Quanto ci costa lasciare il denaro fermo sul conto corrente, la simulazione dei costi

19 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Nel 2020, complice la pandemia, la disponibilità nelle tasche degli italiani ha toccato una cifra record, arrivando a raggiungere nel mese di dicembre i 1.737 miliardi di euro.
Così rivela l’Abi secondo cui la  cifra è pari ad un terzo della ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie, assimilabile circa al valore del PIL nazionale (1.787 miliardi a fine 2019) e il dato è in costante crescita.

Ma chi è riuscito a mettere da parte del denaro lasciandolo  fermo sul conto corrente, deve sapere che neanche sul conto i risparmi sono del tutto al sicuro. Tra i costi connessi al conto e l’inflazione, infatti, il patrimonio accumulato facilmente svanisce, a meno che non si decida di cogliere l’opportunità di investire.

Gimme5, soluzione digitale per la gestione del denaro, ha simulato quanto si perde lasciando i soldi sul proprio conto.

Conto corrente: quanto costa lasciare il denaro fermo

Così, se dal 2011 avessimo scelto di mettere da parte 50€ ogni mese su un conto corrente dedicato a questa attività, in teoria, dopo 120 versamenti, oggi dovremmo avere da parte una cifra pari a 6.000€. Nella pratica, però, avremmo accumulato circa 5.000€, una cifra notevolmente inferiore.

Dalla cifra iniziale vanno infatti detratti i costi di gestione di un conto corrente tradizionale (fino a 88,50€ all’anno secondo Banca d’Italia) e il costo “nascosto” dellinflazione, cioè la perdita di potere d’acquisto del denaro, due fattori che hanno eroso i risparmi, il cui valore reale oggi ammonterebbe a 4.968€, con una perdita di ben 1.032€.

Anche aprendo un più economico conto online, con un costo annuo di 21,40€ (costo medio calcolato da Banca d’Italia), il valore del denaro accantonato sarebbe pari a 5.623€, poiché l’inflazione avrebbe comunque eroso i risparmi, determinando una perdita di valore complessivo di 377€.

Da qui il consiglio di Gimme5: investire, visto che l’investimento rappresenta una difesa naturale contro l’erosione del valore del denaro.