Ripresa economica post-Covid: tre indicatori da tenere d’occhio

25 Maggio 2020, di Mariangela Tessa

Fin dall’inizio della crisi, numerosi economisti hanno scommesso sul fatto che, dopo la fine dell’emergenza sanitaria, il recupero dell’economia sarebbe stato immediato. Ora che i Paesi colpiti dal COVID -19 hanno iniziato uno dopo l’altro a riaprire le attività, sarà possibile avere le prime indicazioni sull’attuale stato della crisi e le caratteristiche della ripresa.

Per avere il polso dello stato di salute dell’economia, durante le prossime sei settimane, ci sono tre indicatori affidabili da tenere sott’occhio per avere la conferma di un recupero a lungo termine, secondo Andrew Duguay, capo economista di Prevedere, una società americana di analisi.

# 1: Sentiment e spesa dei consumatori

La combinazione di sentiment e spesa dei consumatori nei prossimi due mesi fornirà – a detta dell’esperto-  una prima indicazione per verificare il vigore della ripresa economica. Questo vale soprattutto per l’economia americana, dove i consumi rappresentano due terzi del Pil.

# 2: Disoccupazione e crescita dei salari

Tasso di disoccupazione e salari sono due indicatori chiave per capire dove andrà l’economia nei prossimi mesi.  Nel caso degli Stati Uniti, contrariamente al tasso di occupazione, i salari orari medi sono aumentati negli ultimi mesi. “Sarà decisivo che questo trend venga confermato affinché ci possa essere un rimbalzo dei consumi” ha spiegato l’esperto.

# 3: Indice dei direttori degli acquisti

Il PMI manifatturiero Markit è uno dei più forti indicatori economici per la produzione industriale. Gli ultimi dati dell’Eurozona, che fanno riferimento al mese di aprile, hanno conferma un tracollo del settore manifatturiero, dopo il calo di marzo, per effetto delle misure di lockdown che hanno tenuto ferme tutte le attività produttive, con il dilagare dell’epidemia di coronavirus.

Ad aprile, l’indice PMI manifatturiero è peggiorato ancora, portandosi a 33,4 punti, al di sotto dei 33,6 della lettura preliminare e del consensus, ed in netto peggioramento rispetto ai 44,5 di marzo. Si tratta di un livello  sotto la soglia dei 50 punti che denota lo spartiacque fra recessione ed espansione, ma si colloca su nuovi minimi storici. A livello nazionale, il PMI in Italia si è portato a 31,1 punti dai 40,3 precedenti, risultando al di sotto dei 30 del consensus.