Sempre più famiglie povere. Aumento record in Italia

15 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La crisi morde. In Italia l’anno scorso è stato aumento record di famiglie in difficoltà economiche. La fotografia scattata dal Rapporto Ue trimestrale sull’occupazione e la situazione sociale è inesorabile. Su base annuale, infatti, segnala Bruxelles, ”l’Italia ha registrato un aumento particolarmente netto” dell’indice di stress finanziario di oltre 13 punti percentuali, quasi tre volte ”l’aumento marcato” dell’ordine di 5 punti subito da paesi in difficoltà come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Bulgaria.

D’altra parte i dati che arrivano dall’Istat non sono incoraggianti. Il tasso di inflazione medio annuo per il 2012 in Italia è stato pari al 3%, in accelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto al 2,8% registrato per il 2011. Si tratta del dato più alto dal 2008, quando era al 3,3%.

Da segnalare comunque che a dicembre le pressioni inflazionistiche hanno allentato il passo, frenando su base annua a +2,3% – contro il 2,5% di novembre – e facendo su base mensile +0,2%.

Ma in realtà guardando solo alle fasce a basso reddito della popolazione, nella ”stragrande maggioranza” degli Stati membri c’è stato un aumento delle famiglie in difficoltà ad arrivare a fine mese, riprende lo studio dell’Unione europea. Ma, anche qui, gli aumenti più ”forti” sono stati registrati in Bulgaria, Irlanda e Italia, nell’ordine di 15 punti percentuali su base annuale. Migliorata, invece, la situazione delle famiglie più povere in Lettonia, Lituania e Romania, dove il livello di difficoltà finanziarie è ”nettamente” diminuito.

Guardando alla situazione pre-crisi del 2007, il rapporto Ue sottolinea come sia molto peggiorata situazione dei redditi più bassi in particolare per Spagna, Italia, Grecia, Cipro e Slovacchia, anche se in generale nella maggior parte dei paesi si tratta della categoria che ”ha sofferto relativamente di più” per gli effetti della crisi. Solo i nuclei familiari più poveri di alcuni Stati membri come Belgio, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania sono stati ”relativamente protetti”. Per questo, ricorda l’Ue, è di fatto a rischio povertà ormai un europeo su quattro (24,2%), per un totale di quasi 120 milioni di persone.