Rifkin: “Non abbiamo ancora capito la portata di questa crisi”

24 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – “L’Italia dovrebbe essere al primo posto perché non è seconda a nessuno per esperienza e conoscenza in diversi campi”. Ma per crescere con forza il paese “deve affrontare il forte divario che esiste tra il Nord e il Sud del Paese. Non è possibile che la situazione tra Roma e Bolzano sia diversa da quella tra Napoli e Bari”.

A dirlo e’ Jeremy Rifkin, economista statunitense che, nel corso del convegno inaugurale del Forum P.A. giunto alla sua ventisettesima edizione,  ha aggiunto “non vedo perché il Sud – ha aggiunto – non possa affrontare il Rinascimento della Terza Rivoluzione industriale, considerando le risorse di cui dispone: dal vento all’energia solare”.

Ma, a giudizio di Rifkin, il Mezzogiorno dovrebbe passare “da un’agricoltura chimica ad un’agricoltura biologica e sostenibile“. Per farlo “servono sussidi da parte dello Stato”.

Allargando lo sguardo all’economia mondiale, l’economista statunitense ha lanciato l’allarme: “Non abbiamo capito la portata di questa crisi, dobbiamo agire subito”.

“La crisi economica – ha aggiunto – è di lungo periodo ed è accompagnata da una crisi più grande”. Secondo l’economista il Pil “sta rallentando in tutto il mondo, la produttività è in calo ovunque da vent’anni e la disoccupazione alta soprattutto tra i giovani millenials”. E anche per il futuro “la crescita sarà lenta”, ha concluso.

Rifkin, partendo dal suo ultimo libro ‘La società a costo marginale zero’, ha parlato di innovazione, ruolo della amministrazione pubblica in una società ibrida in cui la produzione sarà in buona parte diffusa e basata sul commons collaborativo e di economia collaborativa.

“Abbiamo – ha detto l’economista – tre miliardi di persone collegate ad internet. Tutta la razza umana è collegata” e grazie alla digitalizzazione “è arrivata l’economia della condivisione, un sistema economico nuovo”.