Ricoh Europe: Le aziende europee sono più lente del previsto nella corsa verso l’innovazione te

25 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

Una nuova ricerca effettuata dall’Economist Intelligence Unit e sponsorizzata da Ricoh Europe evidenzia come le aziende europee, di fronte alla rapida trasformazione culturale e tecnologica, abbiano valutato con troppo ottimismo la loro capacità di adeguarsi al cambiamento. I dirigenti sono molto più inclini a paragonare la propria azienda a un motoscafo (48%) che non a un carro armato (17%), mentre pensano che la concorrenza sia esattamente l’opposto. Il 92% sostiene che la velocità sia parte della propria cultura. Tre quarti degli intervistati ritengono tuttavia che la propria azienda non reagisca con la dovuta velocità all’innovazione e solo il 24% può già trarre vantaggio dalle nuove opportunità o rispondere con efficacia a cambiamenti inattesi. In realtà le imprese europee, pur avvertendo la necessità di una rapida trasformazione, sono confuse da una sfida che prevede tre aspetti: una forza lavoro in rapida evoluzione, la rivoluzione tecnologica e dinamiche aziendali che possono rendere sostenibile il cambiamento. Lo studio invita a non sottovalutare il problema e cita a questo proposito un recente report del World Economic Forum per incentivare la competitività economica. Il rapporto, che analizza diversi fattori, sottolinea come in genere tutti i Paesi europei “arranchino dietro a Stati Uniti, Giappone e Canada nello sviluppo di un modello economico più efficace”. Il nuovo studio The Challenge of Speed (La sfida della velocità) mostra che le aziende europee più reattive eccellono in tre aree principali: innovazione di prodotti e servizi, adozione di nuove tecnologie e trasformazione dei processi aziendali. È importante notare come poche aziende abbiano tutti e tre i requisiti, che sono invece interconnessi. Solo un terzo (29%) delle imprese può riorganizzare rapidamente i propri processi a supporto del cambiamento. Inoltre, nelle aziende più reattive, le iniziative più funzionali alla trasformazione sono promosse da manager o responsabili di dipartimento piuttosto che da executive C-level. Alcune realtà in cui il cambiamento è partito da executive C-level sembrano muoversi con maggiore difficoltà rispetto alla concorrenza. In queste aziende è più probabile (53% del campione) che si senta la necessità di essere più reattivi nei prossimi tre anni, mentre la stessa necessità è avvertita solo nel 27% dei casi in cui la spinta innovativa è partita dai responsabili di dipartimento. David Mills, COO di Ricoh Europe, afferma: “Molti dirigenti non riescono a capire quale sia la chiave vincente della trasformazione perché sono pressati dall’urgenza e dalla complessità che avvertono nel passare da modalità operative tradizionali a modalità basate sulla digitalizzazione. Come dimostra la recente ricerca, si può trarre vantaggio da un rapido cambiamento solo se si agisce contemporaneamente su tre livelli: innovazione, ottimizzazione dei processi aziendali e coinvolgimento del personale. Gli executive C-level hanno inoltre poco tempo a disposizione, per cui delegano le responsabilità di velocizzare i processi e sviluppare iniziative di maggior successo.” È anche possibile che il cambiamento venga rallentato da resistenze e colli di bottiglia all’interno delle aziende europee. Il principale ostacolo è rappresentato dall’incapacità di interconnettere le piattaforme tecnologiche. Ciò può generare silos di informazioni ed impedire al management di vedere i cambiamenti in azienda in maniera integrale. Il secondo grande ostacolo è di tipo culturale. I dirigenti sottolineano come sia difficile rendere coerente e integrato l’atteggiamento con cui i dipendenti e le business unit si rapportano alle innovazioni, e solo uno su dieci ritiene che vi sia chiarezza d’intenti tra management e dipendenti. Si profila un attrito culturale tra dipendenti – tra la generazione Y digitale ed i suoi responsabili dalla mentalità più tradizionale – con spinte al cambiamento che vanno in direzioni differenti. I processi burocratici complicano la situazione: solo il 36% degli intervistati ritiene che la propria azienda sappia rinunciare a processi di approvazione e controllo che potrebbero essere evitati a favore di una maggiore reattività. David Mills ritiene che “il ritmo incessante con cui la tecnologia sta rivoluzionando i mercati e riconfigurando i rapporti con i clienti metta al primo punto dell’ordine del giorno l’agilità organizzativa delle aziende. Le realtà più reattive, oltre a introdurre con entusiasmo ed efficienza le nuove tecnologie, sono anche in grado di promuovere processi aziendali per sostenere l’innovazione e coinvolgere tutto il personale nella nuova sfida. Solo intervenendo su tutti e tre i livelli i business leader potranno valutare l’azienda nel suo insieme e solo allora potranno dire che la velocità fa parte della cultura dell’organizzazione e che essa ha il DNA per vincere le sfide di domani.” Per altri approfondimenti sulla sfida della velocità che devono affrontare le organizzazioni europee visitare www.ricoh.it/thoughtleadership. -fine- Ricoh Ricoh è un Gruppo multinazionale che fornisce soluzioni per la stampa office e per il production printing, servizi documentali e servizi IT. Con sede principale a Tokyo, Ricoh è presente in oltre 200 Paesi e nell’anno fiscale conclusosi a marzo 2013 ha realizzato un fatturato di 1.924 miliardi di yen (circa 20 miliardi di dollari). La maggior parte del fatturato del Gruppo deriva dalla vendita di prodotti, di soluzioni e di servizi che migliorano la gestione della informazioni. Ricoh produce inoltre fotocamere digitali, che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, e altri prodotti industriali. Ricoh è conosciuta nel mercato per la qualità delle tecnologie, gli elevati standard di servizio e le iniziative a favore della sostenibilità. Come espresso dalla tagline globale imagine. change. Ricoh aiuta le aziende a trasformare il modo in cui lavorano e a valorizzare l’immaginazione dei dipendenti. Per ulteriori informazioni potete visitare il sito: www.ricoh.it Informazioni sul report dell’Economist Intelligence Unit (EIU) Il report si basa su un’indagine che ha coinvolto 461 dirigenti senior europei operanti in aziende di differenti settori di mercato e dimensioni. Il campione d’indagine è senior, con il 49% composto da dirigenti e il 23% da presidenti, vicepresidenti o direttori. Inoltre, l’EIU ha condotto interviste approfondite con leader di multinazionali e noti esperti ed effettuato specifiche ricerche. Photos/Multimedia Gallery Available: http://www.businesswire.com/multimedia/home/20140225005040/it/

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