Prezzi fino a -75% dal 2011. In ginocchio colosso carbone Usa

13 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – E’ il principale produttore di carbone al mondo ed è appena ricorso al Chapter 11, ovvero alla procedura per l’amministrazione controllata. E’ Peabody, il colosso americano del carbone, che già a marzo aveva lanciato un allarme, affermando che i prezzi del carbone “depressi in modo sostenuto” la stavano portando sull’orlo della bancarotta. Ora tutti i suoi dipendenti, 8.300 persone, rischiano il licenziamento.

Zavoratta da un debito di $10,1 miliardi, la società ha inoltrato la richiesta del Chapter 11 presentando petizioni per la maggior parte delle sue controllate americane, presso il Tribunale che gestisce i casi di bancarotta di St. Louis.

Le miniere e gli uffici rimarranno operativi per la durata del procedimento di amministrazione controllata.

Peabody ha accusato il tonfo del carbone metallurgico, che è stato di circa -75% dal massimo testato nel 2011. Negli Stati Uniti, la produzione di carbone ha testato il record nel 2008, a 1,17 miliardi di tonnellate, per poi scendere. Secondo l’agenzia Energy Information Administration l’offerta potrebbe crollare ancora, fino a 752,5 milioni nel 2016.

La società dispone di asset per un valore di $11 miliardi, incluse alcune quote in 26 miniere attive negli Stati Uniti e in Australia. Tra gli azionisti che hanno almeno il 5% del capitale, si mettono in evidenza BlackRock e Vanguard Group.

A questo punto, le contrattazioni del titolo (ticker BTU), che ieri hanno chiuso ad appena $2,07, saranno sospese. Due anni fa, il titolo aveva testato un massimo di $299,10, esattamente nel primo trimestre del 2014.