Sell a Wall Street. Dow -318 punti. Fuga dagli emergenti, buy su oro e dollaro

24 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Chiusura pessima alla borsa di New York, e’ la peggiore settimana dal maggio 2012. Il selloff cominciato ieri a Wall Street, intimorita da un mostro a tre teste: 1) la tenuta dell’economia cinese, dopo la contrazione dell’attività manifatturiera registrata a gennaio; 2) le turbolenze e maxi svalutazioni nei paesi emergenti – in particolare in Venezuela, Argentina e Turchia; 3) le deboli trimestrali azeindali della societa’ quotate alla Borsa di New York.

In chiusura il Dow Jones termina a 15,879.11, in ribasso 318.24 (-1.96%), l’indice S&P500 chiude a 1,790.29, in calo 38.17 punti (-2.09%) e il Nasdaq Composite finisce a 4,128.17, in ribasso 90.70 punti (-2.15%). Il Dow Industrials ha perso circa il 4% questa settimana.

La Borsa americana si allinea per la verità alla performance dell’azionario globale, che vede in primo piano il forte calo dei mercati in via di sviluppo, i quali segnano il peggiore inizio anno dal 2009. Si registra un tracollo delle loro valute e un balzo del costo per assicurarsi contro il default.

[ARTICLEIMAGE] In particolare c’è stata una maxi svalutazione del peso argentino, del 14% nei confronti del biglietto verde, con numeri che non si vedevano da 12 anni. Gli investitori in allerta si rifugiano sullo yen, sul dollaro e sui Bund tedeschi a 10 anni. E ovviamente l’avversione al rischio favorisce l’oro, che ha guadagnato 30 dollari dai minimi. Forti buy anche sui Treasuries, che portano i tassi sui decennali a scendere -2,57% al 2,71%.

Da inizio 2014 l’indice MSCI Emerging Markets, paniere di riferimento dei mercati in via di Sviluppo, ha perso -5,1%. “Potremmo essere sul punto di ingresso in una fase critica – ha commentato in un’intervista a Bloomberg John-Paul Smith, strategist sul mercato azionario dei paesi emergenti presso Deutsche Bank a Londra – Tutti quegli elementi di vulnerabilità che si sono manifestati negli ultimi tre anni stanno iniziando a minare la fiducia degli investitori, con un impatto sull’azionario in generale e sulle borse emergenti in particolare”.

La minaccia del tapering della Fed ha provocato una fuga di capitali dall’azionario dei paesi emergenti superiore a $940 miliardi, dallo scorso maggio. E l’indice di Bloomberg che monitora l’andamento di 20 valute emergenti è sceso nelle ultime ore al minimo dall’aprile del 2009, scivolando -9,5% negli ultimi 12 mesi, al tasso più sostenuto da quando ha perso -15% nel 2008.

Tra i titoli da osservare a Wall Street bene Microsoft, +3,6%, dopo che il colosso dei software numero uno al mondo ha dichiarato nella serata di ieri di aver assistito nel secondo trimestre fiscale a un balzo del fatturato +14% al record di $24,5 miliardi.

Sul valutario, euro +0,19% a $1,3720; dollaro/yen -1,09% a JPY 102,12; euro/franco svizzero -0,41% a CHF 1,2237. Euro/yen -0,96% a JPY 140,09.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,17% a $96,63, il prezzo dell’oro -0,22% a quota $1.259,50 l’oncia.

Sul fronte delle materie prime, il greggio è ben intonato sui mercati, in scia all’ondata di gelo che ha colpito gli Stati Uniti, e che ha fatto salire la domanda di combustibili riducendo le scorte del paese. Il petrolio si avvia così a registrare il maggior rialzo settimanale da cinque settimane. Il prezzo dell’oro vola intanto ai massimi da due mesi, in un contesto in cui gli investitori scommettono su un aumento della domanda. Sonia Gandhi, leader del del Partito del Congresso indiano, ha chiesto al governo centrale di allentare le restrizioni sulle importazioni di oro.

Dal punto di vista tecnico, il recente doppio minimo intorno ai USD 1.185 per oncia ha dato il via ad un graduale recupero dell’oro, che nei giorni scorsi ha superato la MM a 65 gg posta a USD1.253,40 portandosi sui massimi degli ultimi 2 mesi. La conferma di questa inversione di tendenza – scrivono gli analisti di Unicredit – potrebbe spingere i corsi verso gli obiettivi a USD1.360 e a USD1.425. Al contrario, in caso di nuovo ribasso, il ritorno sotto la MM a 65 gg favorirebbe la discesa verso i recenti minimi, con supporti successivi a
USD1.100 e a USD1.000.