Scissione PD e voto con doppio turno?

20 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Via libera della direzione Pd alla proposta del segretario: 111 sì e 34 astenuti. Premio di maggioranza al 35%, oppure si andrà al ballottaggio tra due coalizioni. Ma il presidente Cuperlo rompe:«Non è convincente, dubbi di costituzionalità».

Doppio turno di coalizione. È questa la novità del testo di legge elettorale che Matteo Renzi ha proposto alla Direzione Pd questo pomeriggio, incassando il via libera con 111 sì , 34 astenuti e nessun voto contrario. «È arrivato il momento di far vedere che la politica non è solo discussione» perché se la politica smette di fare politica a si mette a «discutere, discutere e discutere smette di essere politica e diventa bar sport. Dobbiamo decidere se essere politica o bar dello sport», ha esordito il segretario del Pd lanciando poi la sua proposta di legge elettorale. «Chiamatelo “Italicum” senza problemi», ha specificato, aggiungendo: « L’Italicum consente al Pd di potersi giocare la partita per il governo. E non esclude le alleanze ma che siano alleanze per governare, non servano solo vincere per vincere».

19,50 – Alfano: “Ok a legge elettorale di Renzi, ma non a Parlamento di nominati”
“Ok all’impianto della legge elettorale, ma no al Parlamento dei nominati”, afferma il leader dell’Ncd Angelino Alfano. “L’impianto della legge elettorale, presentato da Renzi, va bene e contiene molte nostre indicazioni strategiche e fondamentali per la governabilità e per rappresentare bene i cittadini italiani in Parlamento”.

Berlusconi: “Chiarezza e rispetto reciproco per garantire sistema bipolare”

“Vogliamo realizzare, in un clima di chiarezza e di rispetto reciproco, un limpido sistema bipolare, che garantisca una maggioranza solida ai vincitori delle elezioni, che riduca impropri poteri di veto e di interdizione, e che favorisca un sistema politico di chiara alternanza, sul modello di quanto accade nelle maggiori democrazie dell’Occidente avanzato”. Lo scrive in una nota il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. “Siamo convinti che ciò corrisponda alle attese della vastissima maggioranza degli italiani”.

Cuperlo: “Alzare soglia per il ballottaggio al 40%”

“Alzare la soglia” per ottenere il premio di maggioranza “almeno al 40% è una battaglia da fare”. Lo ha detto il presidente del Pd Gianni Cuperlo, intervenendo alla direzione del partito commentando le proposte avanzate dal segretario Matteo Renzi per la legge elettorale. “Dire – ha aggiunto – che non si può toccare una soglia perché tutto si tiene e così salta tutto, inclusa la riforma del titolo V e quella del Senato, non mi pare un buon modo di procedere”.

Cuperlo: “La proposta di Renzi non è convincente”

“La riforma elettorale non risulta ancora convincente perché non garantisce né la rappresentanza adeguata né il diritto dei cittadini di scegliere gli eletti né una ragionevole governabilità”. Così Gianni Cuperlo vedendo nella proposta “profili di dubbia costituzionalità”.

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Doppio turno di coalizione. Sarebbe questa la novità del testo di legge elettorale che Matteo Renzi proporrà alla direzione del Pd. Se nessuna coalizione ottiene il 35% le prime due vanno al ballottaggio per il premio. Se nessuno ottiene il 35%, dunque, le due coalizioni che hanno più voti vanno al ballottaggio quindici giorni dopo le elezioni per contendersi il premio del 15%.

Un modo per evitare il ritorno delle larghe intese. Resterebbero le miniliste bloccate di sei candidati per circoscrizione e gli sbarramenti: al 5% per i partiti in coalizione e quello dell’8% per le forze che si presentano da sole. Per una ripartenza dell’esecutivo, “secondo me ci vuole anche più di un rimpasto: ci vuole un nuovo governo a guida Letta che abbia un ‘reshuffling’ dei ministri”.

Così ha parlato il vicepremier Angelino Alfano. Questo passaggio, afferma, è nella competenza del “presidente del Consiglio, d’accordo con il Presidente della Repubblica”.

Nel suo intervento live alla direzione del PD Renzi ha attaccato Beppe Grillo. Il cofondatore del MoVimento 5 Stelle è stato definito uno show- man. “La politica la cambiamo noi”.

L’eventuale ballottaggio previsto dalla bozza di riforma della legge elettorale, ha continuato Renzi, si terrà solo se nessuno supererà il 35% e sarà limitato alle due coalizioni che al primo turno hanno preso più voti, senza apparentamenti. “Abbiamo la possibilità di un doppio turno, di un ballottaggio secco, non tra due candidati premier, perché aprirebbe il tema delle revisione costituzionale della forma di governo, ma tra due coalizioni che – senza possibilità di apparentamento – rigiochino la partita di fronte agli elettori e chi vince quella sfida arriva al 53%. Vero che a quel punto il premio è più ampio del 18%, ma è giustificato da un secondo voto”.

“No al potere di ricatto dei partitini”

E’ uno dei principi su cui si basa la riforma della legge elettorale secondo Renzi. Il segretario del Pd spiegando alla Direzione il contenuto dell’accordo raggiunto con le altre forze politiche ha spiegato che “deve essere chiaro chi vince e che chi vince deve poi rendicontare quello che fa dopo aver vinto. La proposta che facciamo – ha aggiunto – è una derivata che viene incontro a molte forze politiche e prevede l’assegnazione di un premio maggioranza che porti al 53% al minimo, al 55% al massimo, assegnabile se uno ottiene almeno il 35%”.

Incontro Alfano-Renzi

“Mi auguro di cuore”, aggiunge Angelino Alfano, a proposito della necessità di una nuova squadra per l’esecutivo Letta, “che il Pd assicuri una guida unitaria rispetto al governo”. Intanto, al Viminale incontro fra Renzi e Alfano sulla bozza di legge elettorale che il segretario deve presentare alla Direzione del Pd. L’incontro era stato anticipato dallo stesso Alfano. Per il via libera alla legge elettorale, “dobbiamo vedere rispetto alle nostre quattro richieste quante vanno in porto”, ha spiegato Alfano a proposito della trattativa in corso sulla legge elettorale.

“Dobbiamo ottenere almeno tre su quattro condizioni”, spiega. “Indicazione del candidato premier della coalizione, premio di maggioranza alla coalizione, no a un Parlamento di nominati, soglie di sbarramento vere e non finte”.

Il vicepremier: “Non torneremo in Forza Italia”

A proposito dell’accordo fra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale, “hanno tentato di soffocarci nella culla, di ucciderci con il sistema spagnolo. E non possono pretendere che facciamo finta di non averlo capito. Il tentativo di soffocarci non l’abbiamo scambiato con una carezza o un bacetto”, ha detto Alfano.

Con l’incontro nella sede del Pd fra Renzi e Berlusconi è archiviata la stagione dell’antiberlusconismo e della via giudiziaria per sconfiggere il Cavaliere? “Lo abbiamo sperato tante volte, ma non mi sentirei di scommetterci. Del resto Renzi è stato quello che ha detto ‘game over’ dopo la decadenza giudiziaria di Berlusconi”. Dopo l’incontro con Renzi, Berlusconi “non l’ho sentito, l’ho sentito l’ultima volta per gli auguri di buon anno”, prosegue Alfano. “La rottura con Berlusconi è stata vera”, ribadisce il leader di Ncd. Che dice di non essere pentito: “Perché dovrei? La nostra start up è di successo. Abbiamo la collocazione come quarta forza politica e saliremo presto sul podio”.

“A chi critica suggerisco almeno di aspettare di vedere com’è fatta la legge, oggi pomeriggio”. La legge in questione è quella elettorale, e il mittente del messaggio è Matteo Renzi che nella direzione di oggi del Pd, in programma alle 16.00, porterà la sua proposta di riforma elettorale. Proposta che ha scatenato diversi mal di pancia nel partito prima ancora per il metodo più che per il merito. Il merito, infatti, andrà valutato dopo aver visto la proposta del segretario. Il metodo, invece, è quello che ha portato al Nazareno Silvio Berlusconi e ha fatto del Cavaliere un interlocutore. Scatenando più di una protesta nella base del partito ma, e soprattutto, i malumori della minoranza democratica con tanto di protesta/minaccia “sottoponiamo tutto a referendum”.

Era sabato pomeriggio quando accadde l’impensabile e l’impossibile, Silvio Berlusconi, il fondatore di Forza Italia, il condannato e il decaduto varcò la soglia di quelle stanze che mai si pensava si sarebbero aperte per lui: le porte della sede del Partito Democratico. Invitato, il Cavaliere, dal segretario Matteo Renzi per discutere di legge elettorale.

Quella legge che sembrava indispensabile già dopo il risultato delle ultime politiche e che la sentenza della Consulta ha reso davvero indispensabile. “Si tratta con tutti, quando il centrodestra faceva riforme a colpi di maggioranza il Pd si indignava”, ha ricordato Renzi per spiegare e far digerire al suo partito l’incontro con Berlusconi. Motivazioni concrete che non hanno però convinto tutti al Nazareno e dintorni. Anzi. Motivo per cui la direzione di oggi si preannuncia movimentata e motivo per cui, subito prima dell’appuntamento, le varie anime del Pd che la scelta del segretario non condividono si incontreranno per decidere come comportarsi. E il segretario del Pd, prima di presentarsi in direzione, incontrerà il vicepremier Angelino Alfano cui ha già mandato un messaggio inequivocabile: “I piccoli partiti dicano sì altrimenti andremo avanti da soli”.

Il Pd in subbuglio

“Da dirigente del Pd mi sono vergognato – ha accusato Stefano Fassina – Dall’altro giorno, la legge è un po’ meno uguale per tutti, non andava rilegittimato, non andava incoronato padre costituente pur avendo una sentenza passata in giudicato e un voto in Parlamento”. L’ex viceministro dice in modo chiaro quello che pensa. Ma i malumori più forti all’interno del Pd sono quelli che vengono dai cosiddetti bersaniani. Lo stesso ex segretario, ricevendo la visita di Renzi in ospedale, gli ha suggerito di non ignorare i malumori della base. Una formula elegante per certificare i suoi dubbi sull’accordo col Cavaliere. Alfredo D’Attorre, Nico Stumpo, Danilo Leva, bersaniani, chiedono a gran voce un referendum tra gli iscritti e oggi presenteranno un documento in direzione. Trincerandosi, ad onor del vero, dietro l’eventuale introduzione nella legge pensata da Renzi delle liste bloccate. “Se passano le liste bloccate – dice D’Attorre – come è annunciato è un tradimento del popolo delle primarie perché significa riesumare il Porcellum. La gente ha eletto Renzi non per fare quello che gli pare”. E comunque, annuncia D’Attorre, lui non voterà mai in Parlamento una riforma che restituisce un para-Porcellum, nemmeno nel nome della disciplina di partito.

Più cauti, seppur comunque scottati dall’incontro di sabato, i “giovani turchi” e Gianni Cuperlo. Un inatteso assist a Renzi arriva proprio dai “giovani turchi”. Francesco Verducci, il portavoce, ha twittato: “Il berlusconismo è durato così a lungo grazie all’anti berlusconismo”. Mentre Matteo Orfini parla di “atteggiamento laico” necessario: “Il modello elettorale spagnolo corretto in senso tedesco è da valutare nel merito. Il nostro ‘no’ chiaro è sulle liste bloccate e pensiamo che ci voglia l’accordo nella maggioranza di governo. Ma le parole di Alfano lasciano ben sperare”. E su Berlusconi? “No all’antiberlusconismo becero, non ho condiviso l’uscita di Fassina, ma neppure quanto ha detto Gianni… “. I cuperliani, così divisi, si incontreranno alle 13.00, prima della segreteria. E riunioni di corrente sono in vista, da Areadem ai Popolari. Pippo Civati, l’altro sfidante di Renzi alle primarie, mette in guardia dagli “abbracci mortali”: “Ma sono ridicole le critiche di quelli che sono stati nel governo con i berlusconiani, vediamo piuttosto il merito”.
Partono i botta e risposta. Antonello Giacomelli, ex coodinatore della segreteria di Franceschini, ironizza: “Più cautela nei giudizi da chi è stato nel governo”, da Fassina cioè. Il lettiano Francesco Sanna sostiene che dell’incontro con Berlusconi bisogna farsene una ragione come del resto Letta fu costretto alle “larghe intese”. Sarcastico su Fassina anche Pittella: “Vergogna? Più che altro invidia”.

La proposta di riforma

Quale sia la forma esatta della legge che questo pomeriggio Renzi porterà in direzione, quello che è certo, come ha ricordato anche il presidente Napolitano, è che questa dovrà tener conto delle indicazioni contenute nella motivazione della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum. Indicazioni che, in teoria, consentono l’utilizzo di liste bloccate purché all’interno di certi limiti.

E la proposta che il segretario porterà in direzione, frutto anche dell’incontro con Berlusconi, è quella che dovrebbe ricalcare il modello spagnolo con alcune modifiche. Un sistema elettorale a doppio turno nel caso nessuna coalizione raggiunga il 35% per accedere al premio di maggioranza del 15/20% dei seggi.

Da stabilire innanzitutto quale sarà la soglia per accedere al premio di maggioranza, quel premio che dovrebbe garantire la tanto agognata “governabilità”. Una soglia che, stando ai rumors, dovrebbe essere fissata al 35% dei voti, anche se circolano anche altre possibilità: 37 o 40%. Restano le mini liste bloccate di sei candidati per circoscrizione e gli sbarramenti: al 5% per i partiti in coalizione e quello dell’8% per le forze che si presentano da sole.

Critica Sinistra Ecologia e Libertà

Nichi Vendola invece si rivolge direttamente al segretario del Pd: “L’eliminazione delle forze più piccole non è solo una lesione del diritto alla rappresentanza – afferma – ma una scelta pericolosa perché spesso quelle minoranze drenano consenso che potrebbe altrimenti finire alle forze populiste”.

Alfano: “Scongiurato il soffocamento in culla” del nostro partito
Nella maggioranza Nuovo Centrodestra e Scelta Civica sembrano aver scelto il Parlamento come campo di confronto per bloccare una legge che mira a limitare il peso politico dei piccoli e, in alcuni casi, li condannerebbe addirittura alla scomparsa. Mentre la Lega non nasconde il timore che la riforma proposta punti ad eliminare il Carroccio da Camera e Senato.

Forza Italia soddisfatta

Si respira soddisfazione, al contrario, in Forza Italia. “Con l’incontro di sabato Silvio Berlusconi e Matteo Renzi aprono un nuovo scenario: quello di una democrazia decidente e competitiva, in cui i maggiori partiti si riconoscono reciprocamente dignità e legittimazione, concorrono alla scrittura delle regole elettorali e istituzionali, e poi si sfidano per il governo sul terreno economico e sociale, con proposte alternative”, è il commento di Daniele Capezzone (Fi). (TMNews-RaiNews 24)

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Le sue tre proposte iniziali erano il modello spagnolo corretto, il Mattarella corretto e il doppio turno di coalizione. Ora, se le indiscrezioni che filtrano sul testo di legge elettorale che presenterà oggi pomeriggio il segretario del Pd Matteo Renzi in Direzione saranno confermate, la proposta su cui convergere con Forza Italia e cercando la collaborazione anche di altre forze politiche potrebbe unire elementi della prima e della terza proposta.

Del modello in vigore in Spagna, secondo quanto trapelato finora, dovrebbe avere circoscrizioni piccole, con liste bloccate di pochi nomi: ipotesi che le renderebbe ammissibili (mentre le lunghe liste di candidati del Porcellum sono state bocciate dalla Corte Costituzionale), anche se è un punto su cui molti, anche nel Pd, sono pronti a dare battaglia. Ma, a differenza del modello in uso a Madrid e dintorni, potrebbe avere una ripartizione dei seggi su base nazionale. E, naturalmente, il premio di maggioranza, di cui occorre stabilire con chiarezza l’entità e a quale soglia di voti raggiunti assegnarlo.

Ma l’ultima novità è che oggi pomeriggio Renzi potrebbe proporre anche un secondo turno eventuale. Un ballottaggio da svolgersi due settimane dopo il primo turno, nel caso in cui nessuno raggiunga la percentuale stabilita per accaparrarsi il premio di maggioranza al primo turno (si parla di una percentuale tra il 35 e il 40). Il che eviterebbe il rischio altrimenti sul tavolo: che cioè se nessuno raggiunge la percentuale fissata, si debba procedere con una distribuzione proporzionale dei seggi, cosa che non darebbe a nessuno la maggioranza assoluta per governare e quindi costringerebbe nuovamente a intese ampie tra avversari.

Ma si tratta ancora di indiscrezioni: “Invito gli esperti di legge elettorale a leggere le carte prima di commentare”, predica prudenza il segretario Pd. Appuntamento in diretta streaming alla Direzione delle 16.