Riduzione Irpef farà salire Pil +0,8%, Italicum al voto finale

10 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il derby tra Irpef e Irap, sul quale governo e maggioranza si confrontano nelle ultime ore in vista del consiglio dei ministri di mercoledì, si gioca tutto sulle tasche degli italiani.

I dieci miliardi sui quali fa perno l’ipotesi conservata nei cassetti di Renzi e del sottosegretario Delrio, se indirizzati integralmente sull’Irpef, cadrebbero sulle buste-paga ad un ritmo di 80 euro netti al mese, che si avvicinerebbero a 100 se si tiene conto che una mini-manovra di riduzione dell’Irpef in busta paga è già stata varata del governo Letta e che, ad aprile, quando scatterà l’operazione arriveranno circa 15 euro in più, la famosa e criticata “pizza”.

L’effetto congiunto delle due misure potrebbe portare circa 900-1.000 euro netti in busta-paga in un anno: forse non risolutivi per i magri bilanci familiari dell’Italia in recessione, ma qualche spesa in più dalla spesa al supermercato, ai libri per i figli, alla piccola informatica, sono decisamente alla portata dell’incremento di budget in esame.

Ma ciò che conta di più è l’effetto sull’economia dell’intervento-Irpef che, come ormai riconoscono tutti, da Renzi al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, deve essere concentrato e non disperso in più rivoli. La domanda è: servirà a rilanciare l’economia?

Perché la manovra funzioni, spiegano i tecnici del settore, il taglio deve
essere «senza precedenti» come ha annunciato ieri Alfano. Ma soprattutto deve garantire che chi troverà il bonus sulla paga lo spenda e non lo lasci nel cassetto. La questione è ben chiara al governo che intende concentrare gli sgravi sotto i 25 mila euro lordi di stipendio annui (circa 1.300 euro netti al mese). In questo caso il ragionamento dei documenti non ufficiali è chiaro: spiegano che la propensione a spendere cresce con i redditi più bassi. Dunque: giusto concentrare la misura su i più poveri.

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ROMA (WSI) – Matteo Renzi ospite ieri sera della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, a due settimane dal giuramento, lo ha detto chiaramente: il governo abbasserà le tasse di 10 miliardi di euro. “Per la prima volta si abbassano le tasse – ha dichiarato – mercoledì ce ne occuperemo in Cdm. Noi stiamo mettendo le date, una cosa che è un rischio pazzesco, ma è una cosa fondamentale. Mercoledì diamo ufficialmente inizio a un percorso: c’è l’impegno ad abbassare di 10 miliardi di euro le tasse”.

Il presidente del Consiglio non ha voluto dare dettagli e ha preferito non chiarire se l’intervento sarà focalizzato su Irpef o su Irap, ed ha mandato un segnale chiaro ad associazioni di categoria e sindacati. Non vogliamo sia un derby tra tra Irpef e Irap, tra sindacati e Confindustria, ha detto Renzi rispondendo a Fazio. “Ascoltiamo tutti ma poi decidiamo noi”. E se Cgil e Confindustria non sono d’accordo “che hanno fatto negli ultimi 20 anni?”.

Il presidente del Consiglio ha iniziato il suo intervento partendo dalla scuola: “Un governo deve partire dalle cose più importanti – ha detto Renzi – abbiamo preso impegni concreti con i sindaci sull’edilizia scolastica. Mettiamo 10 miliardi in tre anni per rimettere a posto lo scuole. Ho chiesto una mano a Renzo Piano, perché ci sia un suo contributo. La priorità è partire dalle scuole per la ricostruzione del Paese, con la scuola intesa anche come insegnanti, educazione”. Parlando delle legge elettorale Renzi ha affermato: “Spero questa sia la volta buona. Che si faccia una legge elettorale che porti al ballottaggio impedendo di fare larghe intese e impedendo di fare giochini da Prima Repubblica mi pare un bene. Poi si riduce il potere dei partitini, noi come centrosinistra ne abbiamo sofferto molto. Questa legge va a superare questo problema. Siamo a un passo. Domani si risolve, al massimo martedì mattina”.

Parità di genere? “Non voglio farlo sembrare poco importante, al governo ci sono 8 donne e 8 uomini per la prima volta. Non credo però che la parità di genere si affermi con un principio legislativo – ha risposto Renzi -. Alle donne vorrei dire che la parità vera in Italia è quando una donna non prende meno di un uomo con lo stesso mestiere, quando una donna non firma lettera di dimissioni perché è incinta.

Io sono per la parità, l’ho dimostrato, ma questo non si affronta solo con una questione di poltrone in Parlamento”. Infine il premier ha annunciato che Raffaele Cantone, magistrato anticamorra, sarà il capo dell’Autorità contro la corruzione.
(TMNews)