Rumor: Berlusconi salvato dai comunisti? (quelli della Cina)

di Redazione Wall Street Italia
12 Settembre 2011 22:10

New York – Wall Street, che e’ stata in ribasso per l’intera seduta, nell’ultima ora ha rimbalzato e ha chiuso in buon rialzo dopo che sui mercati internazionali si e’ diffuso un report secondo cui il governo italiano sarebbe in trattative con il fondo sovrano di Pechino, China Investment Corp., per “significativi” acquisti di bond Italia e anche per investimenti della Cina in aziende strategiche italiane.

L’indiscrezione (pubblicata dal Financial Times) che al momento non trova conferme ufficiali, per quanto odori di “bufala” non e’ stata presa affatto sottogamba dal mercato azionario Usa, al punto che Wall Street, dopo aver passato in rosso l’intera sessione, ha visto materializzarsi un’improvvisa ondata di buy, che ha fatto recuperare nell’ultima ora tutte le perdite precedenti, il che ha permesso una chiusura alla fine in positivo.

Il rumor del possibile investimento dei cinesi, che per certi versi avrebbe senso, come anticipato da WSI in aprile e’ stato insomma in grado di allentare – da solo – l’enorme tensione relativa alla tenuta dell’Italia e dell’intera zona euro che grava sui mercati da mesi, per la questione dei debiti PIIGS e con il fallimento della Grecia dato ormai per scontato.

Oggi l’asta del Tesoro italiano di Bot a 1 anno e Bot a 3 mesi per complessivi 11,5 miliardi e’ avvenuta a tassi molto piu’ alti rispetto alle ultime emissioni, con cio’ aggravando le preoccupazioni del mercato sui costi di finanziamento del gigantesco debito pubblico italiano di oltre $2,6 trilioni. Certo, che si sparga la voce che siano i comunisti di Pechino a salvare il governo di Silvio Berlusconi, nella tarda serata di lunedi’, come rumor, e’ uno dei migliori che il mercato abbia messo in circolazione.

Andrebbe ricordato poi che questo Tremonti che invoca l’aiuto della Cina e’ lo stesso che sei anni fa andava in piazza a protestare contro l’invasione dei prodotti cinesi. Ma d’altronde la politica e’ anche questo: inversioni a U improvvise.

Il FT cita “fonti governative non identificate”, secondo le quali Tremonti avrebbe incontrato membri del Partito Comunista Cinese discutendo del possibile investimento di Pechino, mentre Reuters cita stasera una versione opposta, tramite una vecchia frase di Tremonti: “Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha detto giovedi’ che gli investitori asiatici sono riluttanti a comprare bond italiani perche’ non sono acquistati e quindi garantiti dalla Banca centrale europea”.

Ecco come il rumor e’ arrivato via feed a Wall Street Italia:

Italy’s centre-right government is turning to cash-rich China in the hope that Beijing will help rescue it from financial crisis by making “significant” purchases of Italian bonds and investments in strategic companies.

Full official article

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E l’Italia si rivolge alla Cina per i Btp e gli investimenti

Il nostro paese avrebbe chiesto a Pechino l’acquisto “significativo” di titoli di stato e investimenti in società strategiche. Incontro tra Lou Jiwei, presidente della China Investment e il ministro Tremonti

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LONDRA – Il governo italiano di centro-destra si sta rivolgendo alla Cina, ricca di liquidità, nella speranza che Pechino l’aiuti a risollevarsi dalla crisi finanziari effettuando “significativi” acquisti di titoli di stato italiani e investimenti in società strategiche.

E’ quanto rivela Il Financial Times citando funzionari italiani secondo i quali Lou Jiwei, presidente della China Investment Corp, uno dei più ricchi fondi sovrani, è stato a Roma per parlare con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e i vertici della Cassa Depositi e Prestiti.

La visita della delegazione cinese, scrive il Ft, ha fatto seguito a quella effettuata due settimane fa dal direttore generale del tesoro, Vittorio Grilli a Pechino, dove ha incontrato oltre ai vertici della Cic anche quelli della China State Admninistration of Foreign Exchage che amministra il grosso della montagna di riserve in valuta straniera pari a 3.200 miliardi di dollari.

“Ulteriori negoziazioni – riporta il Financial Times – avranno luogo presto”. La possibilità di un investimento cinese “arriva in un momento critico per l’Italia, con i mercati che chiedono rendimenti sempre più alti per acquistarne il debito, che è previsto salire quest’anno al 120% del pil, risultando in Eurolandia secondo solo alla Grecia” evidenzia il Financial Times.

Tremonti ha scritto molto sui propri timori su una colonizzazione cinese dell’Europa ma “è costretto a cercare nuove alternative”
con la crisi del debito e la messa in guardia della Banca Centrale Europea (Bce) sull’acquisto di bond che non può continuare in modo indefinito.

Gli analisti si mostrano cauti sull’esito delle negoziazioni con la Cina: “Nonostante le numerose espressioni di fiducia di Pechino su Grecia e Portogallo, gli acquisti di bond dei paesi periferici di Eurolandia da parte della Cina sono stati limitati” affermano.
“Non è chiaro quanto debito italiano sia nella mani cinesi ma – secondo il Financial Times – la Cina dovrebbe controllare il 4% dei 1.900 miliardi di dollari di debito italiano”. La Cina è il maggior creditore estero americano, con oltre 1.000 miliardi di dollari di debito statunitense.

La crisi ha spinto il governo italiano a “considerare la possibile vendita di partecipazioni startegiche in Enel e Eni.
Cassa Depositi e Prestiti ha lanciato in luglio un fondo strategico con un investimento iniziale di 4 miliardi di dollari e che prevede di ampliare a 7 miliardi di dollari con la partecipazione di altri investitori, anche esteri”. Cic è stato creato nel 2007 con un capitale di 200 miliardi di dollari e asset per 410 miliardi di dollari. Cic “è guidato da interessi puramente economici e finanziari” ed è impegnato “a elevati standard professionali ed etici nella corporate governace, nella responsabilità e nella trasparenza”.

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