Raffica di vendite a Wall Street, Dow perde 316 punti

31 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) -Raffica di vendite a Wall Street che, in chiusura, vede il Dow Jones in calo di oltre 300 punti. I mercati americani seguono le piazze europee sulla via dei cali dopo che il dato di oggi sui prezzi al consumo nell’Eurozona ha suscitato nuovi timori di deflazione per i paesi della moneta unica.

Nel finale, il Dow perde l’1,87% a 16.563 punti (-316 punti), peggio fa il Nasdaq giù dello 2,08% a 4,370 punti mentre lo S&P 500 mette a segno una flessione dell’1,98% a 1.931 punti.

Per la Borsa Usa, il mese di luglio è il primo in rosso da gennaio: su base mensile il Dow scende dell’1,6% mentre lo S&P 500 perde l’1,5%.

il Vix – il cosiddetto indice della paura – balza del 19% a 15,91, massimi del 15 aprile scorso. Gli investitori sono cauti all’indomani della riunione della Federal Reserve. Il timore e’ che con un continuo miglioramento dell’economia, la banca centrale americana sia tentata di alzare i tassi di interesse prima di quanto previsto attualmente. Il dibattito all’interno dell’istituto guidato da Janet Yellen e’ in corso con un tasso di disoccupazione al 6,1% (minimi del settembre 2008) e inflazione vicina al target del 2% fissato dalla Fed. Quanto al Vix, esso resta sotto la media di lungo termine intorno a quota 20.

Ad alimentare il pessimismo anche il nuovo default dell’Argentina, il secondo degli ultimi 12 anni, dopo che la scadenza di ieri è stata superata senza aver trovato un accordo con i creditori dissidenti.

Deludono anche le richieste di sussidi di disoccupazione che sono aumentate la scorsa settimana, dopo aver raggiunto il minimo degli ultimi 14 anni. Nella settimana terminata il 26 luglio le richieste sono aumentate di 23mila unita’, arrivando a 302 mila. Lo ha reso noto il dipartimento del Lavoro. Il dato della settimana precedente e’ stato rivisto al ribasso a 279mila, il piu’ basso dal maggio 2000. La media mobile delle ultime quattro settimane ha visto un calo di 3.500 a 297.250 unita’, il livello piu’ basso dall’aprile 2006.

Come se non bastasse, l’indice Pmi di Chicago e’ sceso in luglio a 52,6 punti, esattamente dieci punti al di sotto della rilevazione di giugno che era stata appunto di 62,6 punti. Il dato e’ nettamente inferiore alle stime degli analisti e si colloca ai minimi da oltre un anno.

Gli indici sono comunque vicini ai massimi storici e un supporto è arrivato di recente anche dalle trimestrali, che hanno evidenziato un numero maggiore del solito di società che hanno battuto le aspettative per utili e ricavi, pur con alcuni casi di risultati fortemente deludenti.

All’indomani del balzo del Pil del secondo trimestre (+4%) e della riunione della Federal Reserve, il mercato teme un rialzo dei tassi di interesse. I toni usati dalla banca centrale sono stati “dovish”, da colomba, ma se l’economia continua a migliorare l’istituto guidato da Janet Yellen potrebbe decidere di stringere la cinghia prima di quanto atteso ora.

A livello societario, Target ha scelto il suo amministratore delegato all’estero del gruppo: Brian Cornell arriva da PepsiCo e sostituisce Gregg Steinhafel, che aveva lasciato il colosso retail a maggio sulla scia dell’attacco hacker. Time Warner Cable non ha saputo centrale le stime degli analisti con la sua trimestrale. Il gruppo ha inoltre tagliato le stime sui ricavi. DirectTV ha messo a segno utili per azione al netto di voci straordinarie sopra il consensus. La Tv satellitare ha battuto anche il consensus sui ricavi.

Exxon Mobil scivola con i conti. Il mercato fa notare il netto cambio di rotta rispetto l’anno scorso: il gruppo petrolifero ha tagliato le spese in capitale del 17% nel primo semestre. Il suo flusso di cassa resta comunque insufficiente per coprire le sue spese. Tesla ha confermato l’investimento da parte di Panasonic nella sua Gigafactory da 5 miliardi di dollari ma il gruppo giapponese non ha ancora deciso per quanto contribuira’.

Fuori dagli Usa, ad attirare l’attenzione degli investitori la situazione in
Argentina alle prese con il suo secondo default del secolo e il terzo in 28 anni. Un evento che danneggerà ulteriormente l’economia, già in recessione.

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, l’euro prosegue il calo. Ieri era sceso ai minimi di otto mesi, oggi cede lo 0,10% a 1,3383 dollari.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,78% a $99,51 al barile, quotazioni oro -0,05% a $1.294,20.