Savona: parlare di manovra correttiva è “malattia mentale”

22 Gennaio 2019, di Redazione Wall Street Italia

Dopo il taglio delle previsioni dell’FMI sulla crescita del Pil italiano nel 2019 e le stime analoghe fornite anche dalla Banca d’Italia, parlare di “manovra correttiva” è un esercizio da equiparare a una “malattia mentale”. Il futuro non lo costruiscono le stime di un’organizzazione bensì i cittadini e le autorità italiani.

Lo sostiene il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, secondo cui una manovra correttiva dopo la legge di bilancio del suo governo “torna una fissazione, quella che io considero una malattia mentale e cioè che occorra fare una manovra correttiva”.

Savona è solo l’ultimo ministro in ordine di tempo a sminuire le stime pessimiste di Fondo Monetario Internazionale e Bankitalia, cui seguiranno anche quelle della commissione Ue. Prima della frecciata all’istituto di Palazzo Koch, il responsabile dell’Economia Giovanni Tria e il ministro degli Interni Matteo Salvini avevano criticato l’operato dell’FMI, definito addirittura “un pericolo”.

Le stime contenute nella manovra parlano di un’espansione dell’attività dell’1% l’anno prossimo. Secondo il ministro e professore, intervenuto a un convegno di Confindustria Energia sul tema delle infrastrutture, invece di dire che “occorre fare investimenti si dice che occorre fare una manovra correttiva il che vuol dire ridurre gli investimenti”.

Aumentare gli investimenti dell’1% sosterrebbe invece l’attività economica e il governo riuscirebbe “a spostare il Pil in dodici mesi dell’1%”. la cui previsione di crescita allo 0,6% nel 2019 “deve essere considerata inaccettabile“, ha aggiunto Savona in riferimento alle stime della Banca d’Italia.

Secondo il ministro “esiste il modo” per dare una spinta al Pil che arriverebbe dagli investimenti. Per Savona, parlando a un convegno di Confindustria Energia, non si possono considerare solo “le previsioni econometriche che incombono sul Paese e che diventano il bicchiere mezzo vuoto di cui si discute”.

Per Savona quella della Banca d’Italia è solo una stima, “ma io dico sempre che il futuro ce lo dobbiamo costruire noi. La crescita dello 0,6 è se non si fanno gli investimenti. Ma se riusciamo a mobilitare investimenti, cresceremo più dello 0,6%.