Russia fuori dal sistema finanziario rischia il default: corsa ai bancomat

1 Marzo 2022, di Alessandra Caparello

Gli investitori globali che detengono circa 150 miliardi di dollari in titoli russi nei loro libri contabili stanno lottando per trovare il modo di effettuare scambi dopo che le sanzioni occidentali hanno congelato la Russia fuori dal sistema finanziario globale a seguito della guerra in Ucraina.

Secondo i dati della banca centrale russa, gli investitori stranieri detenevano 20 miliardi di dollari di debito russo in dollari e titoli di Stato in rubli per 41 miliardi di dollari alla fine del 2021. Le partecipazioni in azioni russe ammontavano a 86 miliardi di dollari, secondo i dati della Borsa di Mosca riportati dal Financial Times.

Russia fuori dal sistema finanziario: le conseguenze per gli investitori

Ora l’esclusione di molte banche russe dalla rete di pagamenti Swift significa che gli investitori stranieri sono bloccati, e non è chiaro come possono uscire senza cadere in fallo, e incapaci di trovare controparti che siano disposte e in grado di comprare.

Dopo che nel fine settimana, i paesi occidentali hanno detto che avrebbero bloccato alcune banche russe da Swift, la rete di messaggistica che è alla base dei pagamenti globali, bloccando anche la capacità della banca centrale di accedere a 630 miliardi di dollari in riserve estere, anche gli Stati Uniti hanno deciso di proibire alle loro istituzioni finanziarie di acquistare nuovi titoli di stato russi. La maggior parte degli scambi si è fermata e le borse estere hanno sospeso le contrattazioni dei listini delle più note aziende russe.

Deutsche Börse, il più grande operatore borsistico tedesco, ha sospeso la negoziazione di azioni di 16 società russe, tra cui Aeroflot, Rosneft, Sberbank, VTB e VEB Finance. Così, le azioni di VTB, la banca russa, sono state sospese martedì alla Borsa di Londra.  Il Nasdaq e il New York Stock Exchange hanno temporaneamente fermato il trading di alcuni nomi russi quotati mentre cercano maggiori informazioni sull’impatto delle sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Forte è la preoccupazione tra broker e investitori per l’esclusione della Russia dal sistema finanziario internazionale. “Sono costretto a non scambiare la Russia finché non avrò una lista”, ha detto un trader di una banca d’investimento. Queste preoccupazioni sono state esasperate dai timori che i pagamenti per gli scambi e le cedole sulle obbligazioni vengono congelati nei conti delle banche depositarie o dei depositari internazionali di titoli. I due maggiori depositari, i belgi Euroclear e Clearstream, detengono insieme circa 50 miliardi di euro di asset in custodia per gli investitori globali, rendendoli un pilastro del sistema finanziario.
Lunedì  Clearstream ha detto che il rublo non sarà più una valuta di regolamento ammissibile, con effetto immediato. Il problema esposto da molti broker è che trovare una nuova banca conforme alle normative in Russia è un processo che richiede tempo.

“Impostare una nuova relazione con una banca corrispondente può richiedere mesi. È un processo molto oneroso. Generalmente si è incoraggiati a fare visite in loco per la due diligence o spiegare perché non lo si è fatto”, ha detto al FT Virginie O’Shea, fondatore di Firebrand Research, società di consulenza sui mercati dei capitali. Carsten Brzeski di ING, ha detto che la Russia potrebbe contrastare il congelamento dei beni bancari da parte delle potenze occidentali introducendo una moratoria sui rimborsi del debito aziendale.
Il monito più pesante arriva da BlackRock secondo cui la Russia potrebbe andare in default sulle sue obbligazioni a causa dell’incapacità di effettuare i pagamenti sui conti degli investitori.

Come hanno evidenziato su Repubblica anche gli esperti di Algebris, “i prezzi degli asset russi sono scesi in modo significativo poiché gli investitori attendono i dettagli delle sanzioni, con il debito estero russo che prezza un’alta probabilità di un default tecnico. Riteniamo che le pressioni occidentali sulla Russia continueranno e prevediamo dunque che i prezzi degli asset russi rimangano bassi”.

L’andamento delle obbligazioni statali rispecchia i timori che il debito possa non essere rimborsato. Come sottolinea Salcioli, “i rendimenti dei bond sono saliti anche in seguito al rialzo dei tassi deciso per provare a limitare la svalutazione del rublo. Si pensi soltanto che il rendimento del titolo governativo russo a dieci anni, in una settimana, è salito come rendimento dal 9,8% al 15,1% e anche la negoziabilità è già vietata in alcune giurisdizioni, come quella inglese”.

Il tutto mentre quello che sta succedendo nelle ultime ore in Russia è un tracollo dei sistemi di pagamento elettronici con la corsa delle persone ai bancomat, per accaparrarsi qualche rublo il cui valore cade a picco. In primis Apple Pay e Google Pay hanno interrotto le varie partnership con le principali banche russe come VTB Group, Sovcombank, Novikombank, Promsvyazbank e Otkritie FC Bank. Oggi le decisioni di Visa e Mastercard, che hanno bloccato diverse istituzioni finanziarie russe dalla loro rete.