Restano valide le varie correlazioni risk on/risk off. Come tradare

21 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Ci svegliamo questa mattina con il mercato che dall’apertura si sta mantenendo in fase laterale, in attesa della partenza di Londra e più guardiamo i grafici e gli andamenti degli altri mercati, più ci convinciamo che il mood della giornata odierna potrebbe essere quello visto durante l’ultima settimana.

Se escludiamo un pomeriggio di decorrelazione tra l’andamento dell’oro e del petrolio (abbiamo già spiegato qual è stato il motivo), per il resto rimangono valide le correlazioni che vedono il fattore risk on/risk off il grande protagonista. In momenti di appetito per il rischio vediamo le borse salire, insieme a commodity e valute ad alto rendimento, con il dollaro scendere e viceversa.

Dal punto di vista operativo, questo tipo di correlazioni (che ormai vanno avanti da almeno un paio di settimane) ci possono essere d’aiuto per valutar il comportamento di alcuni prezzi vicino ai livelli di supporto o di resistenza e possono fornire le basi per spunti operativi davvero interessanti.

Basterebbe, per semplificare molto la visione, fare trading guardando i rendimenti quotati sull’obbligazionario ed il gioco è fatto.

Adesso dovremo essere bravi a comprendere quando queste situazioni che vanno a collegare i flussi di capitali del settore investimenti e speculativo verranno meno o si modificheranno.

Situazioni che, probabilmente, potrebbero protrarsi fino a quando non avverranno le prime manovre all’interno dell’Italia, terza potenza economica del Vecchio Continente.

Il fatto che i mercati si siano sostanzialmente mantenuti su situazioni di tensione, senza tuttavia mollare definitivamente il colpo, può essere interpretato a nostro parere come una situazione di attesa di tempi migliori, allo scattare dei quali potrebbero ridimensionarsi queste grosse differenze di costi del debito (anche se, nell’ipotesi di tassi fermi ancora per lungo tempo, non ci dobbiamo aspettare di vedere i nostri rendimenti intorno al 3 o 3.50% ancora per moltissimo tempo) ed i mercati azionari potrebbero tornare a crescere.

La settimana che ci accingiamo a vivere non mostra molti spunti macroeconomici, verrà giusto pubblicato qualche dato in grado di portare un po’ di volatilità temporanea e di brevissimo termine, senza tuttavia riuscire a far partire movimenti strutturali, per cui potremo testare con mano il reale sentiment di mercato a proposito del quale non fa male dare uno sguardo allo Speculative Sentiment Index di FXCM, che sta cominciano a restituire sbilanciamenti sul lato long per la sterlina contro dollaro e yen (anche se molto lievi) e si sta mantenendo oltre il 5 sul lato short per il UsdJpy (5.37 posizioni corte, per ogni posizione lunga, circa l’84% dei trader), il che ci suggerisce potenziali down side soprattutto sul dollaro contro lo yen giapponese.

Incominciamo questa nuova settimana, dal punto di vista tecnico, potendo notare come la moneta unica si trovi ad un livello superiore rispetto all’apertura di venerdì, nonostante un andamento delle ultime 18 ore tutt’altro che movimentato.

Dopo aver, infatti, messo a segno un discreto movimento a rialzo venerdì, verso l’ora di pranzo, stiamo assistendo ad un appiattimento davvero notevole. Da molte ore i prezzi non riescono ad oltrepassare 1.3535 così come non riescono a rompere il supporto che si trova pochi pip al di sotto di 1.35. Un altro elemento è degno di nota, per le prossime ore: parliamo della tendenza rialzista che sta insistendo da mercoledì scorso e che indica per le prossime ore un livello di supporto dinamico a 1.3480, fornendo quasi conferma al supporto visto poco sopra.

La tendenza a ribasso del cambio UsdJpy prosegue senza sosta. Il percorso incominciato a ridosso dell’ultimo intervento delle autorità, il 31 ottobre scorso, ha sorpassato gli ultimi livelli utili di supporto con tutte le intenzioni di giungere di nuovo sui minimi di 75.50. Per il momento non ci sono rumor di nuovi interventi, forse solamente rimandati fino a che non sarà raggiunto un nuovo minimo. Prima di allora ci separano solamente 76.50 e 76.30.

Il forte legame tra eurodollaro ed EurJpy continua ad essere valido. Anche in questo caso troviamo un supporto dinamico indicato dalla trendline, a 103.60, mentre come livello di resistenza possiamo utilizzare la media mobile a 100 periodi, su grafico orario, che con grande precisione ha arrestato la corsa vista venerdì. Per le prossime ore parliamo di un livello che si trova a 104.15.

Il cable, venerdì, ha fornito un ulteriore prova della validità del livello individuato a 1.5880, andando a rimbalzare perfettamente. I prezzi attuali sembrano trovarsi ad un livello equidistante dal livello di supporto principale, che si trova a 1.57, e dalla resistenza che si trova nei prezzi di 1.58, confermata dai massimi di venerdì e, anche in questo caso, dal transito della media di lungo periodo.

Il calo generalizzato del dollaro di venerdì ha condotto il cambio UsdChf sino a provare a oltrepassare quella precisa linea di tendenza positiva che sino dal 27 ottobre sorregge il trend positivo. La conferma di venerdì ravviva l’idea di un supporto dinamico importante, che transita per le prossime ore a 0.9130. Presso 0.9250 sembra trovarsi una discreta area di congestione (resistenza).

Il cambio EurChf non indica alcuno spunto nuovo, rimanendo un giorno ancora all’interno del range compreso fra 1.2450 e 1.2280. Per il momento si tratta di un movimento del tutto simile a quanto visto ad inizio ottobre: anche in quel caso per giorni si è venuto a creare un range laterale ristretto con resistenza a 1.2450. Questo potrebbe rivelarsi un grande livello di breakout, con il primo obiettivo posizionato a 1.2715 (dove notiamo arrivare la prima delle percentuali di ritraccciamento di Fibonacci del movimento in calo compreso fra 1.5140 e 1.0075) e dove peraltro troviamo una coincidenza di minimi compiuti tra febbraio ed aprile scorsi.

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