Private banking a gonfie vele. Lo dice il Private Banking Index di Liuc e Banca Generali

9 Agosto 2022, di Mariangela Tessa

Ancora una conferma sullo stato di buona salute del private banking nel 2021 arriva dal Private Banking Index (PB-I) dell’Osservatorio promosso dall’Università Liuc e da Banca Generali, che dipinge un anno decisamente positivo per il settore, nonostante l’impatto negativo della pandemia, ma anche dalle prime avvisaglie delle problematiche connesse ai costi delle fonti energetiche. L’indice, lanciato nel 2016 con un valore di 100 punti base in riferimento all’anno 2015, ha registrato un valore di 133,53 punti base nel 2021, contro i 125,42 punti base del 2020.

“Il Private Banking Index (PB-I) restituisce un 2021 di estrema soddisfazione per il settore, con un incremento di oltre 33 punti base rispetto all’anno zero (2015, con valore 100) e di circa 8 punti base avendo quale termine di paragone il 2020 (attestatosi a 125,42). Il trend intrapreso dal comparto è indubbiamente volto allo sviluppo e alla crescita (l’indicatore presenta ormai una tendenza quinquennale espansiva), con intensità più che soddisfacente anche nel corso dell’ultimo anno, se si tiene conto delle difficoltà e tortuosità che hanno continuato a colpire i Paesi a livello mondiale” dicono da Banca Generali, aggiungendo che l’attività di studio dell’Osservatorio, avviata da oltre cinque anni e finalizzata ad approfondire le principali dinamiche del settore, ha da sempre posto l’accento sull’estrema complessità dell’industria del private banking, caratterizzata da numerose variabili in grado di costituire determinanti fondamentali per comprenderne appieno l’andamento.

Le variabili chiave

Per questo, l’Osservatorio promosso da Liuc e Banca Generali, quest’anno in collaborazione con BNY Mellon e Capital Group, ha condotto, tra gli altri, un’attività di ricerca volta alla costruzione di un indicatore in grado di rappresentare in maniera efficace l’evoluzione dello stato di salute del settore. Gli studi intrapresi, finalizzati all’individuazione delle possibili aree di influenza in grado di esercitare un impatto sul comparto del private banking, hanno portato a identificare tre componenti rilevanti, a loro volta declinabili in una serie di variabili determinanti:

  1. l’andamento del settore del private banking, ovvero del mercato in esame (prendendo in considerazione, ad esempio, le masse gestite, la clientela potenziale e i prodotti offerti);
  2. l’evoluzione del contesto socio-economico di riferimento, ovvero del nostro Paese (considerando, ad esempio, lo stock di ricchezza delle famiglie italiane, l’andamento del Pil e l’evoluzione della concentrazione del reddito in ambito domestico);
  3. l’andamento dei mercati regolamentati domestici (analizzato attraverso l’andamento del principale Indice di Borsa, nonché di alcuni gruppi di imprese creati ad hoc dall’Osservatorio con riferimento al comparto finanziario in esame e al lusso).

Positivo l’effetto del Pil, ma cruciale la spinta dei servizi offerti

A livello di contesto socio-economico – spiegano da Banca Generali –  l’evoluzione del Pil torna ad offrire un contributo in termini positivi, a fronte di una buona ripresa (+6,6% rispetto al dato Istat del 2020), certamente riconducibile alla ripresa dagli effetti più duri della pandemia. La ricchezza netta delle famiglie italiane non solo rimane stabile, ma anzi registra un buon incremento, di fatto spiegabile con un saldo positivo tra la scelta di non “spendere” a causa delle condizioni di incertezza, da un lato, e il ricorso all’utilizzo dei risparmi nelle situazioni caratterizzate da difficoltà a fronte dalla momentanea assenza di flussi di reddito. Un ulteriore contributo a sostegno del positivo andamento del private banking giunge, inoltre, dall’analisi dell’indice di Gini, che misura la concentrazione del reddito e della ricchezza (all’aumentare della concentrazione, aumentano i patrimoni potenziali private). Le fasi storiche di crisi ed emergenza sono solite, in tal senso, accentuare lo squilibrio tra le diverse fasce della popolazione.

Con riferimento all’industria del private banking – si legge in una nota –  il numero di potenziali clienti (misurato in famiglie private) permane sostanzialmente stabile, pur in crescita per il quinto anno consecutivo (in coerenza con l’aumento dell’Indice di Gini), risultando dunque variabile limitatamente influente, mentre un discreto impatto sull’andamento dell’indicatore giunge dal numero di servizi offerti dagli operatori attivi sul mercato, sempre più alla ricerca di un vantaggio competitivo derivante dalla differenziazione e dalla completezza della propria offerta.

Tale evidenza appare coerente con la crescente rilevanza strategica attribuita ai servizi innovativi di consulenza e di supporto, nonché all’introduzione sul mercato di strumenti alternativi di investimento. Notevole, infine, l’effetto prodotto proprio dalla crescita del peso relativo degli investimenti alternativi sul totale degli investimenti e dall’evoluzione delle masse gestite: il comparto ha superato proprio nel 2021 la soglia “psicologica” di 1.000 miliardi di euro di patrimonio gestito nel nostro Paese. Dunque, se il contesto macroeconomico appare, di fatto, ancora in una fase transitoria, l’impulso più grande alla crescita giunge per il settore proprio dalle dinamiche ad esso interne.