Riforma Madia: al via il taglio della partecipate nella PA

11 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Approvato in via definitiva il decreto attuativo sulla riforma Madia, dal nome della ministra firmataria, che rivoluziona la Pubblica Amministrazione e in particolar modo definisce nuove regole per le società partecipate dalle amministrazioni pubbliche.

Sono in totale 5mila su 8mila le aziende controllate da Stato, Regioni e enti locali che saranno coinvolte nella riforma che procederà ad una bella sforbiciata. Spetterà infatti agli azionisti pubblici chiudere, vendere o aggregare le partecipate che non raggiungono la soglia limite di 1 milione di euro di fatturato o presentano bilanci in perdita strutturale o non hanno dipendenti o ne hanno in numero inferiore rispetto agli amministratori. Le nuove regole non troveranno applicazione sulle società quotate o su quelle che decideranno la quotazione dei 18 mesi seguenti all’entrata in vigore della legge e neanche a società che producono servizi strettamente necessari, come quelli di interesse generale, la progettazione e la realizzazione di opere pubbliche, l’autoproduzione di beni e servizi strumentali.

Per tutte le altre società partecipate vi sarà l’amministratore unico che insieme ai dirigenti non potrà percepire compensi superiori al tetto di 240mila euro lordi all’anno e in caso di uscita dall’azienda potranno percepire solo le indennità di fine rapporto fissate da legge e contratti di lavoro. Una novità molto importante introdotta dalla riforma Madia sulle partecipate riguarda l’accantonamento per eventuali perdite che le aziende devono mettere a bilancio in un fondo ad hoc.

Le prossime date da segnare per il riassetto delle partecipate sono due: febbraio 2017 entro cui gli enti dovranno scrivere il piano con l’alienazione, la vendita o l’aggregazione delle società fuori regola e le misure scritte nel piano avranno 1 anno di tempo per essere attuate. Entro 6 mesi poi le aziende pubbliche avranno l’obbligo di eseguire un censimento straordinario con cui individuare esuberi che formeranno un elenco al cui interno, fino al 31 dicembre 2018 potranno attingere le società a controllo statale qualora avessero necessità di assumere personale. Poi dal 2018 ci saranno le revisioni ordinarie.