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Banco Bpm torna protagonista nel risiko bancario italiano, questa volta da acquirente. Come riportato da MF–Milano Finanza, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna avrebbe presentato una manifestazione di interesse per una quota della Cassa di Risparmio di Asti (CrAsti), aprendo un nuovo fronte nel consolidamento del credito medio nazionale.
Il nodo della Fondazione e il protocollo Acri-Mef
L’operazione nasce dall’intenzione della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, primo azionista con circa il 32% del capitale, di ridurre la propria esposizione per rispettare i limiti imposti dal protocollo Acri–Mef. L’ente presieduto da Livio Negro, che detiene quasi l’80% del patrimonio nella conferitaria, deve infatti diluirsi per diversificare gli investimenti. L’ingresso di un nuovo partner bancario consentirebbe non solo di riequilibrare la struttura azionaria, ma anche di favorire un processo di aggregazione in grado di rafforzare la banca piemontese.
Sul dossier – secondo quanto riferito da Milano Finanza – si sarebbero mossi diversi soggetti: Banco di Desio, Popolare di Puglia e Basilicata, Bper (reduce dalla fusione con la Popolare di Sondrio) e Banco Bpm, che già oggi detiene una partecipazione del 9,9% nella banca astigiana.
Obiettivo di BPM
L’interesse di Piazza Meda si inserisce in una strategia più ampia di consolidamento che vede Castagna impegnato su più fronti. Dopo il ritiro dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit la scorsa estate, il gruppo milanese ha riaperto il dialogo con Crédit Agricole, suo principale azionista industriale con una quota del 20%, per valutare una possibile integrazione delle attività italiane della banca francese. Parallelamente, resta vivo il dossier su Mps, con l’ipotesi di un polo bancario che coinvolga anche Mediobanca.
Un’eventuale aggregazione con CrAsti – realtà radicata in Piemonte e Veneto con 210 filiali – permetterebbe a Banco Bpm di rafforzare la propria presenza nel Nord-Ovest, consolidando la rete territoriale e ampliando la base retail. Inoltre, l’operazione rappresenterebbe una risposta strategica alla pressione competitiva dei grandi gruppi e alla necessità di accrescere le dimensioni in un mercato sempre più integrato.
L’attenzione del mercato rimane alta. Dopo l’ispezione della Banca d’Italia dello scorso anno, CrAsti ha dovuto rettificare le perdite su crediti e rivedere la semestrale 2024, registrando un impatto sugli utili e alcune criticità informative legate a commissioni improprie per circa 10 milioni di euro. In questo contesto, l’arrivo di un partner solido come Banco Bpm potrebbe accelerare il risanamento e rilanciare la banca piemontese sul mercato.
Come osservano fonti finanziarie citate da Milano Finanza, “l’ingresso di un grande gruppo bancario rappresenterebbe per CrAsti un’occasione per ampliare i servizi e assicurare alla Fondazione un flusso di dividendi più stabile da reinvestire sul territorio”.