Risparmio gestito, in Cina un mercato da 17.000 miliardi di dollari

4 Aprile 2018, di Alessandro Piu

Nel 2030 gli asset under management arriveranno a 17.000 miliardi di dollari, sei volte quelli attuali. Ci sarà spazio anche per gli attori del risparmio gestito esteri ma sarà limitato. Azimut e Generali le italiane già presenti

Tutto in Cina ha dimensioni gigantesche. Viene in mente la Grande Muraglia, lunga oltre 8mila chilometri, o la popolazione, che nel 2017 si attesta a 1,38 miliardi di persone. Persone che, in maggioranza, si avviano verso la maturità della propria vita e in un contesto di benessere crescente. Che cosa questo voglia dire per l’industria del risparmio gestito risulta chiaro dai dati contenuti nello studio della società di consulenza CaseyQuirk.

Un mercato grande quanto il Vecchio continente

Il risparmio gestito cinese conta su asset under management per 2.800 miliardi di dollari (dato del 2017). Una cifra già grande che supera abbondantemente un mercato importante come quello italiano (2.100 miliardi di dollari di aum). Ebbene, nel 2030 tale valore supererà i 17.000 miliardi di dollari secondo lo studio, preceduto in dimensioni solo dal mercato statunitense.

La crescita sarà guidata da fattori demografici e politici. Tra i primi il rapido incremento della ricchezza degli investitori, tra i secondi il supporto dell’amministrazione cinese ai sistemi pensionistici e al miglioramento dell’efficienza dei mercati azionari e obbligazionari.

Spazio limitato per i gestori esteri

La parte del leone nella gestione dei risparmi cinesi la faranno gli operatori locali. Secondo la ricerca, infatti, nel 2030 solo il 6% degli asset under management (si tratta comunque di mille miliardi di dollari) saranno gestiti da società di asset manager estere. Anche dall’Italia si guarda con interesse al mercato cinese. Attualmente sono presenti Azimut e Generali.

Per avere accesso alla maggior parte della crescita cinese gli operatori stranieri dovranno collaborare con quelli locali.

“Il mercato cinese continuerà a essere dominato da compagnie cinesi. Non tanto a causa degli ostacoli regolatori all’ingresso di operatori esteri ma piuttosto per la pronunciata predisposizione dei cinesi per le asset class domestiche, il che favorisce le società locali. Inoltre la forte presenza sul mercato degli operatori locali, il forte legame con i distributori e lo sforzo per costruire dei marchi riconoscibili saranno elementi difficilmente replicabili dagli entranti. Si pensi al mercato statunitense, caratterizzato da una predilezione per gli asset domestici. Pur in assenza di regolamenti protezionistici, il mercato rimane dominato da gruppi locali”.

Lo spazio a disposizione per le società estere deriverà soprattutto dal vantaggio nella conoscenza delle asset class internazionali.