Prodi: “Strapotere tedesco, la Germania vuole sostituirsi all’Europa?”

20 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’Europa? “La trovo in uno stato terribile”. Lo ha detto, nel corso di un’intervista ad “Avvenire” l’ex premier Romano Prodi, che fa notare: “Sta venendo avanti una certa tentazione di togliere potere alla Commissione per ridarla agli Stati membri”.

“Nessuno dei grandi problemi è stato affrontato con spirito europeo. Né la Grecia, né l’immigrazione. Sono stati tutti lasciati esplodere”. Per questo non bastano più i vertici dell’Unione, convocati “sempre per discutere sulla gestione del presente e mai per la definizione del futuro. Ora serve una soluzione nuova”.

Per Prodi una soluzione nuova potrebbe essere quella di “un summit ‘largo’ con i Paesi della Ue, le istituzioni europee e con in più i grandi partiti politici. Bisogna ricominciare a parlare di politica perché così non si può più andare avanti. Così l’Europa muore. Muore, ma non con fragore. Muore di inedia. Muore perché gli altri nel mondo fanno progressi incredibili e noi siamo fermi. Muore perché le altre economie corrono e noi non siamo capaci nemmeno a decidere sulle cose che riguardano casa nostra”.

“Mi fermo alla denuncia, non voglio spingermi oltre. Continuo però a chiedermi se nel profondo dell’opinione pubblica tedesca non stia emergendo l’ipotesi che la Germania ce la possa fare da sola. Sola, con gli Stati che le stanno attorno. Sola, con una costellazione di Paesi che potremmo chiamare satelliti. Continuo a chiedermi se la Germania non abbia un’idea nuova di Europa. Se magari si pensi che esiste la Germania e che poi tutti gli altri Paesi sono quasi un peso. Sì, in questi ultimi mesi una domanda, sempre la stessa, si riaffaccia nelle mie riflessioni: la Germania punta a sostituirsi all’Europa?”.

“Rifletto sul protagonismo di Berlino negli ultimi tempi. Non voglio agitare fantasmi e capisco che dietro lo strapotere tedesco, oltre alla virtù del popolo tedesco stesso, c’è anche la profonda crisi degli altri. Ma l’analisi va fatta: le decisioni che contano sono sempre più estranee all’Europa e sempre più concentrate sulla Germania”.

Il “problema” Grecia, inoltre, “non è stato affrontato in maniera definitiva: abbiamo evitato il peggio e abbiamo fatto il male. All’ultimo momento si è scongiurata un’uscita drammatica, ma con rimedi del tutto insufficienti per un rientro della Grecia nella vita politico-economica della Ue che sia stabile e duraturo”.

“Il debito non potrà mai essere pagato” e “il problema si ripresenterà in futuro perché una cosa sono le aspirine, un’altra sono gli antibiotici”. Antibiotici che non sono stati dati “perché anche sulla Grecia non c’è stato un dialogo collettivo; c’è stato, invece, uno sterile scontro di dottrine. E quando si scontrano le dottrine non c’è mai una soluzione definitiva”.