Proposta di mozione parlamentare contro l’ESM

2 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

PROPOSTA DI MOZIONE PARLAMENTARE CONTRO L’ESM – preparata da: Lidia Undiemi

Premesso che:

nel 2007, a seguito dell’esplosione della bolla speculativa statunitense, il crollo di grandi istituti finanziari si è ripercosso in molte parti del mondo, compresa l’Europa. Ciò ha permesso di aprire squarci di verità sui metodi utilizzati dagli speculatori per realizzare ingenti utili, “fittizi” poiché sganciati, soprattutto in termini di responsabilità, dalle attività produttive poste alla base dell’emissione degli strumenti finanziari derivati.

Il dibattito sulle cause della crisi è praticamente scomparso dalla scena pubblica per riapparire, quasi come un castigo divino, in un momento ben preciso, ossia quando alcuni stati, come l’Italia, privi di una seria politica nazionale di sviluppo economico, si sono ritrovati in grave difficoltà nel piazzare sostanzialmente il rinnovo, nonché l’aumento, del proprio debito pubblico attraverso l’emissione di nuovi titoli di Stato.

In un contesto di questo tipo le politiche di austerity rappresentano un sacrificio drammaticamente inutile per i cittadini in quanto si tratta di versare ulteriore liquidità nel “buco nero” della finanza speculativa.

In questa ulteriore fase iniziano a diffondersi altri importanti aspetti della grande crisi, come l’intreccio del debito pubblico fra diverse nazioni modello “effetto domino” e le difficoltà degli istituti finanziari che detengono una quantità enorme dei titoli pubblici delle nazioni “deboli”. Un esempio? La società finanziaria MF Global è fallita perché nel suo portafoglio c’erano troppi titoli di stato dei paesi europei più indebitati.
Questo è uno dei principali motivi per cui si cerca una soluzione globale in ambito europeo.

Sulla limitatezza degli effetti degli stimoli fiscali e monetari non sono mancati commenti critici da parte di diversi economisti, fra cui John Taylor, Robert Barro e il neo-nobel Thomas Sargent, e dato che i tecnici vanno di moda, forse è il caso di dare maggiore visibilità a quelle scuole di pensiero che si sono rivelate più coincidenti con la realtà dei fatti.

Il meccanismo europeo di stabilità finanziaria è lo strumento scelto dalla politica di Bruxelles per fornire assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà, sulla base, si badi bene, del rispetto da parte dello Stato (potenziale) debitore di determinate condizioni di politica interna – “rigorose condizionalità” – negoziate con l’ESM.

Il trattato ESM non è semplicemente un insieme di regole finalizzate ad ottenere la stabilità finanziaria della zona euro ma, si presti molta attenzione a questo passaggio, si tratta di un documento che disciplina l’istituzione di un organismo finanziario internazionale dove i 17 paesi aderenti, compresa l’Italia, dovranno negoziare, non in qualità di stati sovrani ma di soci e di debitori, scelte di politica interna al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default.

Immunità ed altri privilegi, scudi patrimoniali e potenti protetti da eventuali interventi giudiziari, rappresentanti di paesi e finanziatori di un organismo intergovernativo che sostituiscono i parlamentari nella scelta delle politiche nazionali ed operazioni finanziarie “inviolabili”. Queste sono le principali caratteristiche dell’ESM.

Le tanto criticate anomalie del sistema “Italia” stanno trovando piena legittimazione nel contesto comunitario.

Il trattato ESM prevede che gli stati che intendano ricevere un prestito dall’organizzazione debbano pagare un tasso di interesse il cui limite non è stato nemmeno definito.

L’obiettivo della stabilità finanziaria della zona euro non può essere raggiunto affidando il fondo “salva-stati” ad una istituzione finanziaria che intende lucrare sui disagi economici e finanziaria dei paesi in difficoltà, visto che si tratta di tutelare le economie nazionali contro la finanza speculativa, indiscussa protagonista della crisi.

Se i parlamenti nazionali ratificano l’entrata in vigore del trattato ESM si potrebbero anche verificare scenari di retrocessione civile che nemmeno il più visionario dei registi sarebbe oggi in grado di rappresentare.

I privati, sostanzialmente potenziali finanziatori come ad esempio la Cina, sono ammessi, in qualità di “osservatori”, a partecipare alle riunioni (del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione) che hanno ad oggetto la valutazione della concessione del credito al paese richiedente nonché la definizione delle rigorose prescrizioni di politica economica da imporre alla nazionale “minacciata”. Questa ingerenza si traduce nel serio rischio che a dettare le “rigorose condizionalità” da applicare nel territorio dello Stato debitore siano coloro che concedono i soldi al fondo che, in tal senso, vestirebbe i panni di mero interposto.

Per tali ragioni, si ritiene che la politica nazionale rischia di diventare oggetto di contrattazione finanziaria.

Per comprendere la pericolosità dell’ESM, basta semplicemente osservare ciò che è accaduto in Grecia. La Troika ha concesso i piani di salvataggio in cambio di una serie di richieste che per Atene si sono tradotti in cessione di sovranità. Si pensi alle condizioni imposte in materia di tagli alla spesa, ai dipendenti pubblici e alle pensioni. In tal senso, la politica nazionale diventa oggetto di contrattazione finanziaria.

Membro, socio, parte contraente o creditore, sono i nuovi ruoli con cui si intende misurare il potere di una nazione sul proprio territorio. Strappare i panni istituzionali ad uno Stato per costringerlo a confrontarsi nella giungla dei mercati finanziari in qualità di grande debitore, dove chi detta legge è chi possiede più denaro, significa indirizzare la Costituzione verso una umiliante sottomissione a quelle folli logiche speculative che appaiono come l’immagine, sempre meno sfocata, dell’anticamera di una pericolosissima dittatura economica.

L’entrata in vigore dell’ESM è subordinata all’approvazione da parte del Parlamento di due disegni di legge, quello relativo alla modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (ddl n. 2914) e quello riguardante specificatamente il trattato ESM, firmato per la prima volta l’11 luglio 2011 – per l’Italia dall’ex ministro Tremonti – e riproposto con qualche modifica il 2 febbraio 2012 (ddl n. 3240).

Estrema attenzione merita anche il mercato interbancario dove le concessioni di liquidità da parte della BCE assumono toni preoccupanti. In condizioni pressoché normali, se una banca necessita di liquidità chiede un prestito ad altri istituti di credito che hanno maggiori disponibilità. Perché interviene la BCE con un rilevante grado di assistenzialismo? La situazione di crisi bancaria è talmente grave che le banche a corto di liquidità non riescono a trovare istituti che stanno meglio. Non meno attenzione merita lo strumento finanziario con cui la BCE fornisce moneta alle banche. Si chiama LTRO (Long Term Refinancing Operation), rifinanziamenti a 36 mesi, una scadenza definita da esperti analisti lunga ed anomala per il mercato interbancario. Oltre a pagare un tasso di interesse vicino all’Euribor la banca è tenuta a lasciare dei titoli in garanzia presso la BCE. Sulla qualità dei titoli da depositare sono state sollevate diverse critiche in quanto potrebbero essere oggetto di garanzia anche titoli di Stato che attualmente hanno difficoltà ad essere piazzati sul mercato. La BCE investe dunque le proprie disponibilità in favore di banche correndo grossissimi rischi di indebitamento e togliendo risorse all’economia reale. Non solo le banche vengono praticamente assolte e premiate senza aver nemmeno verificato perché si sono ritrovate in stato di crisi, ma ottenendo inoltre denaro all’1% possono tranquillamente lucrare proponendo al mercato tassi ben più alti. Non rassicura certamente il fatto che i crediti in ambito ESM, prima ancora quelli del FMI, godranno di privilegio. Il rimborso del debito rappresentato dai titoli che la BCE ha eventualmente preso in garanzia dalle banche potrebbe avvenire soltanto dopo che lo stesso Stato debitore ha pagato l’organizzazione finanziaria. Si potrebbe verificare la paradossale situazione che la BCE, nonostante gli scontri politici sugli Eurobond e l’impossibilità di potere acquistare titoli di Stato sul mercato primario, veda drasticamente ridurre il proprio ruolo istituzionale, con gravi ripercussioni sugli assetti produttivi degli stati membri.

Si esprime contrarietà a considerare come fonte di tutti i mali della finanza l’influenza esercitata dalle agenzie di rating sui mercati mondiali. Si pensi a molte grandi aziende italiane che sono state ridotte all’osso da parte dei tanti “capitani coraggiosi” che hanno lasciato senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori in nome di uno spregiudicato arricchimento personale nemico dell’economia reale e dei conti pubblici. Operazioni di trasferimenti di rami di azienda e di rapporti di controllo societario sono state alla base delle grandi trasformazioni subite da entità come Unicredit e Telecom a seguito delle quali, con grave indifferenza politica, sono emersi problemi di crisi e richieste di aiuti di Stato. E’ bene ricordare che la Corte dei Conti, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011, ha denunciato che le esternalizzazioni e le privatizzazioni si sono ridotte a un mezzo per la gestione clientelare del potere politico-amministrativo. Ancor prima delle politiche di austerity e di scagliarsi contro le agenzie che danno i voti l’attuale governo dovrebbe occuparsi di svuotare le tasche ai pericolosi ladri in giacca e cravatta.

Rilevato che:

L’ESM intende operare come un qualsiasi istituto finanziario, erogando prestiti, rivolgendosi al mercato per potere soddisfare le richieste di concessione di denaro al fine di ottenerne un profitto. Basti pensare che lo Stato debitore dovrebbe corrispondere all’ESM un prezzo pari alla somma del costo del finanziamento e degli interessi in favore dell’ESM ad un tasso non definito nell’ultima versione del trattato.

Se lo Stato in difficoltà non riesce a far fronte ai propri impegni finanziari non può esercitare i propri diritti di voto per tutta la durata dell’inadempienza.

Il capitale sociale è pari a 700 miliardi di euro di cui solo 500 saranno prestabili. Si discute di un rilevante potenziamento. L’Italia, la Francia e la Germania posseggono assieme 392.589.190.000 miliardi, e poiché per raggiungere il quorum dei 2/3 nelle decisioni è necessario che questi tre paesi si aggiunga anche solo la Spagna per imporre scelte ai restanti 13 Stati non si può certo dire che l’obiettivo di stabilità finanziaria, così come inteso dai sostenitori del trattato, rispecchi valori democratici. Di questo importo, 80 miliardi di euro saranno sotto forma di capitale versato fornito dagli Stati membri della zona euro. Le quote da versare citate dal ministro Monti si riferiscono a questo importo. I I restanti 620 miliari di euro sono sotto forma di “capitale richiamabile” e i paesi aderenti al trattato si vincolano “irrevocabilmente e incondizionatamente si impegnano a fornire il loro contributo per lo stock di capitale autorizzato” pena l’applicazione di sanzioni. Quindi, se lo Stato membro dell’ESM non trova i soldi da versare allora dovrà, sotto una non meglio definita “procedura di sorveglianza”, essere adeguatamente “sanzionato”.

Con la ratifica del trattato l’Italia si impegna a versare 125.395.900.000 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno, con molta probabilità, i prestiti eventualmente richiesti per far fronte alla crisi di liquidità. Di certo, tali somme non potranno essere coperte con l’emissione di titoli di debito pubblico, e sarebbe estremamente riduttivo, nonché fuorviante, fornire rassicurazioni circa il versamento delle prime rate che appaiono estremamente limitate rispetto ai vincoli finanziari assunti.

L’organizzazione è diretta da un consiglio dei governatori e da un consiglio di amministrazione.
Mentre sul consiglio dei governatori c’è almeno formalmente un minimo di controllo democratico, visto che è formato dai ministri delle finanze dei paesi aderenti, il consiglio di amministrazione assume toni opachi in quanto i suoi membri sono nominati dai governatori e possono essere revocati in qualsiasi momento. Visto l’ampio potere decisionale concesso dal trattato al consiglio di amministrazione e l’importanza che l’ESM intende assumere nella gestione della politica internazionale queste disposizioni si adattano più a storie di fantapolitica che alla realtà, specialmente se si considera che i membri dell’organizzazione, compresi quelli dello staff, sono immuni da procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie.

Nell’ambito dell’ESM le istituzioni europee assumono un ruolo residuale, dato che il potere decisionale relativo alla procedura per la concessione di finanziamento è attribuito al consiglio dei governatori.

Scoperto che:

oltre all’immunità per i membri dell’ESM, il trattato stabilisce che “i beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative”. Inoltre, “tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere”.

Gli archivi ed i locali del MES, ed i documenti appartenenti o detenuti dal MES, sono inviolabili.

Nel trattato si fa riferimento all’importazione di merci, e ciò fa sorgere il dubbio che, oltre a voler lucrare sulle esigenze di liquidità dei paesi in difficoltà, l’ESM intende espandere le proprie attività fino ad arrivare alla commercializzazione dei prodotti calpestando totalmente il motivo per cui se ne chiede l’introduzione, ossia la stabilità finanziaria dell’area euro.

Compreso che:

Senza l’attuazione di riforme strutturali in ambito comunitario finalizzate a proteggere l’economia reale dalla finanza speculativa non c’è altra strada che la sottomissione alle potenze economiche dei paesi emergenti. Non bisogna infatti commettere l’errore, potenzialmente fatale, di credere che la crisi si risolve togliendo dalle mani delle agenzie di rating la gestione delle dinamiche finanziare. E’ vero che queste società godono oggi di un potere spropositato ma non si può nemmeno negare che gli speculatori, troppo spesso appoggiati dalla politica, hanno svuotato dall’interno i principali contesti produttivi delle economie nazionali.

Impegna il governo:

? A discutere pubblicamente del trattato ESM.
? Ad abbandonare la linea politica dell’attribuzione del peso della crisi ai cittadini mediante le politiche di austerity.
? A far pagare la crisi a coloro che l’hanno generata prendendo atto del fatto che le principali cause del malessere del nostro paese sono la corruzione politica e la speculazione finanziaria.
? A proporre in sede europea lo “stralcio” del trattato ESM e di lavorare per un governo straordinario della finanza e del debito pubblico valorizzando e responsabilizzando le istituzioni nazionali e comunitarie, abbandonando l’obiettivo di consentire a rappresentanti di organizzazioni intergovernative di potere operare godendo di immunità ed altri privilegi.
? Costituire dei tavoli “tecnici” per effettuare un’analisi, in via sperimentale, dello “stato di salute” delle più grandi aziende europee al fine di studiare e comprendere i meccanismi e le operazioni che ne stanno determinando lo stato di crisi.
? Lavorare per la realizzazione di un progetto di politica legislativa volto a convertire il “processo crisi” in “processo di sviluppo” attraverso l’introduzione di strumenti di difesa dell’economia reale nel rispetto della libertà di iniziativa economica.
? A fornire chiare ed inequivocabili indicazioni circa gli strumenti operativi che si intendono adottare per evitare che non siano le stesse banche ad offrire mediante l’ESM prestiti alle nazioni in difficoltà. Ciò determinerebbe una ingiusta operazione speculativa contro i cittadini, visto che gli istituti di credito, avendo ottenuto denaro all’1% dalla BCE, potrebbero ottenere un guadagno “politico-speculativo” netto di almeno il 3% in termini di interessi negativi per gli stati debitori.
? A rendere noti i mezzi attraverso cui intende evitare il rischio della partecipazione “occulta”della criminalità organizzata ai grandi piani di finanziamento dell’ESM, e a specificare in che modo la “inviolabilità” dei documenti possa incidere positivamente nel raggiungimento di tale obiettivo.