Riforma catasto: dalla rendita all’Imu precompilata, le possibilità novità

21 Febbraio 2020, di Alessandra Caparello

Creare un “cassetto fiscale” degli immobili, per semplificare e allineare le banche dati, e poi procedere a una “riforma del catasto” che porti a “una maggiore equità” mantenendo “invariato il prelievo fiscale complessivo”. Questo l’indirizzo espresso dalla Commissione bicamerale di vigilanza sull’Anagrafe tributaria al termine dell’indagine conoscitiva intrapresa per realizzare la tanto attesa riforma della fiscalità immobiliare.

Riforma catasto: le possibili novità

Un percorso avviato da tempo ma che finora non ha visto la luce. Certo che il documento elaborato dalla Commissione costituisce un primo importante passo visto che individua alcuni utili suggerimenti per arrivare alla riforma del catasto. Vediamo le principali indicazioni.

In primis la commissione ha proposto di definire come unità di misura il metro quadrato catastale al posto delle attuali tre unità di consistenza: vano, mq e mc. Nella definizione di rendita inoltre, suggerisce la Commissione, devono essere considerati anche gli elementi posizionali (affaccio) e urbanistici.

Ogni unità immobiliare deve avere nuovi valori e nuove rendite mantenendo i vecchi estimi e il vigente sistema di tassazione per un periodo transitorio di test, elaborando parallelamente le medesime imposte sulla base dei nuovi valori e rendite emulando così tutte le varie situazioni. Sarebbe in tal modo possibile testare le possibilità di variazione da apportare alle aliquote al fine di mantenere invariato il prelievo fiscale complessivo.

Nel cassetto indicato all’inizio devono invece essere contenuti  tutti i dati relativi a ogni specifico immobile. Altri suggerimenti contenuti nel documento prevedono l’estensione della cedolare secca sugli affitti a tutti i tipi di contratti e ai negozi,  allo stop alle tasse sugli immobili sfitti, all‘Imu precompilata fino al taglio dell’imposta di registro per i trasferimenti di seconde case o prime case di lusso.