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Private Banking leva fondamentale nella crescita degli investimenti in Pmi

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L’industria del private banking è una leva strategica per permettere in futuro alle Pmi italiane di raggiungere gli obiettivi di patrimonializzazione e di sviluppo. Questa l’evidenza che emerge dal Progetto di ricerca “Private capital e private banking, il rapporto fra private banking e finanziamento dell’Economia Reale attraverso impieghi illiquidi e alternativi” realizzato dall’Aipb (Associazione Italiana Private Banking) in collaborazione con la società di gestione Neuberger Berman.

Lo studio permette di guardare con ottimismo al ruolo che i private banker potranno giocare per l’economia reale italiana. I clienti private possono rappresentare un importante bacino di risorse per sostenere il rilancio dell’economia nazionale, che dovrà seguire la pandemia COVID-19.

Nel dettaglio i risultati della ricerca mostrano come, soprattutto in anni recenti, il risparmio gestito dal private banking abbia finanziato operazioni di aumento di capitale e debito privato attraverso la selezione di FIA (fondi investimento alternativi) con impatti molto significativi sulla crescita delle imprese.

Gli investimenti del private banking in Pmi attraverso FIA

A partire dal 2000, il risparmio gestito della clientela del private banking ha contribuito al finanziamento di almeno 242 deal nell’economia reale, coinvolgendo 151 imprese. Nel 29% dei casi, gli operatori Private hanno scelto fondi di tipo non riservato, valore oltre 7 volte superiore alla media di mercato del 4,1%. Una scelta dovuta al contesto normativo, che spesso fa ricadere il cliente private nella definizione di investitore retail (500.000€ il limite dell’importo di sottoscrizione) limitandone l’accesso ai fondi riservati che hanno delle soglie di ingresso più elevate.

Complessivamente, l’analisi evidenzia un contributo rilevante del Private Banking alle Pmi italiane. I FIA collocati dal Private Banking sono stati coinvolti nel 9% dei deals in equity, in cui il target era una PMI, per un volume complessivo di capitale di rischio pari al 7,5% del totale investito dai fondi di investimento alternativo.
Allo stesso modo, i FIA selezionati dagli operatori private hanno sottoscritto il 12,8% del totale del capitale di debito disponibile per le PMI attraverso fondi di investimento alternativo.

Lo studio poi si interroga sulla qualità di tale contributo, analizzando le performance delle imprese oggetto di operazioni che hanno coinvolto FIA, mediate dal Private Banking. L’analisi riguarda la crescita dei fatturati, dell’attivo di stato patrimoniale, del numero di dipendenti, della liquidità di ciascuna PMI attraverso una analisi con l’approccio metodologico difference-in-difference.

L’analisi inoltre mostra che a tre anni dal deal, le imprese che hanno ricevuto un finanziamento in equity e/o debito hanno registrato performance significativamente maggiori rispetto alle imprese che non lo hanno ricevuto, pari al 240%.
Le PMI oggetto di deal mediati dal Private banking hanno performato meglio di quelle che lo hanno ricevuto attraverso altri canali, sempre attraverso lo strumento FIA, registrando un ulteriore incremento dei ricavi pari a mediamente il 10% in più, degli attivi con il 25% in più e dei dipendenti con il 10% in più, mentre la cassa aumenta leggermente meno ( -5%), rispetto al campione di PMI oggetto di deal.

“Il nostro studio ha evidenziato la capacità degli operatori private di selezionare fondi FIA che creano maggiore valore per le PMI nelle quali investono – ha dichiarato Vincenzo Butticé, a capo del team di ricerca illustrandone le principali evidenze – una conferma rispetto al ruolo che il Private Banking ricopre e, potrà ricoprire, attraverso investimenti in FIA. Ringraziamo AIPB per l’opportunità di approfondire un tema chiave per lo sviluppo dell’economia reale nel nostro Paese. Le caratteristiche del mercato mostrano infatti del potenziale ancora inespresso che potrà in futuro, coerentemente con le opportune modifiche normative, aumentare ulteriormente il ruolo del private banking nel finanziamento all’economia reale”.

Insomma, i patrimoni privati vanno configurandosi come una leva indispensabile per una crescita di lungo periodo come ha confermato Marco Avanzo Barbieri Head of Client Group – Italy di Neuberger Berman.

Sempre più importante sta diventando la valutazione dell’investimento sotto una lente di sostenibilità, sociale e ambientale, non solo da un punto di vista etico, ma come uno dei principali indicatori di rendimenti futuri. Gli investitori in mercati privati, rappresentando spesso una partecipazione molto qualificata nelle aziende che vanno ad acquisire, in questo senso hanno una ben più forte possibilità di stimolare il cambiamento in azienda, rispetto ad investitori in mercati pubblici che rappresentano solitamente una piccola percentuale del capitale. L’auspicio è che il mercato e il legislatore favoriscano un accesso più agevole del risparmio privato a questo tipo di iniziative, agendo sia in chiave di educazione ma anche di processi operativi, come ad esempio allentando i vincoli stringenti di profilatura dei clienti del sistema bancario per accedere a questi strumenti”.