Scatta l’ora X. Il destino di Atene si deciderà oggi, tra paura e speranze

9 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – I negoziati sugli accordi in Grecia ancora non trovano una soluzione definitiva. Ci sarebbe ancora un punto irrisolto, ma fondamentale per ricevere il nuovo pacchetto di aiuti da €130 miliardi ed evitare così il default disordinato, con tutte le conseguenze negative che avrebbe sugli altri paesi dell’eurozona.

Il Primo ministro Lucas Papademos annuncia che i negoziati continueranno finché non si sarà raggiunta una soluzione prima del meeting tra i ministri delle finanze dell’eurozona. Nell’annuncio ufficiale non viene specificato quale è ancora il punto di contrasto, ma ufficiali governativi parlano del taglio alle pensioni.

I leader politici greci hanno già concordato per tagliare i salari minimi del 22%.

———————————-

Roma – La Grecia si impegnerà in una politica permanente di contenimento della spesa pubblica, con tagli alle pensioni e una riduzione del 20% del salario minimo, alla luce di una contrazione economica maggiore di quella precedentemente stimata. E’ quanto si legge nella bozza del nuovo accordo tra Atene e l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale (Fmi), resa nota da Bloomberg.

“Per rilanciare competitività e crescita, accelereremo l’applicazione di profonde riforme strutturali nei mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi”, si legge nella lettera di intenti indirizzata al Direttore del Fmi, Christine Lagarde, allegata a un accordo di 43 pagine che dovrà essere sottoscritto dal premier greco Lucas Papademos, dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos e dal governatore della Banca centrale George Provopoulos.

———————————-

Bruxelles – L’Europa non ha intenzione di aspettare ancora la Grecia, e convoca un Eurogruppo per oggi: dopo giorni di decisioni rinviate ad Atene ed ultimatum lanciati a Bruxelles, il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker convoca i ministri dell’Economia della zona Euro per domani sera alle 18, sperando che per allora il governo greco sia in grado di annunciare l’intesa con i partiti sulle riforme che l’Europa chiede per sbloccare i nuovi aiuti.

La trattativa non è facile e, viste le prime anticipazioni sulla bozza d’accordo, si capisce il perché: è previsto un taglio del 20% del salario minimo e riduzione delle pensioni; migliaia di licenziamenti, 15.000 dei quali nel settore pubblico; fusioni del fondi previdenziali; privatizzazioni di 6 importanti partecipate per incassare 50 miliardi; tagli alla spesa farmaceutica dall’1,9% al 1,5% del Pil. Ce ne a sufficienza per spiegare il lungo tira e molla tra il governo greco e la coalizione che lo sostiene.

La pazienza dei Paesi dell’Eurozona è finita: la Germania non vuole concedere nemmeno un minuto di più, e si comporta come se tutto dovesse finire bene, lasciando capire che la Grecia non ha altra scelta: “Lo swap dei bond greci è atteso per la prossima settimana, non c’é un piano B per Atene”, ha detto il viceministro dell’Economia tedesco, Thomas Steffen, senza menzionare che al momento mancano i presupposti perché l’operazione di sostituzione dei titoli, che aiuterà Atene ad alleggerire il suo debito di 100 miliardi di euro, avvenga davvero.

L’Europa e il Fondo monetario internazionale (domani anche il direttore generale Christine Lagarde sarà all’Eurogruppo) vogliono due cose da Atene entro domani alle 18: l’accordo con i creditori privati sullo ‘swap’ dei titoli (i privati accetteranno nuovi bond perdendo oltre il 70%), e l’accordo con la troika Ue-Bce-Fmi sulla nuova cura di rigore. Senza entrambi, l’Eurogruppo non potrà dare il via libera ai 130 miliardi di euro necessari ad Atene per scongiurare il default a marzo, quando andranno in scadenza 14,5 miliardi di obbligazioni.

Fondi che non bastano comunque più, perché c’é un ‘buco’ da 15 miliardi da coprire, come conseguenza del deterioramento delle finanze greche. Anche di questo discuterà l’Eurogruppo, chiamando in causa la Bce nella ristrutturazione del debito ellenico. Per rispettare i Trattati, la partecipazione della Bce avverrebbe attraverso lo scambio di bond greci con bond emessi dal fondo salva-Stati Efsf: l’Eurotower rinuncerebbe così a parte dei profitti su questi titoli comprati a sconto pari a circa 11 miliardi di euro. Un’indicazione potrebbe arrivare dalla riunione dei board di domani.

L’accordo con i privati sembra già essere chiuso da ieri: domani, i creditori privati si incontreranno a Parigi per discutere i dettagli tecnici dell’accordo. Dopo le discussioni con il governo di questi ultimi giorni sono pronti a subire perdite per oltre il 70% sul valore nominale dei titoli, e ad accettare una cedola da 3,6% sui nuovi titoli a 30 anni.

L’intesa potrebbe riguardare già i bond in scadenza a marzo. “L’obiettivo – ha spiegato il vice ministro dell’Economia tedesco Thomas Steffen – è non far pagare alla Grecia la tranche da 14,5 miliardi in scadenza il 20 marzo, ma che quella tranche rientri già nel quadro del piano di coinvolgimento del settore privato nel salvataggio di Atene”.

I contenuti dell’intesa, comunque, non saranno resi noti finché non si sbloccherà il negoziato ad Atene fra troika, governo e partiti. Tutto è collegato, perché l’Eurozona deve ‘aiutare’ lo swap dei privati con una parte di fondi (30 miliardi di euro che saranno dati in bond Efsf a 1-2 anni), che non arriveranno se l’accordo non ci sarà. Intanto Standard & Poor’s fa sapere che una svalutazione dei titoli del 70% farà scattare per la Grecia un “default pilotato”, che non dovrebbe avere conseguenze gravi perché le previsioni danno “la Grecia ancora nell’euro”.