Per l’anno in corso, la CGIA ha stimato che una famiglia italiana tipo, composta da due lavoratori dipendenti con un figlio a carico, versa allo Stato 20.231 euro di tasse. La gran parte di questa cifra non viene pagata direttamente dal cittadino, ma è sottratta “alla fonte”, cioè già inclusa negli stipendi o negli acquisti quotidiani.
Di questi, oltre 12.500 euro derivano da ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali comunali e regionali. Altri 7.000 euro circa arrivano da imposte indirette, come l’Iva sui consumi quotidiani, le accise, il contributo al Servizio sanitario nazionale inserito nell’Rc auto o il canone Rai. Rimane davvero poco — circa 640 euro l’anno — che la famiglia paga consapevolmente tramite bollo auto o Tari. In altre parole, quasi 97 euro su 100 spariscono senza che il contribuente debba fare alcuna operazione attiva.
Dipendenti e autonomi: tasse a confronto
La CGIA evidenzia come questo meccanismo generi una forte differenza tra dipendenti e autonomi. I lavoratori dipendenti subiscono il prelievo direttamente in busta paga e quindi percepiscono meno il peso delle imposte. Gli autonomi, invece, devono provvedere in prima persona a bonifici e versamenti periodici, e questo li rende più consapevoli e, spesso, più insofferenti.
La percezione psicologica, insomma, fa la differenza: quando le tasse vengono trattenute automaticamente, sembrano meno pesanti; quando invece bisogna pagare con un bonifico o recandosi allo sportello, la pressione fiscale appare subito evidente.
Evasione: non solo Irpef
È vero che tra gli autonomi l’evasione fiscale è statisticamente più diffusa, proprio perché i versamenti sono diretti. Tuttavia, va ricordato che l’Irpef rappresenta solo il 30% delle entrate fiscali complessive dello Stato. Ciò significa che il restante 70% – costituito soprattutto da imposte indirette – può essere evaso o eluso da tutti i contribuenti, non solo da chi lavora in proprio.
Quanti sono i contribuenti italiani
In Italia i contribuenti Irpef sono complessivamente 42,5 milioni. La maggior parte è composta da lavoratori dipendenti, circa 23,8 milioni, seguiti da 14,5 milioni di pensionati. Molto più ridotta è la platea degli autonomi, pari a 1,6 milioni, cui si affiancano altri 1,6 milioni di contribuenti che dichiarano redditi da affitti, terreni o titoli di Stato.
Dal punto di vista geografico, Roma è la provincia con il numero più alto di dichiaranti: 2,9 milioni, di cui poco più di 100mila autonomi. Milano segue con 2,5 milioni di contribuenti, mentre Torino si ferma a circa 1,6 milioni.
L’Italia resta tra i Paesi più tassati in Europa
Un altro dato significativo riguarda la pressione fiscale complessiva. Nel 2024 l’Italia si è attestata al 42,6% del Pil, collocandosi al sesto posto nell’Unione Europea. Solo Paesi come Danimarca, Francia, Belgio, Austria e Lussemburgo registrano un peso fiscale superiore al nostro.
Tra i principali partner commerciali, la Francia è l’unica con un carico maggiore, mentre Germania e Spagna mostrano valori decisamente più bassi: rispettivamente il 40,8% e il 37,2% del Pil. Il tasso medio dell’Unione Europea, nel suo complesso, resta inferiore a quello italiano.