Rosenberg: con la recessione Fed con armi spuntate. Spettro MMT

8 Aprile 2019, di Alberto Battaglia

Storicamente, la Fed ha risposto alle recessioni economiche tagliando i tassi di 500 punti base. Il fatto che la prossima battuta d’arresto si possa presentare con un livello dei tassi al 2,5% potrebbe lasciar presagire l’utilizzo di strumenti di stimolo monetario più drastici dello stesso quantitative easing. Lo ha dichiarato l’ex (ora numero uno di Gluskin Sheff).

“Non ci sono 500 punti base a disposizione della Fed questa volta. Per quanto ha riguardato l’ultimo ciclo, la soglia aveva raggiunto il picco di 5,25% [nei tassi]. La Fed è poi andata a zero. Questa volta, il punto di partenza sarà 2,5%. […] Ora, quando arriva il momento critico e si guarda a quello che viene chiamato il tasso di fondi federali ombra (e lo si può vedere sul sito web della Fed di St. Louis), con l’effetto di bilancio, il tasso di finanziamento è effettivamente sceso a -5 % durante questo ciclo. La gente non si rende conto di quanto sia stata aggressiva la Fed”, ha detto Rosenberg nel corso di un’intervista rilasciata al podcast MacroVoice. Considerata la crescente popolarità della Modern Money Theory (MMT) negli Stati Uniti, corroborata ad esempio dall’avallo della democratica Ocasio-Cortez, un piano di spesa pubblica finanziato direttamente con moneta di nuova emissione non sembra impossibile.

“Ma il punto qui è che ciò che accade con la monetizzazione del debito, o comunque si voglia chiamarla”, afferma Rosenberg. Una possibilità potrebbe essere l’emissione di un bond perpetuo da parte del Tesoro Usa che verrebbe poi acquisito dalla stessa Fed. “E la Fed stampa quei soldi e poi li consegna al Tesoro per fare ciò che il governo desidera”. Per fare un’operazione del genere, aggiunge Rosenberg, “non devi cambiare il sistema fiscale. Non è necessario modificare alcuna legge e tenerla in sospeso alla Camera o al Senato. E ci sono molte cose che potresti fare con quel denaro per cercare di stimolare la domanda aggregata”. Certo, “poi creeremmo una nuova esperienza inflazionistica e a un certo punto dovremo preoccuparcene”.