avere alle sue spalle una Banca Centrale in grado di gestirne la liquidità, sebbene il Governatore Draghi abbia tentato di porre in essere misure non convenzionali in ottica di alleggerimento quantitativo come l’LTRO e le OMT.

In quella che perciò si viene a delineare come una vera e propria “Guerra delle Valute” l’euro combatte con armi leggere mentre gli altri contendenti posseggono arsenali di tutt’altra portata. Oggi avremo l’occasione di testare questa logica laddove avremo la pubblicazione dei Non Farm Payrolls, attesi a 160mila unità e il tasso di disoccupazione stimato del 7,8%. Crediamo che una release migliore delle attese possa rivelarsi il propulsore delle dinamiche finora analizzate.

EurUsd

L’euro mostra una grande forza strutturale, diversamente da quanto i fondamentali lascino ritenere. Ad ogni modo, ieri si è vissuta una giornata piuttosto laterale con dei tentativi di correzione che tuttavia non sono mai andati al di sotto dell’1,3540. Nel pomeriggio abbiamo poi assistito a tentativi di violazione dei massimi precedenti attorno l’1,3580, non inizialmente supportati da un momentum importante. Il movimento tecnico è stato però in grado di portare il cambio sopra 1,36 per massimi a 1,3630 che, se superati, potrebbero condurci a 1,3660 con obiettivi ambiziosi in area 1,3690/1,37. Il primo supporto è decisamente il punto di breakout a 1,3580 che, se eventualmente spinto dai payrolls, potrebbe rompere al ribasso verso l’1,3550.

UsdJpy

Ancora clamoroso il rialzo dei cambi yen, con il cambio originale in grado di rompere precisamente i massimi relativi a 91,40 e di portarsi su livelli ormai assenti da quasi tre anni. Non è per questo facile individuare possibili nuovi punti di approdo che vanno ricercati in prezzi ormai remoti e sulle soglie psicologiche. L’area 92,90/93 potrebbe perciò fare al caso nostro. Non vi sono ad ora segnali di ritracciamento degni di nota e perciò teniamo a riferimento i supporti a 91,80 e il già citato 91,40.

EurJpy

Ancora più netto il movimento di questo cross rispetto ai “padri” usd/yen ed eur/usd, proprio per la contemporanea forza di euro e grande debolezza di yen. Perfetto il breakout rialzista dai massimi relativi a 123,80. Impressionante dunque il cammino della notte che può avere ancora spazio per obiettivi teorici a 126,50 e 127. Se il movimento di eurodollaro dovesse perdurare possono essere questi target più che verosimili.. Difficile pensare a inversioni, quanto più a ritracciamenti di breve ottimi per mettersi in scia alla spinta ascesista in area 125.

GbpUsd

Il cable mostra segni di ripresa, sebbene ogni tentativo rialzista rischi di essere puntualmente svilito dal bearish sentiment ancora presente sulla valuta della regina. Interessante il rialzo che si pone come primo target ora la media semplice a 200 periodi sul grafico daily transitante proprio per la soglia psicologica di 1,59. Il mancato superamento di questo livello potrebbe essere di nuovo depressivo per il cambio nell’ambito di una potenziale flag ribassista che si estrinsecherebbe alla violazione al ribasso di 1,5830 e 1,5770 che costituiscono i supporti più importanti della coppia. I primi tentativi al ribasso potrebbero essere indicati dalla mancata tenuta dell’ottima media a 21 periodi del grafico orario su cui sembra conformarsi un pattern di triplo massimo. 1,5955 il primo obiettivo al rialzo.

AudUsd

Pesanti vendite di australiano questa notte, sul dato negativo relativo alla Cina di cui accennavamo in introduzione. Molto preciso (come al solito) il rimbalzo dal fondamentale supporto a 1,0390, segno di come la valuta oceanica sia ancora oggetto di interesse di flussi di liquidità da carry trade nonostante diverse minacce strutturali derivanti di natura macroeconomica. 1,04 diventa perciò un valore di riferimento nell’ottica di posizionamenti per target precisi ma brevi, con 1,0425 e 1,0455 come primi obiettivi. Un’inversione, pur suggerita da uno stocastico ben orientato al ribasso dul time frame a 4 ore, condurrebbe ad un potente breakout fino al preciso livello di 1,0345.

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