Rallentamento globale, Giappone riprende stimoli fiscali per la prima volta dal 2016

8 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

Il timore di un severo rallentamento economico ha spinto anche il governo Giapponese a riprendere le politiche di bilancio espansive, per la prima volta dal 2016. Oltre agli aspetti economici legati alla congiuntura internazionale avrebbe pesato sulla scelta anche l’impatto dell’aumento dell’imposta sui consumi (equivalente nipponico dell’Iva) ritenuto necessario per consolidare i conti pubblici. Dal 2016 al 2018 il deficit sul Pil giapponese si è ridotto dal 5 al 3,6%, contemporaneamente il debito è salito dal 235,6 al 238,2%.

La possibilità di riprendere un pacchetto di stimoli economici è resa possibile, nonostante gigantesco debito pubblico, dai tassi d’interesse ultra bassi con i quali lo stato Giapponese può tuttora prendere a prestito per indirizzare poi i suoi investimenti. Anche se la portata che assumeranno i nuovi stimoli non è stata ancora diffusa, si sa che il piano includerà vari progetti per la ricostruzione dopo i danni del tifone Hagibis, che ha colpito il Paese il mese scorso, e investimenti per incrementare le difese in vista di future alluvioni. Lo sforzo, infine, sarà quello di incrementare la competitività in vista delle prossime olimpiadi di Tokyo, che si terranno il prossimo anno.

Lo scopo, ha dichiarato, Yoshihide Suga, segretario del capo di gabinetto del Giappone, è “accelerare la nostra ripresa” dai disastri naturali, “fronteggiare i rischi provenienti dall’estero e accelerare la crescita della produttività. Stiamo formulando un piano sulla base di un budget spalpato in 15 mesi”.

“Mettendo a frutto gli attuali bassi tassi di interesse, vogliamo implementare in modo proattivo prestiti fiscali e investimenti per rafforzare l’economia per la crescita futura”, ha affermato Suga.

 

Il ministro delle finanze Taro Aso ha affermato che i titoli di stato a 50 anni lo sono ora “un argomento da considerare”, sebbene in precedenza quest’ultimo avesse sempre respinto la possibilità di emettere titoli a scadenze così lunghe.