Economia

Reddito famiglie: le province dove è più alto e dove è più basso

Il reddito disponibile delle famiglie cresce nel 2024 più nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord: +3,38% contro +2,84% rispetto al 2023. Il dato emerge dalle stime di Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e segnala una dinamica più vivace nel Sud, pur in presenza di divari ancora significativi nei livelli assoluti. Nel complesso, l’incremento nazionale si attesta al +2,98%, con tutte le macro-aree sopra l’inflazione e segnali di recupero della capacità di spesa delle famiglie.

Va tenuto presente che il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è il reddito delle famiglie residenti nel territorio proveniente dalla differenza tra entrate (risultato lordo di gestione, prevalentemente costituito dal reddito figurativo proveniente dal possesso di una abitazione occupata dal proprietario, redditi da lavoro dipendenti, redditi da capitale, prestazioni sociali, come le pensioni) e uscite (imposte e contributi sociali) più una posta residua di trasferimenti (versamenti a istituzioni sociali, rimesse dall’estero, ecc.) nel corso dell’anno di riferimento.

Milano resta leader, Foggia in coda

Nonostante la maggiore crescita relativa del Mezzogiorno, i livelli di reddito pro-capite restano fortemente differenziati. Milano si conferma al primo posto con 36.188 euro, davanti a Bolzano (32.680 euro) e Monza Brianza (30.182 euro).
All’estremo opposto della graduatoria si collocano Foggia (14.953 euro), Agrigento (15.059 euro) e Caserta (15.288 euro). Il divario tra prima e ultima provincia supera i 21 mila euro.

Il confronto territoriale evidenzia una forte concentrazione del Mezzogiorno nelle posizioni più basse: 18 province del Sud si collocano nelle ultime 20 per reddito disponibile pro-capite. Per trovare la prima realtà meridionale bisogna scendere fino alla 35esima posizione, occupata da Cagliari con 24.226 euro. Nel complesso, il reddito del Nord supera di circa il 50% quello del Mezzogiorno.

Città metropolitane hub del reddito

Le città metropolitane continuano a rappresentare i principali poli di reddito: il pro-capite risulta superiore del 14% rispetto alle altre province. A incidere sono retribuzioni mediamente più elevate, la concentrazione di attività direzionali e il maggiore costo della vita. Anche la componente retributiva evidenzia un divario di circa venti punti percentuali tra Sud e resto del Paese.

Le prime sei posizioni per reddito pro-capite restano immutate rispetto al 2021: Milano, Bolzano, Monza e Brianza, Bologna, Parma e Genova. Tra le dinamiche più rilevanti spicca la scalata di Rimini, che guadagna otto posizioni, mentre Prato arretra di dieci. Il quadro complessivo mostra quindi un Paese in cui la crescita è più diffusa ma la geografia del reddito resta fortemente polarizzata.

“La mappa del reddito disponibile ci fornisce un quadro articolato che da un lato smentisce lo stereotipo di un Sud statico contro un Nord dinamico e dall’altro fa emergere delle geografie inedite”. Lo ha detto Gaetano Fausto Esposito direttore generale del Centro Studi Tagliacarne che ha aggiunto “tra il 2024 e il 2023 la classifica della crescita del reddito disponibile vede sei province meridionali tra le prime dieci e nove centro settentrionali tra le ultime dieci. Ma al Sud il reddito disponibile pro-capite resta inferiore di 23 punti percentuali rispetto alla media italiana. E, ancora, se la variazione del reddito disponibile risulta al Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord, il valore della componente retributiva evidenzia un divario di circa venti punti percentuali rispetto al resto del paese. Si conferma, inoltre, il primato delle città metropolitane – continua Esposito – veri hub di potenzialità: con un reddito pro-capite superiore del 14% rispetto alle altre province, anche per effetto delle retribuzioni più alte di quasi un terzo sostenute dalla concentrazione di attività direzionali meglio pagate e dal più elevato costo della vita. Infine, nel 2024 sembra cominciato un processo di recupero del reddito disponibile che in tutte le ripartizioni territoriali è risultato superiore all’inflazione”. 

 

Top ten della crescita: sei province meridionali

Nelle prime dieci posizioni della classifica per tassi di crescita, che vede in testa Rimini con un aumento del +5,78% seguita da Ragusa (+5,55%) e Venezia (+4,95%), entrano sei province del Mezzogiorno: oltre a Ragusa, Benevento (+4,85%), Teramo (+4,80%), Caltanissetta (+4,75%), Siracusa (+4,73%) e Bari (+4,68%). Tra le performance più deboli si segnalano invece Prato (-0,13%), Imperia (-0,03%) e Ancona (+0,36%), che mostrano un rallentamento rispetto alla media nazionale.