“Repressione” della Fed costata $470 miliardi ai risparmiatori

27 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – È quello che sulle pagine di Wall Street Italia leggete da anni. Anziché aiutare i consumi, le politiche ultra accomodanti della Fed hanno finito per allargato la forbice tra ricchi e poveri.

Un esempio lo offre il fatto che i tassi tenuti artificialmente bassi dalla Federal Reserve hanno causato tra il 2008 e il 2013 perdite per i risparmiatori americani dell’ordine di ben 470 miliardi di dollari. È la conclusione a cui arrivano gli analisti del gruppo di riassicurazione Swiss Re puntando il dito contro quella che da loro viene definita, “repressione finanziaria”.

Gi analisti di Swiss Re sostiene che, se la Fed avesse seguito una politica basata sulla Regola di Taylor – un modo meccanicistico di determinare i tassi di interesse sostenuta da alcuni repubblicani del Congresso – i tassi della Fed sarebbero del 1,7% più alti.

Ciò avrebbe incrementato il margine di interesse in media di 14 mila dollari per l’1% più ricco e di 160 dollari per il 90% dei risparmiatori.

Il rapporto ammette d’altro canto che i tassi più bassi hanno dato una spinta alla ricchezza delle famiglie grazie a mutui della casa meno costosi per un ammontare pari a 1.000 miliardi dollari e ai rialzi del mercato azionario per altri 9.000 miliardi dollari.

Resta tuttavia il dubbio che il fatto di mantenere i tassi di interesse artificialmente bassi abbia poi avuto effetti positivi sui consumi, visto che né azioni né guadagni immobiliari si traducono immediatamente in denaro. Quello che è certo – concludono – è che poiché i ricchi sono più propensi a possedere azioni e hanno case più costose, la politica della Fed ha di fatto finito per aumentare le disuguaglianze sociali.

(mt-DaC)