Redditometro, non solo yacht nei controlli sui conti correnti

15 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Entrerà in vigore a marzo il Redditometro, il nuovo strumento dell’Agenzia delle Entrate finalizzato al recupero dell’evasione fiscale. I controlli del Fisco partiranno dai conti correnti, alla ricerca di discrepanze fra i redditi dichiarati e le spese effettivamente sostenute dai contribuenti. Tutto questo grazie all’accesso a diverse banche dati, fra cui anche quelle di società assicurative, istituti bancari, compagnie di telefonia e molte altre.

I movimenti dei conti on line e tradizionali saranno comparati con le dichiarazioni dei redditi, a partire da quelle datate 2010 e relative ai guadagni del 2009. Ulteriori controlli scatteranno solo se il rapporto fra le spese sostenute e i redditi dichiarati sarà superiore del 20% rispetto alle soglie stabilite.

Il Redditometro non si occuperà soltanto degli “acquisti di lusso”. Tra le oltre cento voci di spesa contemplate, infatti, non ci sono solo yacht, cavalli, macchine e gioielli, ma anche le tasse universitarie, l’abbonamento in palestra, le utenze domestiche, le donazioni in beneficenza, il contratto pay tv e molte altre. La vita quotidiana, insomma, racchiusa in sette categorie di beni e servizi.

Il profilo di piccoli e grandi contribuenti “distratti” sarà valutato anche in base a un parametro geografico e alla composizione del nucleo familiare. Bisognerà infatti indicare l’appartenenza a una delle cinque macro-aree (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole) e a una delle undici famiglie-tipo, a seconda che – sostanzialmente – si abbiano o no figli, si rientri in certi limiti d’età o si percepisca uno o più redditi.

Superate le perplessità in merito alla questione privacy grazie all’approvazione del Garante (erano stati sollevati dubbi – poi risolti – sulla sicurezza del canale di trasmissione dei dati sensibili dagli enti all’Agenzia delle Entrate, ndr), ne resta ancora qualcuna sulla rigidità del Redditometro.

In particolare, non è chiaro il ruolo delle medie Istat, considerate come parametro di riferimento anche se la spesa totale accertata risulta inferiore. Inoltre, la voce “investimenti” sembra non contemplare che, ad esempio, erogazioni liberali e compravendite di opere d’arte non sono proprio la stessa cosa. Infine, il Redditometro potrebbe non restituire lo stesso risultato ottenuto dal contribuente nella simulazione col Redditest, perché le voci contemplate potrebbero non essere le medesime.

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